L’arte, illusione esasperata

C’è una grande difficoltà, oggi, a parlare della pittura perché c’è una grande difficoltà a vederla. Questo perché, nella maggioranza dei casi, essa non vuole più essere propriamente guardata, bensì visualmente assorbita, vuole circolare senza lasciare tracce.
La pittura sarebbe, in un certo senso, la forma estetica semplificata dello scambio impossibile.
Tanto che il discorso che meglio ne renderebbe conto sarebbe un discorso in cui non c’è niente da dire. L’equivalente di un oggetto che non è tale.
Ma un oggetto che non è tale non è affatto un niente, è un oggetto che non cessa di assillarvi con la sua immanenza, la sua presenza vuota e immateriale. Tutto il problema è, ai confini del nulla, materializzare quel nulla; ai confini del vuoto, tracciare la filigrana del vuoto; ai confini dell’indifferenza, muoversi in base alle regole misteriose dell’indifferenza.
L’arte non è mai riflesso meccanico delle condizioni positive o negative del mondo, ne è l’illusione esasperata, lo specchio iperbolico. In un mondo votato all’indifferenza, l’arte non può che enfatizzare questa indifferenza. Girare intorno al vuoto dell’immagine, all’oggetto che non è più tale.
Nulla non è
silenzio non è
solitudine non èÈ percezione
di sensi in embrione.
( È forse ?)
Arturo Donadoni
