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Te lo spiego io Game Of Thrones

Il binge watching più devastante di sempre mi ha permesso di scoprire la struttura segreta della serie e, probabilmente, capire anche come andrà a finire.

Per anni ho fieramente affermato di non aver mai visto neanche un minuto di Game Of Thrones. Era uno spunto di conversazione, una coccarda da tenere al petto, un motivo di distinzione. Poi come è bastato un piccolo momento d’incertezza, una crepa nella diga che è subito crollata. Mi sono chiesto “in fondo perché no?” e qualche minuto dopo ero nel pieno di una delle più devastanti esperienze di binge watching che l’uomo possa immaginare. Ho passato le vacanze di Pasqua a recuperare tutte le puntate della serie guardandole quasi esclusivamente in streaming sul mio cellulare. Questa particolare scelta di visione se da una parte mi ha obbligato a sacrificare qualche diottria mi ha però permesso di non interrompere la visione per nessuna ragione al mondo: appena sveglio, durante i pranzi con nonne e zie e ovviamente seduto nella solitudine del bagno.

Questa visione tardiva e incredibilmente accelerata mi ha permesso di avere un’esperienza di questa serie tv diversa da tanti altri che l’hanno seguita con più regolarità nel corso degli anni e che magari l’hanno rivista in un secondo momento in maniera più unitaria quando però si trattava per loro solo di una seconda visione. Come quando osserviamo diverse foto scattate a breve distanza l’una dall'altra scorrere in rapida successione abbiamo l’illusione che l’immagine fissa si metta in movimento allo stesso modo recuperare tutte e sei le stagioni di GoT mi ha permesso di intravederne la struttura narrativa con grande chiarezza. Uno schema estremamente semplice che vorrei condividere con voi qui di seguito.

La linea su cui si poggiano tutti i personaggi della serie ha ai suoi estremi i due poli opposti del bene e del male. Più si procede da questi poli verso il centro e più l’ambiguità morale dei personaggi coinvolti aumenta. Anche se la serie si fregia di un’enormità di personaggi e comprimari quasi tutti sono figure di passaggio che galleggiano attorno ad una manciata di quelli principali. Questi ultimi sono invariabili nella loro caratterizzazione (per quanto tormentata) e rimangono il vero motore narrativo della serie che gira esclusivamente attorno a loro.

A parte questa manciata di figure di riferimento tutti o quasi gli altri personaggi della serie compiono lo stesso percorso procedendo dall'estremo della linea da cui provengono verso quello opposto. Le figure secondarie inizialmente buone diventano col procedere della serie sempre più cattive e viceversa quelle prima indicate come malvagie poco alla volta finiscono col ravvedersi. Prima di parlare di loro però la nostra analisi deve obbligatoriamente partire dai personaggi principali che sono la spina dorsale di GoT e del nostro schema.

I poli opposti
Non è difficile capire chi simboleggia l’uno e l’altro estremo nel mondo di Game Of Thrones. Da un lato Cersei è il male assoluto dalla prima all'ultima (per ora) stagione. Di lei sappiamo subito che ha una storia d’amore con il fratello (esiste qualcosa di peggio che infrangere il tabù dell’incesto?). Inizia convincendo questo a tentare di assassinare un innocente ragazzo (Bran Stark) e finisce producendo una vera e propria ecatombe in cui massacra parenti, conoscenti, amici e soprattutto nemici. Il suo egoismo la porta a coinvolgere e far morire anche quelli che sono i suoi unici affetti: i figli. Il personaggio di Cersei non ha nessuna variazione durante la serie: parte come diabolico e rimane tale, lei è il diavolo incarnato che -come dice la vulgata- ha l’apparenza di una bella donna tentatrice. Sempre come il diavolo anche Cersei è a più riprese cacciata dal paradiso rappresentato dalla sua terra d’origine (Castel Granito) o dalla fortezza di Approdo del Re a cui può fare ritorno solo dopo aver subito profondissima e pubblica umiliazione.

