Delfini, bufale e altri animali

Ieri tutte le testate nazionali hanno strombazzato a destra e a manca una notizia davvero spiacevole. Un delfino — poi sono diventati due, mi stupisce che non si sia parlato di un intero branco, a un certo punto— sarebbe stato catturato dai bagnanti sulla spiaggia di Santa Teresita, in Argentina. Presi dalla foga del “selfie con delfino”, i perfidi villeggianti li avrebbero fatti morire disidratati, abbandonandoli poi sulla spiaggia. 
Le cose sono invece andate come spiega Butac, e non starò qui a ripeterle.

Il problema a mio avviso ha una duplice natura, cercherò di esporlo al meglio delle mie possibilità.

NUMERO UNO — IL PUBBLICO
Personalmente, cerco di fare un minimo di ricerca quando leggo una notizia che fa nascere in me un dubbio, fosse anche piccolo, ma lavoro 14 ore al giorno e non posso passare il tempo a debunkare Repubblica e Il Fatto Quotidiano. Quella dei delfini me la sono bevuta perché sì, era strana, ma dopo aver visto gente farsi e farsi fare foto con la salma di Padre Pio sullo sfondo, dal genere umano mi aspetto qualsiasi cosa. L’aveva pure pubblicata una lunga lista di testate serie. In breve: il dubbio mi era venuto, ma santo cielo, c’erano persino delle agenzie di mezzo, mi sono voluta fidare. ERRORE. 
Il punto è che siamo — mi ci metto dentro con tutte le scarpe — un’audience terribile che ama i pastoni, le oscenità, i pettegolezzi, i retroscena, lo splatter. Siamo una banda d’idioti con l’accesso a Internet, pericoli pubblici armati di smartphone, ignoranti come capre. Non siamo tutti così, è ovvio, ma molti, troppi, sì. Pensate a quale velocità si diffondono le stronzate sulle scie chimiche e i vaccini, e vi renderete conto che è proprio così. I social media pullulano di condivisioni del “Giomale” o del “Corriere del Corsaro”, tutte prese per vere. C’è chi ancora crede a Lercio.it, che ormai è noto per essere un sito satirico. Se Biante da Priene dovesse scrivere oggi la sua massima sullo stipite dell’ingresso al tempio dell’Oracolo di Delfi, forse cambierebbe versione.

La colpa è nostra, e di nessun altro.

NUMERO DUE — IL GIORNALISMO
Veniamo ai giornalisti. Già, perché siamo oltre la decantata e nota crisi del giornalismo: qui non possiamo fidarci neppure dei quotidiani e dei tg nazionali più importanti. In quest’immagine ci sono Repubblica, La Stampa e Adnkronos, ma ampliandola si trovano anche il Corriere della Sera, il Messaggero, l’Ansa e moltissimi altri.

Viene quindi da chiedersi: le notizie si verificano ancora? Perché una cosa è chiara: non è (dovrebbe essere) compito del pubblico accertare la veridicità di una notizia. Questo è il lavoro dei giornalisti, delle redazioni, e nessuno sembra più curarsene. I risultati sono questi.

L’unica soluzione a cui sono giunta è smettere di condividere link di qualunque testata se non posso controllare se la notizia è vera o meno. Comodo, eh? Non proprio, ma finalmente ho un’idea completa dello stato dell’arte dell’informazione in Italia (un’idea triste, ma tant’è), e di quanto anche una persona mediamente attenta possa cascarci facilmente e completamente in buona fede.

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