Su Linkedin dovrebbero abitare solo i curiosi

La crisi ha rivoluzionato il mondo dei social, non c’è dubbio.
Fino a qualche anno fa, Linkedin era solo in Inglese e questo aiutava tantissimo a filtrare gli utenti, permettendo solo ad alcuni una facile interazione con lo strumento, che infatti veniva usato e non abusato.

Era un piacere avere fra i propri contatti profili professionali davvero qualificati e Persone con cui scambiarsi impressioni e commenti in maniera gratuita ed intelligente. Non c’erano proprio tutti su Linkedin, e qualcuno dovevi ancora andartelo a cercare facendoti filtrare dalla segretaria.

Lo strumento metteva anche un po’ soggezione. “Chissà chi potrebbe vedermi dall’altra parte del mondo. Meglio darsi una pettinata”. E infatti, non solo le descrizioni, ma anche le foto che venivano pubblicate erano serie, pulite, decorosamente professionali.

Un po’ le esigenze di ricollocamento, un po’ la facilità di approccio, è innegabile che l’effetto Facebook sia arrivato anche qui.

La mia bacheca è piena di “giochi di intelligenza” a cui rispondere, pipponi mentali di psicologi e coach dell’ultima ora, promozioni a eventi e pubblicità di sconosciute società di servizi che confondono il marketing con le marchette, associazioni di categoria bollite a cui hanno suggerito di usare i soscialnetuo’c.

Ma quello che più mi infastidisce sono coloro — manager di azienda o ex manager d’azienda — che intravedono nella tua Rete un’occasione di autopromozione che, ahimè per loro, inevitabilmente non funzionerà. Credendo di tuffarsi a pesce in una banca dati selezionata pronta a raccogliere candidature e proposte commerciali, aderiscono ai gruppi senza mai partecipare ad una discussione, senza mai presentarsi ad un incontro di networking, senza mai scrivere un post che metta in luce le proprie competenze e li aiuti a descriversi in maniera neutra agli altri professionisti.

E dopo un po’, ecco che arrivano le richieste di disiscrizione. Quella newsletter dove ti racconto come sta procedendo il gruppo, o quel post in cui ti si invita ad ascoltare le esperienze di altri professionisti, sono in effetti un fastidio, per chi, poco curioso di natura, amante della stasi aziendale e dei processi sempre uguali a sé stessi, leader del cambiamento (degli altri), non ha interesse a confrontarsi “ e men che meno “perdere tempo” a quei noiosi appuntamenti all’interno delle aziende, dove altri manager raccontano e si raccontano.

Inevitabilmente, un giorno arriva una lettera sulla scrivania. Non sei più interessante per la tua azienda. Scaldare quella poltrona non serve a nulla se non porti nuove idee e valore aggiunto, vieni ringraziato e spesato di tutto.

E il peggio che può succedere è che non hai costituito un minimo di rete, non hai una sola idea nuova per la testa, non hai un contatto reale a cui rivolgerti e quello che rimane è iscriversi a Linkedin e iniziare a disturbare tutti coloro che possono in qualche modo esserti utili. Virtualmente. O farti spolpare dai consulenti di carriera (ce ne sono tanti li, su Linkedin).

E il ciclo si ripete.

One clap, two clap, three clap, forty?

By clapping more or less, you can signal to us which stories really stand out.