Dall’altra parte c’è Jon Snow, forse la figura più noiosa di tutta la serie. Jon è il bene, Jon è il santo, Jon non sbaglia nulla delle sue decisioni perché è guidato dalla sua morale. Forse anche per questo qualunque impresa in cui decide di cimentarsi, possiamo essere sicuri, andrà a buon fine. Spesso ad aiutarlo c’è proprio la divina provvidenza (es: La battaglia dei bastardi, l’avventura oltre la Barriera) cosa che una volta compresa toglie gran parte della tensione all'intreccio narrativo. Persino quando è definitivamente fatto fuori eccolo risorgere. A questo punto la metafora cristica è evidente e la sua figura bidimensionale totalmente appiattita all'estremo sinistro della linea. Jon è un personaggio incapace di ambiguità o di altra funzione che non sia quella di essere il punto di riferimento per quanto di buono c’è in tutta la storia.

Gli arbitri
Sempre tra i personaggi principali che fanno da perno a tutto lo svolgimento della serie ma con un’accezione meno definitiva di quelli situati ai poli opposti troviamo i due arbitri della serie. La loro funzione è quella di osservare e influenzare lo svolgimento della trama con una prospettiva interna-esterna di chi rimane ai margini del conflitto ma ne è allo stesso tempo coinvolto. Le loro due figure sono speculari e spesso si ritrovano faccia a faccia in dialoghi che ne dimostrano la natura e le opinioni complementari (come quella riguardo la natura del caos). Petyr Baelish (Ditocorto) e Varys sono identici ma mentre il primo è sbilanciato dal lato dei cattivi il secondo è sin da subito permeabile alla compassione e quindi più vicino alle forze del bene. Se Jon Snow e Cersei sono piatti della bilancia Baelish e Varys sono i pesi che ne possono regolare l’efficacia. Anche le loro figure rimangono invariate nel procedere della storia concedendosi il lusso di quel tanto di ambiguità in più che permette loro di catalizzare gli eventi di una o dell’altra fazione a cui fanno riferimento.

Gli eroi
Non si potrebbe fare errore più grande di pensare a Jon Snow come all'eroe della serie. Lui, l’abbiamo scritto prima, è una figura bidimensionale priva di tensione morale: sa sempre come e cosa fare. Il vero eroe invece essendo il cuore della storia è colui che non ha ancora una personalità ben definita e deve trovarla attraverso mille peripezie che sono il vero scopo dell’intera narrazione. Queste caratteristiche dell’eroe sono quelle che portano lo spettatore ad identificarsi con lui in quanto figura più umana e credibile tra tutte quelle coinvolte nella storia. Sempre in bilico tra il bene e il male, sfaccettato e realistico come i personaggi che siamo abituati a incontrare nella vita di tutti i giorni. In GoT molti personaggi fanno il loro percorso da un lato all'altro della nostra linea con una traiettoria piuttosto prevedibile (ne parleremo poi) ma solo due rimangono vicino al suo centro, intrappolati nel loro tormento interiore e costantemente in bilico tra l’una e l’altra fazione.

Riusciamo ad osservare sin da subito il dissidio morale di Tyrion Lannister: appartiene alla famiglia dei cattivi ma possiede il germe della bontà. Aiuta persone in difficoltà (storpi, puttane, poveri etc) e al tempo stesso uccide suo padre e la sua amante. Il suo non è un percorso dal male verso il bene ma un continuo oscillare tra le due in un’indecisione che ci fa capire come la sorte dell’intera serie dipenda dalla fine che farà l’anima di questo personaggio, se a prevalere in lui sarà il lato oscuro o quello più in luce.

