D onne che non capiscono le altre donne

Nell’era del low cost in cui un biglietto aereo costa quanto un paio di mutande, abbiamo atteso con ansia questo giorno come fosse il giorno dei giorni. La paura dell’anno mille, la caccia delle streghe, le profezie Maya sulla fine del mondo e i progetti sul prossimo capodanno, a confronto con la fiducia riposta nelle offerte del Black Friday, non sono che nugae -come direbbe Catullo -.

Siamo figli degli oggetti inutili comprati per caso in quel negozio carissimo che vende tutto per le confezioni regalo o in quella minuscola attività in una viuzza del centro che è un po’ antiquariato, un po’ raccolta di cose di cui altri si sono sbarazzati e che però, guarda quanto sono belle. Una cartolina d’epoca di un paesaggio inglese qualunque, un sotto bicchiere che sicuramente mi ricorderà la Scozia quando lo userò bevendo del the. C’è poco da fare, le cose, più sono inutili, più sono belle. Questa cosa dell’inutilità per me è molto importante. Cerco di farci i conti quotidianamente e soprattutto a metà mese, quando non ho più soldi perché ho comprato le luci di Natale da mettere intorno al telo, le candele profumate, la piantina che ho battezzato “Ciuffo”, quella stampa no sense che s’intona con l’arredamento, i jeans e quel maglione caldo che mi renderà felice. È così ed è come una legge divina: non dire di no agli oggetti che senti pronunciano il tuo nome da una vetrina o da un banco del mercato; loro ti hanno scelta e tu non puoi sottrarti a quest’evidenza. Nella mia versione romantica della vita che prevede l’accumulo di cianfrusaglie perché portatrici di un gaudio antico che neanche la vittoria del montepremi della Lotteria Italia potrebbe concedermi, quello che mi capita di pensare è: “vuoi morire triste?”.

In ordine sparso la gioia di un’accumulatrice seriale di sorrisi davanti ad oggetti che sai benissimo essere solamente degli oggetti prevede:

- perdere l’ultimo autobus perché al mercato dell’antiquariato c’era una cesta piena di vecchie pietre che non si sa da dove vengono;

- sorridere davanti a un set di tazzine dalla ceramica pregiata e i decori fatti a mano che nessuno vuole più. [N.B: invertendo l’ordine degli addendi, la somma non cambia].

Questa felicità ad alcuni sembra effimera, ma per me, quando si spengono le luci fredde e grandi della mia camera e si accendono quelle piccole, ogni oggetto sembra che ricambi quel sorriso, in ordine sparso, uno ogni tanto, mi sta dicendo che è felice se io sono felice.

Entrando nel vivo dell’acquisto che fa girare l’economia, ma che è fine a se stesso, prepotentemente prende piede il Black Friday e la week a esso annessa. Nonostante il famigerato venerdì fosse da tradizione incastonato (sì, come un diamante prezioso a formare un anello) tra il giorno del Ringraziamento e il Cyber Monday e, più in generale, con gli acquisti natalizi; quest’anno il “Nero venerdì” è stato preceduto dalle mail di Amazon. Annunciato come una star internazionale al Festival di Sanremo, ha fatto parlare di sé più del futuro pargolo della coppia Fedez — Ferragni. E allora tra l’offerta di una borraccia termica color arcobaleno e quella di un elastico per capelli dalla tenuta incredibile, ho maturato la consapevolezza che posso continuare ad essere felicemente una cliente di oggettistica qualunque fin quando il kindle in offerta m’interesserà meno del libro in offerta. Non fraintendetemi, non rientro nella categoria di persone che annusano i libri, al contrario, non ho mai capito perché la gente lo faccia.

La vera motivazione è che la luce fredda ed esanime dei dispositivi elettronici di ultima generazione mi sembra sorrida meno di una coppia di gemelli a forma di giraffa appartenuti a chissà chi.

