Enzo Mari designer attraverso Michele Mari scrittore.

Enzo Mari — Milan, 1974 (Public Domain)

Durante un viaggio a Firenze, lo scorso Natale, siamo passati alla libreria indipendente Todo Modo, e pagando alla cassa per un libro illustrato di Iela Mari, ho scambiato due parole con la libraia sul marito di Iela, Enzo Mari, e di quanto apprezzassi il suo lavoro. “Dovresti leggere Leggenda Privata di Michele Mari” mi ha detto, “è il suo libro migliore” e poi ha aggiunto “suo padre Enzo è una carogna”.

Incuriosito di sapere di un nuovo Mari scrittore e di conoscere un lato di Enzo di cui non sapevo nulla, dopo qualche ricerca ho preso il libro. E l’ho adorato. Michele é uno scrittore pazzesco, con uno stile particolarissimo, e racconta la sua storia personale attraverso un fiume di aneddoti: pescando tra riferimenti popolari, letteratura e invenzioni fantastiche. Ma come ero stato avvertito, Enzo è tutt’alto che una figura positiva nella semi-autobiografia di Michele. L’Enzo Mari descritto dal figlio è si un genio e un lavoratore instancabile, ma soprattutto una persona arrogante e incapace di guardare il mondo con occhi diversi dai suoi; un marito che ha condotto sua moglie Iela ai limiti della depressione; un padre esigente e burbero, il cui affetto verso i propri figli sembra davvero difficile da decifrare.

Cosi, finito il libro, pensando al Mari designer che con Autoprogettazione ha re-immaginato la sua disciplina in uno strumento direttamente al servizio della persone, oltre le usuali mediazioni del mercato o l’industria, penso anche al Mari padre, che al figlio dopo qualche ceffone dice: “non piangere, che tuo nonno con me usava la cinta”. Oppure ho in mente l’uomo iper-razionale e materialista di posizioni Marxiste-Leniniste, per il quale le ambizioni letterarie del figlio sono da “culattina” o tuttalpiù “fri-fri”. Potrei andare avanti e avanti, ma vi rimando al libro per tutti gli episodi che Michele rivela della sua infanzia, a volte comici ma più spesso grotteschi o addirittura drammatici.

Non sono del tutto sicuro di come questa nuova prospettiva abbia cambiato la mia opinione sul lavoro di Enzo Mari. E sicuramente questa non è una situazione insolita. In molte occasioni ci troviamo a dover conciliare le nostre opinioni dell’artista e dell’uomo. E in passato mi sono trovato a reagire in modi diversi. Raramente, ma ammetto di ascoltare qualche album di Burzum, nonostante disprezzi nel modo più assoluto le sue idee e azioni. Ma dopo le accuse rivolte a Michael Gira, non ho più sentito niente degli Swans, fino allora uno dei miei artisti preferiti (forse perché, ad un concerto degli Swans , ho avuto modo di vedere Gira da vicino, e anche dal palco mi ha dato l’impressione di essere uno stronzo arrogante).

Ma probabilmente no, non penso che Leggenda Privata abbia cambiato la mia opinione sull’importanza del lavoro di Enzo Mari. Ma forse quella mia intenzione, sempre posticipata, di finalmente costruirmi da solo il suo iconico tavolo di Autoprogettazione, forse adesso ci ho ripensato.