Grazie a un amico ho incontrato il T’ai Chi


Da sempre sportiva con la mente attenta a movimenti, respirazione, risultati del corpo, mi sono ritrovata a vedere una lezione di kung fu e a sentire, semplice spettatrice, una forte energia crescere in me.
Da alcuni mesi ho deciso di praticare il T'ai Chi Ch’üan, un'arte marziale cinese di cui conosco ancora ben poco, provo in ogni caso a trasmettere quanto mi sta regalando.
La sera in cui ho indossato per la prima volta la divisa bianca con calze e scarpe nere mi sono sentita un'altra, non perché fosse la prima divisa della mia vita, ma perché mi stavo vestendo secondo un rito.
Per infilare nelle asole i classici bottoni cinesi un piccolo esercizio di pazienza, per annodare la lunga cintura precisione e rapidità. Dovevo essere vestita come tutti i miei compagni, come il Maestro e questa era la prima forma di rispetto che sentivo necessaria.
Fin da piccola ho sempre un po' subìto le varie forme di disciplina: altro da me? incomprensibili? eccessive? mai spiegate?
Nel T'ai Chi Ch'üan la disciplina la si fa propria, è un armonico ordine interno che entra in sintonia col tutto. Ordine e armonia che attraversano il corpo, la mente, lo spirito; forse per questo le regole, anche se puntigliose, paiono naturali.
Cattolica per nascita mi è parso incredibilmente bello che il primo dei tre inchini rivolti ai quadri dei fondatori della Scuola sia dedicato all' Entità Superiore in cui ciascuno crede. Tutti in fila, tutti con la stessa divisa, tutti sincroni ma ognuno libero nella sua fede.
Ciascuna parte del corpo si muove lentamente e con estrema precisione. Ci si concentra su respirazione addominale, postura, rilassatezza delle spalle, pesantezza dei gomiti, posizioni dei piedi … In ogni gesto si punta alla perfezione.
Ognuno impara coi suoi tempi, in ogni caso con concentrazione, impegno e costanza. Per avanzare, tecnica dopo tecnica, si deve necessariamente essere nel qui e ora.
Il Maestro ha a cuore la salute degli allievi e li aiuta a salire i gradini della scuola.
Gli allievi avanzati aiutano gli altri nell'apprendimento delle tecniche.
Emulando il Maestro e gli altri allievi cresce la determinazione, che non resta sul tatami ma esce con ciascuno di noi.
Tutti a ogni lezione si impara, poco o tanto non importa, deve essere giusto. Anche tre soli movimenti nuovi imparati in una sera sono fonte e di soddisfazione e di contentezza.
Si scoprono piuttosto in fretta i propri punti deboli e si impara subito che scoraggiarsi non serve, si continua a lavorare e memorizzare.
Sono certa che questa disciplina cinese dia più serenità ed energia di uno sport, anche di uno sport praticato con grande motivazione e affiatamento coi compagni; non si compete con nessuno, nemmeno coi propri tempi, coi propri muscoli, si sale senza apparire, imparando a respirare la forza vitale dell'universo e col tempo a farla fluire interiormente.

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