Il disco dei Viito mi ha fatto inca**are

Ma tu guarda se devo rimettermi a bloggare nel 2018. Ciao amici, sono sempre io, il vostro capo! Questo spazio lo userò principalmente per sputare opinioni non richieste su praticamente tutto. Risponderò quindi immediatamente alle vostre domande. Prego, lei con la maglietta verde.
Perché non scrivere su Facebook?
Perché mi fa abbastanza cacare fare il wall of text tra un meme di Di Maio e una foto dello stinco arrosto preso alla sagra del cocomero.
Paolone siamo nel 2018, si fanno le stories su Instagram per queste cose
Lo so, ma ti sembro Camihawke? C’ho la panza e la barba dai su ma chi mi caca.
Ma scusa sei un programmatore che cazzo scrivi su Medium, fatti un sito, almeno su Wordpress
Come direbbero là dove fanno le arancine “mi siddia”. E anche “M’a pó sucari tu e tutta ‘a to famigghia puru”
Bene sciolti i primi dubbi passiamo al nocciolo della questione. Il disco dei Viito.
Sì, ho ascoltato il disco dei Viito e mi ha fatto incazzare come pochi. I Viito, per chi non lo sapesse, sono un duo nato tipo a Pasqua e diventati una realtà abbastanza affermata dell’ambiente underground (che poi al di là di ogni etichetta abusata come indie, ItPop o musica pe’ scopa’ può essere ben riassunta con la saggia definizione del noto critico musicale battifollino Claudio Cheli: “quel troiaio che sento uscire dalle casse della mi’ sorella”). Tra le altre cose, io i Viito li ho pure visti dal vivo al Mengo Fest di Arezzo, a Luglio, descrivendo così la loro performance sul mio profilo Facebook:
La nuova next big thing mi faceva cacare a priori. Basta, non se ne può più, lasciate morire questo filone di emuli di Calcutta, Gazzelle, Canova, basta, il 2017 è finito da 7 mesi. E invece questo mentecatto (ho saputo solo dopo che Viito non era il nome d’arte del frontman ma quello della band NDR) si presenta sul palco con un’arroganza da calci nei denti, una sicurezza alla Tommaso Paradiso e una faccia da schiaffi clamorosa. Sì lo so, sono tutti difetti, ma Viito ha droppato due/tre singoloni che tempo qualche mese avranno sfracelllato i coglioni nelle radio. Sicuro come la morte, il prossim’anno mi odierò leggendo questo giudizio positivo nell’ ”accadde oggi”.
Ed è proprio da questa considerazione che voglio partire per motivare la mia incazzatura: Viito non ha inventato N I E N T E. Ma questo non è un difetto. La musica è tutta rielaborazione, le note sono 7, il Rock è la vera musica e quando c’era lui signora mia i giovani d’oggi escono con il maglione e poi sudano non ci si capisce più niente. Il problema di Viito sta nel suo non cercare assolutamente di nascondere il fatto di essere un’antologia scatologica di tutto quello che è stato prodotto in quel periodo musicale italiano che possiamo chiamare post Calcuttiano.
Viito è Calcutta. E’ Completamente Sold Out dei Thegiornalisti. E’ Gazzelle, che poi è Calcutta, che poi è Viito che sono praticamente uno e trino. Viito non scimmiotta, non declina il verbo come farebbe un Galeffi qualsiasi, Viito estrae quel sound, quei testi e quell’atteggiamento e li schiaffa lungo 10 brani raccrapiccianti dal punto di vista artistico.
Musicalmente, il disco è un tripudio di synthini catchy alla Superbattito (eheh Superbattito -> Troppoforte eheheheh non ci avevo mica pensato), di melodie ultrapop e appiccicosissime che levati, una roba del genere in Italia non si sente in nessun disco di nessun altro cantante in tuta acetata. I testi sono la parte forte del lavoro. Se in uno dei singoli i Viito ci avevano già regalato il binomio sole-cuore, i primi due versi del primissimo brano del disco parte a palla di cannone con un mai banale cuore-amore. Ho urlato di gioia lo giuro.
Rimanendo in ambito testi, io non so bene come prenderla. Viito è letteralmente un progetto creato ad hoc per consentire alle tipe su Instagram di disporre di un ampio catalogo di frasi da associare alle foto in costume. Ragazzi ve lo giuro non c’è altra spiegazione, Troppoforte è il primo disco che rende meglio sotto la foto di un culo che su uno stereo. C’è della roba pazzesca dentro, qua sotto vi sparo delle perle:
Voglio vivisezionare questo nostro cuore
Voglio spargere le ceneri di un nuovo amore
Voglio andare al cimitero e farci un rave
Voglio che tu sia un impero ed io sia un re
Sei bella come Roma
Stronza come Milano
Stasera mi sbronzo
Domani ti amo
E mentre scrollo il mondo su questo regionale
Non riesco a ragionare
Se mi appari te
e la mia preferita:
Quando finirai gli esami
Ce ne andremo lontani
Noi due, un libro e due cani
Lontani dagli schemi umani
Se accendo la tv mi spavento
Di essere in questo universo
Le notizie si fiondano
Mentre se penso a te
Penso che i fiori sbocciano
Bellissimo.
Ora, non sono qui a sindacare sulla qualità, a me piace la merda, mi piace ascoltarne a tutte le ore, assaporarne le sfumature nell’aroma e nella consistenza. Ma questo disco è seriamente il tripudio dello stereotipo, un pout-pourri di luoghi comuni, un video de Le Coliche disponibile in Digipack. C’è l’università. Il Lexotan. Instagram. I riferimenti al calcio. I nomi delle città a cazzo. I riferimenti a Roma. TUTTO. Tutto quello mai apparso in un cd dal 2015 in poi è racchiuso in queste dieci canzoni. E ogni cosa è stata non solo limata, ma proprio azzerata a livello contenutistico. Non c’è spessore, non c’è nemmeno la pretesa di trasmettere del malessere privato tramite la musica. Seriamente, nessuno con più di tredici anni può prendere sul serio una canzone dei Viito. Il problema sta nel fatto che il progetto pare non essere ironico. Nessuno pretende di trovare un senso a un pezzo dei Pop_x perché il loro manifesto artistico (mamma guarda ho parlato di manifesto artistico parlando dei Pop_x!) prevede il rotolarsi sul palco e infilarsi le bacchette nel culo. E ai concerti ci si va per quello (e se al concerto ti stupisci sei anche un po’ coglione). Ma i Viito a quanto pare sono seri nel portare avanti questo tipo di contenuti, che è un po’ la fotocopia di quello che ha fatto Tommaso Paradiso dal 2016 in avanti. Solo che lui, appunto, è Tommaso Paradiso e che gli vuoi dire?
Quindi avete capito perché il disco dei Viito mi ha fatto incazzare.
E invece no perché il vero motivo è che nonostante tutto io sto disco l’ho già ascoltato due volte e non mi scollo più dalla testa VOGLIO BERE TROPPI COCKTAIL CHIAMARTI TROPPE VOLTEEEE AMARTI TROPPO FORTEEEE e questo è il vero motivo per cui sono incazzato: nonostante tutto Troppoforte è praticamente il disco italiano dell’anno. Maledizione.
PS: la tipa in copertina è palesemente Faith di Mirror’s Edge e Troppoforte è una mossa di Pokémon. Il prossimo disco voglio che si chiami Turbosabbia o Falcecannone, madonna che spettacolo.