Mentre continuo a pensare a quanto siano buffe le leggi che regolano il rapporto tra domanda e offerta, avviene l’illuminazione: è facile essere copie conformi, ma quando sei al mercato, quanto devi sgomitare con la signora a fianco a te che vuole comprare quel maglione di lana per il marito, quello stesso maglione perfetto per la tua camicetta; beh, a quel punto, capisci che l’originalità è un lavoro sporco e faticoso. Ed è qui che imparerai a comportarti come una vera donna, un po’ come quando la mamma ti faceva mettere la gonna e ti diceva di tenere le gambe chiuse. E allora, alla vecchietta che ha in mano quel maglione a zigzag di alpaca delle Ande sudamericane, bello da morire, sulle tonalità del bordeaux, la prima cosa da fare è sorridere.

Stabilire un contatto visivo è una delle cose che nella nostra vita c’hanno insegnato essere importantissime. Ad esempio, nei film in cui la gente vuole uccidere altra gente, vittima e carnefice, si fissano sempre. Alcuni brevi esempi tratti dall’attualità: Rosy Abate e imprenditore locale che si ricorda con precisione a chi ha venduto le graffette da cucitrice qualche giorno prima e a che ora, Ciro di Marzio e Pietro Savastano quando il primo minaccia il secondo nel cimitero di Secondigliano, Aureliano e Spadino quando le famiglie non c’entrano, ma non pestarmi i piedi fratello se no io li pesto a te, ma per sta volta ti grazio. La lista potrebbe continuare anche sul versante della giustizia e riguardare i commissari di polizia quando iniziano le indagini brancolando nel buio oppure durante gli interrogatori. Nel primo caso di solito dicono cose come: “portami la lista di tutti quelli che vendono porporina in barattoli in zona. Non perdiamo tempo, mettiamoci a lavoro”, ma anche cose più semplici come i tabulati telefonici. Nel caso di interrogatori c’è un pugno sbattuto sul tavolo, una sigaretta accesa e il fumo di essa attraverso la lampada da tavolo che illumina il volto dell’interrogato e quello dell’ispettore, poi l’inquadratura s’allarga: i due si stanno fissando, stanno stabilendo un contatto visivo. È questo che c’insegnano i film d’azione, stabilisci un contatto visivo con il tuo rivale per capire qual è il suo punto debole. Ma non solo, io uomo stabilisco con te — altro uomo — un contatto visivo quando voglio che tu capisca bene quello che sto per dirti.

Questo breve excursus serve per far capire agli uomini che non capiscono le donne e alle donne che non capiscono le altre donne quando fanno shopping che, davanti a una bancarella con tutto a 2 euro, scatta la modalità contatto visivo. Rapportando questa teoria inflazionata dal piccolo e grande schermo alla realtà quotidiana, ho ascoltato tutta una ricetta del risotto alle seppie preparato il giorno prima da una signora che voleva raccontarlo al venditore di maglioncini di cashmere. La signora (che supporremo si chiami Gina) si è dovuta correggere più volte perché ogni tanto dimenticava un passaggio, ma a me questo è servito un sacco. La nostra signora pisana che — altra supposizione — sarà una fan di “La prova del cuoco”, è una donna in pensione a cui piace andare al mercato e quale giorno migliore del sabato? Mentre Gina sta dando consigli culinari al giovane, prima d’inciampare sulla domanda ostica dell’aggiunta della seppia alla fine se a fuoco acceso o spento, una signora la interrompe.

“Che dici? Come mi sta? Ma è caldo? Perché non so se poi ho freddo con questo maglione. Però certo che è bello. No, perché io sono stretta di spalle e poi si vede che è stato fatto a mano”. La signora che ha interrotto Gina è la tipica donna che non vorresti mai incontrare al mercato: ha in mano il capo più bello di tutto il banco, ma è indecisa se comprarlo. Si apre davanti a te un ventaglio di errori e quiproquo dettati dalla voglia che hai di comprare quel maglione bianco e morbido che ti accingi ad accarezzare per attaccare bottone, il resto verrà da sé. Partenza senza errori, sorriso e viso angelico mentre realizzi che:

a) non potresti essere così gentile se avessi il ciclo;

b) stai per ficcarti in un vortice che metterà a dura prova la tua esperienza e i tuoi nervi.

