Guida intergalattica al buonsenso per un’indignazione consapevole

Oggi per il ciclo “fact-checking: questo sconosciuto” insegnerò come è facile capire se quello che viene letto nei link di Facebook, Twitter, ecc. è una bufala. La procedura è semplice ma lunga da spiegare e vi avrò già annoiato, però imparare a farlo è cosa giusta, se non per voi stessi, almeno fatelo per chi, come me, è stufo di leggere polemiche su notizie “fuffa”.

Applicazione pratica

Occorrente:
- connessione internet
- Google
- conoscenza base lingua italiana
- 4 schede browser
- buonsenso

Procedimento:

In caso di link provenienti da corrieredelmattino.altervista.org (molto diffusi su Facebook), ove si è scelto un nome furbescamente somigliante alla testata ben più autorevole e affidabile, è facile scovare l’inganno perchè un sito che ospita notizie come trovato a Lampedusa un pesce con sembianze umane” si commenta da solo, ma per dovere di cronaca sappiate che almeno il 90% (stima in difetto) delle notizie di questo sito sono buffonate, come recita il disclaimer a fondo pagina (che evidentemente ho letto solo io) : “Giornale del Corriere è un sito satirico e dunque alcuni articoli contenuti in esso sono inventati”, cambiato recentemente e altrettanto furbescamente in “Corriere del Mattino tratta diversi temi di Attualità, Salute, Scienze, Cronaca e talvolta Satira”, la sostanza comunque non cambia.

Per tutte le altre notizie tipo i Rom che hanno contributi dallo Stato per migliaia di Euro, gli immigrati con l’Ebola, decreti legge dei quali nessuno parla perchè in Italia-c’è-la-censura-e-meno-male-che-ci-sono-i-link-di-Facebook, se non ci arriva il vostro buonsenso, ci arriva Google, quindi aprite una nuova scheda del browser e cercate la notizia che avete appena letto.

In questo esercizio ci occuperemo ad esempio del bonus di 80 Euro e l’abolizione degli assegni familiari; ora scegliete fonti se non autorevoli almeno affidabili e la cui vicinanza politica sia mista o del tutto neutra, ne bastano anche solo 2, in questo caso Il Sole 24 Ore con il testo integrale del decreto, Panorama e infine l’approfondimento de Il Fatto Quotidiano; come potete vedere il famoso link degli “80 Euro - 65 Euro” è inesatto e, per ora, solo fantomatico (se ne riparlerà nel 2015) e, soprattutto, assegni familiari e detrazioni per il coniuge a carico non sono la stessa cosa.

Se vi prenderete la briga di fare questo semplice esercizio potrete, finalmente, essere socialmente impegnati e parlare con cognizione di causa.
O semplicemente smettere di credere a tutto quello che leggete.


Dopo aver spiegato la pratica (ed aver già perso il 79% statistico dei lettori) passiamo alla teoria.

Sono tempi nei quali è talmente facile far rimbalzare le notizie che è impossibile non essere informati, solo che stiamo diventando talmente informati che conosciamo tutto e non approfondiamo niente.

La diffusione massiccia dei social network ha favorito l’espansione dell’informazione al punto da far giungere le news sotto al naso di chi non leggerebbe un articolo manco se stesse usando una pagina del Corriere della Sera per accendere il camino. Qui però arriva il paradosso e il rovescio della medaglia: in un articolo di Karl Taro Greenfeld uscito sul New York Times — poi ripreso da Luca Sofri per Il Post — si analizza in sostanza il fatto che quello che leggiamo superficialmente, sulle varie piattaforme social come Twitter o Facebook, per la stragrande maggioranza degli utenti è sufficiente per formare un’opinione (quando va bene) o, talvolta, per diventare addirittura degli esperti (quando va male), il tutto senza nemmeno averne avuto esperienza in prima persona.

Sono fermamente convinta che non sia una questione di ego misurato in base alla quantità di Like o Retweet, per questo bastano le foto di bimbi e gattini; è più una necessità di affermazione sociale basata sull’apparire sempre e comunque persone di un certo spessore anche quando i soli interessi che si hanno sono i bimbi e i gattini (preferenze del tutto rispettabili peraltro).

