L’amica cornacchia

Di amicizie ne contava sul palmo della mano. Erano perlopiù vecchie amicizie. Di quelle che conosci da una vita. Di cui sai tutto, e di più. Di quando ha fatto l’amore per la prima volta, lo ha tradito, si è innamorata e ha fumato il suo primo spinello nei bagni della scuola per festeggiare non si bene cosa.

Ognuno ha i suoi amici, ma questa era speciale, di una bruttezza unica. Ora buona educazione insegna a non giudicare dalle apparenze e che dietro il volto da cornacchia si dovrebbe nascondere un animo nobile e gentile. Ma quale nobiltà d’animo la Fabiana era semplicemente una bisbetica senza vocali che millantava versi e profondità tali da annacquare tutti i calici di vino di una festa.

Quel giorno però non le riuscì di decantare nulla perché al suo “Ho seppellito me stessa in una buca” e “ho scavato con mani rugate dalla vita” il pubblico intonò una risata così grossa che a paragone il ruggito di un tuono era ben poca cosa. Allora si trasformò. Il suo naso divenne a punta e le uscì un bernoccolo sopra il sopracciglio destro purulento e pieno di peli. Inveì contro tutto e tutti. Stupidi, non capite niente e cose simili. E il pubblico? Cra-Cra a dismisura. E applausi furono.