Sorridendole capisci che ti terrà in ostaggio per almeno 10 minuti con le sue incertezze. Con questo tipo di persone, davanti a un capo unico, non servirà a niente essere rassicurante dicendo che secondo te ha fatto un’ottima scelta e che è stata molto fortunata e non potrai neanche dirle che, se lei non dovesse prenderlo, lo compreresti tu quel maglione 100% lana lavorato a formare delle conchiglie e con le rifiniture a mano che neanche la migliore sarta sa fare. Qualunque cosa tu dica a questo esemplare di donna con le Hogan ai piedi, il cappotto costoso e l’indecisione nello spendere € 2,00 (euro due); sarà uno spreco di energie, ma lo capirai tardi e ti schiererai dalla parte di Gina perché lei è anche disposta a tornare a casa e fare assaggiare il risotto alle seppie al venditore. La donna in questione, invece, vorrà accostarsi il maglione a quello che indossa, dimostrarti che è della sua taglia, che le starebbe bene, ma tuttavia non saprà fino alla fine se comprarlo o no. Non farà tutto questo solo con te, ma anche con altre donne e tu devi essere brava a continuare a sorridere, a non perdere di vista il bianco del maglioncino, il suo candore brillante. Solo quando deciderai di non fare troppo pressing, allontanati da lei con eleganza (distanza consigliata q.b.), prendi fiato e continua la tua ricerca della felicità.

Chissà cosa direbbero quelle figure che esaminano il comportamento umano e sanno esattamente incasellarlo in alcune categorie ben definite. Me li immagino raccolti in una tavola rotonda — i più emeriti esperti comportamentali — a sgomitare tra chi per primo vuole dire: “dopo un’attenta analisi la signora non può che soffrire d’insicurezza cronica: insicurezza di sé e paura di quello che gli altri pensano di lei”. Fuori dal cenacolo dei grandi esperti c’è però Gina, la nostra amata Gina, che sta parlando e viene interrotta perché l’esponente insicura del mercato del sabato vuole essere rassicurata dal venditore. È qui che si consuma il miglior colpo di scena, quando ai precedenti si aggiunge l’ennesimo dubbio: “ma non è che poi ho freddo con questo maglione?”. Il titolare, probabilmente per l’esperienza acquisita verso i soggetti che fluttuano intorno alla tua merce per mezz’ora, tenendo stretto in mano un bel capo senza comprarlo e senza permettere a terzi di farlo, le risponde: “Signora, se pensa di avere freddo, compri il cashmere. Oggi è a 10 euro”.

È facile essere dall’altra parte della barricata e poter dire alla signora quello che si vuole, è facile non essere costretti da un capo a sorridere, è facile non voler dire alla signora che se lei non lo vuole lo compri tu quel benedetto maglione ed è facile anche immaginarsi il maglione che perde lucentezza mentre paghi il tuo maglioncino di cashmere che comunque ti piace meno. È facile essere felici al mercato quando c’è Gina che ti coccola con lo scalogno. Cosa mai sarà questo Black Friday a confronto con un’esperienza di vita tale? Quando sarai grande avrai tra i piedi altre signore insicure che vogliono il tuo consenso come i bambini vogliono un giocattolo nuovo e allora, ricordati che Amazon o chi per lui, oltre ad avere i prezzi interi, non sarà comunque in grado di proporti un set spaiato di coltelli degli anni ‘50, funzionanti ed affilati come la lingua biforcuta di una vecchia zitella. Fai caso a tutte le volte che sorridi davanti a una cianfrusaglia, non vorrai mica aspettare il Black Friday per essere felice?

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