“Ti mando in collegio”: la minaccia anni ’80 di una mamma

Non nascondiamo la verità, soprattutto se ci fa sorridere. Molti di quelli della mia età, già svariati anni prima di dover affrontare la leva obbligatoria (che fosse servizio civile o militare, non faceva differenza) dovettero fronteggiare un rischio assai più grande e temibile: il collegio. Già, il fantomatico collegio, che sovente le mamme — vera memoria storica della famiglia di allora — minacciavano ai bambini dell’epoca prospettando loro la madre di tutte le punizioni. Non è dato sapere quale fosse il motivo per una così superba minaccia. Cosa mai avremmo dovuto combinare per patir tale pena? Perché la pena era appunto la prospettiva del collegio, cosa che sì, ci metteva i brividi (almeno alle prime volte) ma che poi — minaccia dopo minaccia — veniva declassata quasi fosse un uragano, alla fine del suo spaventoso passaggio.
Il collegio, per inciso, in quegli anni non andava forse per la maggiore, ma è pur vero che — complice il benessere economico di quegli anni — poteva essere per molti un’opzione non facile ma in ogni caso reale. Un’opzione concreta appunto, non un bluff. Noi siamo un po’ i figli di quell’epoca: l’epoca del regno del terrore del collegio, che forse, di terrificante, magari non aveva nulla se non il fatto di doversi allontanare dalla propria famiglia. Allontanamento che per i maschi sarebbe comunque avvenuto qualche anno più tardi per via appunto della leva obbligatoria.
Oggi i tempi sono cambiati. Al mare, una mamma, con fare intimidatorio (il padre stava sul lettino, inerme) ha minacciato la propria figlia di mandarla al collegio, ed io mi sono sentito il bambino di moltissimi anni fa, quando mia madre (che mai si sarebbe voluta separare da me) mi disse la stessa cosa. In fondo come biasimarla? Era la minaccia estiva per definizione, soprattutto perché le scuole avrebbero aperto da lì a pochi giorni.
Intanto osservo la scena. Poi vedo la bambina, che avrà avuto forse nove-dieci anni, e che — in quanto femmina — con ogni probabilità poteva sentirsene almeno tredici. Nessun timore da parte della piccola. Guardò la mamma con pazienza, ribaltando gli occhi al cielo. Del resto la madre con cos’altro avrebbe mai potuta minacciarla?
Avrebbe potuto dirle “Chiamo la polizia”. Irreale. Le forze dell’ordine — i bambini lo sanno — non hanno mica il tempo libero che avevano i Chips quando andavano in onda su Italia 1. No, anche quello ricorda altri tempi. E allora quale poteva essere la minaccia più terrificante? Il collegio. Ma il collegio costa, la famiglia in questione è numerosa e i redditi del popolo italiano, è noto pure ai muri, non brillano certamente per essere tra i più alti. E poi, se sei un bambino e hai visto Harry Potter, sai anche che l’unico collegio a te noto, è il Castello di Hagwarts, dove — in compagnia di giovani maghi — potresti trascorrere i mesi più belli della tua vita. Praticamente, più che una punizione, nell’immaginario della bambina ecco paventarsi il sogno, e la minaccia all’improvviso vale come sempre il tempo che trova: e anziché trovarsi di fronte ad un vero e proprio rimprovero, ci si sente come quando sei più grande e ti appare sui social una foto di Lamù o come quando in una festa sulla spiaggia ascolti Self Control di Raf. Operazione nostalgia.
Addio collegio quindi. Addio alla minaccia tangibile diventata tanto irreale a tal punto da diventare scherno dei propri genitori. È colpa del tempo che trascorre. Il “ti mando in collegio” è tramontato, il nemico è stato sconfitto. Ciò che resta, alla fine, sono le consuete grida delle mamme, che — a fine giornata — arrivano puntuali quando bisogna andarsene via e abbandonare i giochi. La cena è alle porte. Ecco quindi una cosa che non passerà mai di moda, e che — a taluni di noi — fa sorridere aggiungendo quel pizzico di nostalgia.
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