Denti (cap 4)

Riempie bicchiere da boccia d’acqua potabile. All’interno galleggiano un centinaio di cicche Marlboro a metà, intere, quasi intere, terminate. Acqua putrida. Acqua gialla. Riempie bicchiere. All’orlo. Capa. Offre bicchiere a monsieur Stupidì. Bevi, intima lei. Lui resta di stucco. Pesce lesso. Lei va a sedersi dietro scrivania. Prende sigaretta e l’accende. Rotea testa facendo nuvole circolari di fumo. Capo indiano e segnali di fumo. Bevi! Lui sorseggia. Lei non batte ciglio. Certo non ride. Si alza va alla finestra e fissa il mondo sottostante. Black salta come una molla silenzioso come un elefante. Corre e sbatte su quadri raffiguranti paesaggi marci. Passatissimi. Si rompe alla testa. Casino bordello infernale d’inferno. Raggiunge un vaso. Versa contenuto giallo del bicchiere di plastica. Il fiore si secca all’istante. Poi riprende vigore. Giovane e forte. Sali minerali. Torna sbattendo ginocchia su pianelle piastrelle aeree. Lei non si accorge di un nulla. Fissa mondo circostante. Sottostante. Aspetta che il viso indiano piedi gialli risponda ai suoi segnali di fumo di viso pallido. Nulla. Zero. Solo una fabbrica di copertoni in fiamme. Si rigira. Si siede. Ah monsieur Stupidì. Già bevuto tutto? Squisito. Infinitamente squisito. Ha ancora sete?

Mi pare logico che lei sia un fesso, o Stupidotto (vocativo).

Fesso, ecco la parola esatta. Fesso. Per non dire diversamente stupido, caro Stupidì.

Facciamo il punto del dialogo tutto. Viene nel suo ufficio una puttana qualunque. Le dice cip e ciop. Fa la smorfiosa. Scopre un ginocchio qualunque e lei seduta stante pende dalle sue carnose labbra da puttana. Perde la testa. Giusto? … Oh, scusi, ho sbagliato. E non capita spesso. Lo sbagliare. Lo sbagliare intendo. Non ricordo se lei una testa la possiede.

Estrae dal cassetto del comò una canna da pesca allungabile telescopica terminante con un punzone ardente. Con gesto sicuro e veloce fa scattare sistema allungante. Parte l’analisi. Sostenuta da ipotesi. Tizzone punzone ardente finisce a cavar occhio Stupidì. Occhio sinistro.

AHHH (urla di dolore)

Ah sì ok (con molta calma serafica Capa). Una testa la possiede. E anche con occhi annessi e connessi. È stabilito. Mi scusi sa. Son poco miope. Dovevo controllare. Controllare meglio intendo. In maniera analitica.

Occhio carbonizzato duro indurito Stupidì cade da orbita e rotola su scrivania come biglia. Un occhio sì. Un occhio no. Orbita vuota.

Beh è stato constatato con arguzia che una testa la possiede. Io do sempre a Cesare quel che è di Cesare. Complimenti. Deve esserne tanto orgoglioso immagino. Ma non è detto che poi questa testa sia pure piena… Capa pensa. Pensa. Apre cassetto del comodino tascabile. Non possiede tra suo magico armamentario strumento strumentale strumentoso capace di analizzare interno pieno o vuoto testa Stupidì. Lo nota con amarezza. Triste. Beh assenza logistica materiale sospende analisi approfondita caro Stupidì, dice Capa. Se ne vada.

Black, rintronato, fa per uscire. Gira maniglia. Aspetti, monsieur Black Stupidì, dice Capa.

“Il suo occhio”. Non vorrà lasciarlo qua? Siam grandetti per giocare colle biglie, qua.

Esce.

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