Requiem for a dream, part #7

Tutto quello che ricordo sono i mormorii, il sussurrare che proviene dalle cavità organiche giù sotto incastonate da una manciata di muscoli, una copertura di pelle candida, immacolata pelle dell’estremo Nord. Le parole sommesse si fanno strada nell’aria e scivolano nelle mie orecchie provocando scariche elettriche che si uniscono ai brividi del contatto corporeo.
Ogni carezza mi uccide.

Lei continua a parlare, le vibrazioni del suono producono una certa sensazione di calore che avvolge l’intera scena, un’immagine ovattata come se avessero applicato qualche sorta di filtro alla pellicola in post-produzione.

Non distinguo una parola, è forse inglese? La logica del risveglio dice che deve esserlo per forza, dato che così è cosà e dato che questo equivale a quello dunque.. ma il suono è indistinto, la sua voce è calma il suo è un mantra senza inizio e senza fine che allontana ogni senso di follia.

Rimaniamo a terra, il mio abbraccio che la cinge sopra la vita, le sue labbra che producono suoni indistinguibili, la sensazione delle sue dita sulle mie mani.
Il colore dei suoi capelli.
I suoi capelli.

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