Speculare a lui c’è l’altra unica vera eroina della serie: Daenerys Targaryen. Come Tyrion anche lei ha un’eredità da cui deve affrancarsi: la nobiltà di appartenere alla casata dei draghi, simbolo di potenza e purezza (tralasciando quel matto di suo padre). Così come l’aspetto di Tyrion lo colloca subito in una posizione ben precisa (è un nano, quindi malvagio) che però non gli appartiene anche Daenerys ha una forma, la bionda chioma e la bellezza statuaria, che non rispecchiano il suo carattere incerto. Questa stessa indecisione la accompagnerà dagli inizi per tutto il resto della serie: anche lei come Tyrion finirà per contribuire all'uccisione di un consanguineo (il fratello), anche lei è costantemente in bilico tra la tentazione della santità (liberate gli schiavi! Meno tasse per tutti!) e quella della crudeltà più assoluta (impalate gli schiavisti! Dracarys a manetta!) di volta in volta succube di questo o quel consigliere senza cui a volte sembra non riuscire a trovare una propria opinione.

Il viaggio dei personaggi secondari
Anche se in GoT ci sono decine e decine di personaggi quelli davvero necessari a portare avanti la storia sono soltanto quelli di cui abbiamo parlato qui sopra. Attorno a loro si muove una vera e propria pletora di figure apparentemente imprevedibili ma che a ben vedere intraprendono quasi sempre lo stesso percorso. I buoni diventano cattivi e i cattivi scoprono invece di avere un cuore d’oro. Facciamo qualche esempio: Jaime Lannister parte come incestuoso, sterminatore di re e bambini che col passare delle serie scopre un lato sempre più umano. Prima come fratello, poi come padre (ma questo non salverà i suoi figli) e persino come amante (voglio vederlo a gestire Brienne). Theon Greyjoy all'opposto inizia la sua avventura come buono tra i buoni (gli Stark) per finire poi come traditore e assassino, colpe per cui verrà amaramente punito. Alla stessa maniera Sansa Stark è una ragazza angelicata che imparerà la natura del mondo crudele attorno a lei reagendo di conseguenza. Jorah Mormont è un mercenario senza scrupoli, un ex mercante di schiavi che trova poi la propria salvezza nella fedeltà e nell'amore verso la sua sovrana.

Il meccanismo del viaggio di questi personaggi secondari da una parte all'altra del segmento è così chiaro che a volte avviene persino a coppie e per osmosi. È il caso di Arya Stark e del Mastino che assieme intraprendono un viaggio fisico e interiore che li porta a scambiarsi le rispettive personalità. La prima diventa una spietata assassina e il secondo impara a conoscere le gioe della compagnia umana.

Come finirà Game Of Thrones?
Prendendo per giuste le figure e le funzioni che abbiamo evidenziato fino a questo momento le opzioni riguardo il possibile finale della serie non sono poi tante. Sia Jon Snow che Cersei in quanto personificazioni assolute delle due fazioni in gioco non potranno essere i veri eroi in grado di sopravvivere allo svolgimento degli eventi. I loro personaggi sono l’incarnazione del disequilibrio del mondo di GoT che invece deve essere ristabilito ed è quindi possibile immaginare che entrambi finiranno per annullarsi a vicenda sacrificando la propria vita per cercare di far prevalere la propria fazione in un vicendevole annullamento.

Saranno invece con tutta probabilità gli arbitri Baelish e Varys a fornire “l’oggetto magico” (per dirla come Propp) che permetterà al vero eroe della saga di trionfare. Questo non sarà per forza di cose un oggetto fisico ma potrebbe esistere anche nella forma di un’occasione o una semplice informazione che permetterà la svolta decisiva.

Il fato di Westeros rimane dunque nelle mani degli unici due veri eroi della serie. Saranno Tyrion e Daenerys a dover salvare il mondo dall'invasione degli Estranei che si rivelano un misero espediente narrativo, non a caso vengono introdotti subito nel prologo della prima puntata per poi essere quasi abbandonati fino alle ultime stagioni. Come in tutte le storie quella del salvare il mondo è solo una metafora del salvare se stessi. Il vero obiettivo del nano e della principessa sarà quello di comprendere la propria natura e trovare una soluzione alla propria esistenza. Maturare, uscire dal loro perenne stato di incertezza morale e -incidentalmente- dominare l’universo di Game Of Thrones.