Smettiamola di dare la colpa alle donne

La mia risposta agli articoli di Renato Farina e Vittorio Feltri su Libero.

Premetto che non è mia intenzione difendere Asia Argento. Non la conosco e personalmente come attrice non mi è mai piaciuta. Come lei, in seguito all’articolo del New York Times su Harvey Weinstein, molte donne si sono fatte avanti raccontando le molestie per cui il produttore americano si è reso tristemente famoso. Tutte le accuse verranno prese in considerazione e si vedrà per cosa e come Weinstein verrà condannato.

Quello che mi ha spinta a mettermi a scrivere, oggi, è il modo in cui in Italia questa storia sia stata rigirata: mentre il mondo si indigna di fronte ad un molestatore seriale, il nostro Paese cosa fa? Se la prende con le donne che lo accusano.

Pur abitando a Londra e facendo del mio meglio per ignorare le varie polemiche che si susseguono nel nostro Paese, non ho purtroppo potuto evitare d’imbattermi nei due articoli di Libero che hanno attaccato Asia Argento. Mi rifiuto di riportare i link a tale spazzatura, ma mi riferisco all’articolo di Renato Farina — dall’elegantissimo e forbito titolo “Prima la danno poi frignano e fingono di pentirsi” — e all’altrettanto raffinato pezzo di Feltri: “Vittorio Feltri risponde ad Asia Argento: Fa il dito a noi ma disse di sì al vecchio porco di Hollywood”.

Li ho letti. E mi hanno fatto ribollire il sangue.

Nel mio piccolo, da italiana e da donna, ho sentito di dover rispondere. Ho sentito il dovere di controbattere le affermazioni di questi “giornalisti”, perché promuovono una visione della donna che è pericolosa e nociva — per le donne e quindi anche per il futuro del nostro Paese.

Partiamo dal linguaggio che usa Feltri per descrivere Weinstein: “boss”, “signore”, “potente produttore”, “orco”, “vecchio porco”, “sporcaccione”. Quando Feltri non usa termini positivi per riferirsi a Weinstein, la sua scelta di aggettivi negativi ricade su termini che lo fanno sembrare innocuo, un povero vecchio vittima dei suoi istinti.

E Asia Argento, invece, che fino a prova contraria in questa storia è la vittima, come viene dipinta? Come una prostituta. “Cedere alle avance del boss è prostituzione” — scrive Feltri citando il collega Farina — “All’epoca dei fatti la figlia di Dario aveva 21 anni, età in cui poteva votare essendo maggiorenne. Il che significa che era responsabile delle sue azioni. Al cento per cento.”

Eh certo. A 21 anni puoi votare e automaticamente sei responsabile di tutto quello che ti capita, anche delle molestie sessuali che subisci. Peccato che a Feltri sfugga che, all’epoca dei fatti, Weinstein di anni ne avesse 44: età in cui poteva votare essendo maggiorenne. Il che significa che era responsabile delle sue azioni. Al cento per cento. Il che significa — aggiungo io — che era pienamente consapevole della sua posizione di potere, pienamente consapevole che quello che faceva erano molestie sessuali.

“Ma prima di condannare Weinstein, è meglio aspettare [che] venga processato e siano chiarite le sue eventuali colpe. La presunzione di innocenza vale per chiunque.” — dice Feltri.

Per chiunque, a quanto pare, tranne che per Asia Argento, che Feltri non esita a definire “una che la dà via per strappare un favore”, descrivendola come una donna vendicativa dalla “moralità poco solida”.

Insomma, aspettiamo a puntare il dito e a condannare un uomo con oltre 20 accuse di molestia sessuale a suo carico, ma non esitiamo un secondo a mettere alla gogna una delle donne che lo accusano di violenza.

L’orrendo articolo di Feltri è un classico esempio di victim blaming, quell’assurdo fenomeno — che curiosamente sembra verificarsi solo nei casi di violenza sulle donne — per cui la colpa passa dall’aggressore all’aggredito. Colui che viene accusato di molestia è innocente fino a prova contraria, mentre colei che si dichiara vittima di molestia è colpevole da subito: colpevole di non essersi ribellata, colpevole per il modo in cui era vestita, colpevole di essersi trovata in quella situazione.

Ma stiamo scherzando?

Feltri va addirittura oltre. In una strana e raccapricciante visione fiabesca della realtà, fatta di orchi ed energumeni con la bava alla bocca, contrappone le donne che hanno subito molestie da parte di Weinstein a quelle che sono le vere vittime: “donne a cui non è data alcuna facoltà di scelta e sono abusate, prese con la forza, poi gettate in strada quali stracci”, “povere donne brutalizzate da energumeni con la bava alla bocca e totalmente disarmate dinanzi ai muscoli e alla prepotenza di veri delinquenti”.

In pratica, per Feltri, l’unica donna che ha il diritto di chiamarsi vittima è quella che è fisicamente inferiore al suo aggressore e quindi palesemente impotente nel subire la violenza. Insomma la violenza sulle donne si riduce a una questione di muscoli, e se l’assalitore non è un “vero delinquente” grosso come un armadio ma solo un bavoso produttore hollywoodiano allora tutto a posto, e non osare fare la vittima. La colpa non è dell’uomo che ti assale e approfitta della sua posizione di potere per fare di te quello che vuole, la colpa è tua perché non ti sei saputa difendere: “Fa ridere che una giovanotta di 21 anni non sia stata in grado di respingere le bramosie di un vecchio porco.”

Un uomo di 44 anni molesta sessualmente una ragazza di 21 e “fa ridere” che questa non sia stata in grado di respingerlo?

Io non ci trovo niente da ridere, caro Feltri. E scommetto che nessuna delle donne che è stata vittima di violenza o di molestie sessuali trovi divertente la sua affermazione. Quindi se qui c’è qualcuno che offende le donne, quel qualcuno non è certo Asia Argento.

Lei e il suo collega Farina avreste potuto usare il caso Weinstein per affrontare il problema delle molestie sessuali sul lavoro, per interrogarvi su cosa potrebbero fare gli uomini per contrastare questo fenomeno. Avreste potuto prestare la vostra voce e la vostra influenza per mettere in discussione una cultura in cui, come scrive Farina, “il ricatto sessuale è il lasciapassare per le carriere femminili”. Invece avete preferito rimanere al sicuro, nel solco della tradizione maschilista tipica del nostro Paese, e — dall’alto della vostra posizione privilegiata di uomini — avete scelto di diffamare le donne e farne una questione di moralità femminile. Quando invece si tratta, indiscutibilmente, dell’ennesimo caso di immoralità maschile.

Vergogna.

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