Brainy is the new sexy insomma, ma abbiamo pensato che ciò fosse possibile saltando tutto il passaggio intermedio, tutto quel processo di acquisizione delle nozioni che separa il vuoto pneumatico da un’appendice bibliografica.

F-shaped pattern, grafico pratico della mappatura dell’attenzione dell’utente sulle pagine web http://www.nngroup.com/articles/f-shaped-pattern-reading-web-content/

Per ottimizzare la composizione dei contenuti, nel 1997 l’informatico danese Jakob Nielsen, pubblicò una ricerca su come si legge sul web, da cui emerse che gli utenti “raramente leggono le pagine parola per parola; fanno piuttosto una scansione generale, prendendo alcune parole o frasi”. La sua fu una ricerca più per analizzare l’aspetto stilistico e funzionale dei contenuti ma è comunque esemplificativa anche in questo tipo di contesto.

Il fenomeno di Twitter è più emblematico proprio perchè vengono concentrati in soli 140 caratteri gli aspetti essenziali di ciò che si sta comunicando e non è richiesta una lettura approfondita per afferrare, quantomeno, l’argomento; basta seguire degli hashtag precisi per avere sott’occhio un quadro generale delle vicende arrivando anche, volendo, ad una presa di posizione, il tutto senza nemmeno essersi addentrati nel merito della questione. Quando venne trasmesso in televisione il film premio Oscar di Paolo Sorrentino, La Grande Bellezza, ad esempio, ci fu un cortocircuito di opinioni tali da farcire anche le conversazioni di quelli che la televisione quella sera nemmeno l’avevano accesa.

Facebook è più fuorviante perchè spesso per diffondere una qualunque notizia si serve di link, video o immagini specifiche, e per attirare l’attenzione nel mare di post condivisi quotidianamente il contenuto è spesso shock e, quasi nella totalità, falso. Alcuni esempi recenti di contenuti virali basati su colossali bufale smascherabili anche da un bambino sono stati: quelli di quella pseudo infezione della pelle rivelatasi un maldestro fotomontaggio di un fiore di loto sulla spalla di una donna; una capra nata con sembianze umane perchè frutto di una relazione sessuale tra pastore e l’animale; e, a giorni alterni, contributi fiscali a pioggia su immigrati, parlamentari e fate turchine. La logica e il buonsenso avrebbero dovuto sussurrare qualche dubbio all’orecchio delle migliaia di utenti che hanno riempito le bacheche di tali palesi sciocchezze, eppure…

È sempre antropologicamente interessante studiare gli effetti che hanno le notizie di portata di massa, ma è scoraggiante constatare quanti caschino nella rete dell’indignazione e dello scandalo architettato goffamente: come si può veramente credere che un DNA umano possa fondersi con un DNA animale?! Da domani tutti a generare minotauri, centauri e sirene (sì, lo so che per qualcuno esistono già ma, ehm.. lasciamo perdere..).

Un fotogramma durante le riprese del video di Lars Klevberg

Negli scorsi giorni testate di tutto il mondo, social network e ogni tipo di media, hanno concentrato l’attenzione sul video di un bambino che durante il conflitto in Siria ha salvato una compagna da un attacco armato. Nelle ultime ore Buzzfeed e BBC News hanno diffuso la notizia che il video sarebbe un fake, creato dal regista norvegese Lars Klevberg per sensibilizzare l’opinione pubblica e i media sul dramma vissuto dai bambini durante i conflitti. È ovvio che nessuno, forse nemmeno i media stessi, senza tale confessione, avrebbero potuto immaginare che le sequenze non fossero autentiche, ma è l’ennesimo esempio di come è facile pilotare le attenzioni e la diffusione delle informazioni, soprattutto se si affrontano temi a forte impatto emotivo.

Quando ero piccola si faceva il gioco del “passaparola”: partiva qualcuno scegliendo una frase e via via si doveva arrivare alla fine del giro e verificare che quella stessa frase fosse circolata intatta; ovviamente c’era sempre qualche simpaticone che interrompeva la catena cambiando la versione iniziale e colorandola con qualche interpretazione personale. Sintesi perfetta dell’informarsi servendosi dei social.