time.rec

Domenica sono stato in studio a suonare (contrariamente a quanto mi succede di solito: disegnare, ridisegnare, realizzare studi e poi, quando son finiti, scomparire).
Ci sono stato perché cercavano un sax che però non suonasse troppo da jazzista rompicoglioni, volevano un rompicoglioni diverso, e allora Davide ha fatto il mio nome…
[Mi sono studiato un po’ i pezzi ma solo sulla chitarra, per capire un po’ gli accordi e la struttura, poi mi sono letto le indicazioni di Lester, il cantante. Ma nient'altro. Non provare per nulla mi metteva addosso una bella e strana ansia, quell’irrequietezza che ha ogni marinaio quando parte per un viaggio: conosce la barca, il mare, il vento, ma alla fine non sa nulla.]
Così mi sono trovato nel vocal (sax) booth dello studio di Davide e ho cominciato a strimpellare sulla canzone.
Poi pian pianino il motore si è scaldato. Dalla regia, Davide e Lester mi chiedevano di prendere una direzione piuttosto che un’altra. Alla fine il primo pezzo c’era e il clima era bello.
Ma a dire il vero volevo scrivere, fin dall’inizio, di un’altra cosa.
Volevo dire a tutti di provare a registrarvi. E anche se non suonate uno strumento va bene anche la vostra voce, anche solo un messaggio su whatsapp.
E poi riascoltatevi.
(Il bello di questi tempi così stranamente moderni è che possiamo congelare il passato e riproporlo nel presente. E’ una cosa quasi inconcepibile se ci pensiamo…)
L’esperienza è incredibile ogni volta. Perché è come vedere se stessi da dietro, e un po’ sopra.
La cosa interessante è che tutti gli errori o le imprecisioni che facciamo sono legati ai nostri difetti, sono la loro ombra in un certo senso, gli stessi difetti che ci portiamo dietro nella vita di tutti i giorni, e che spesso non reputiamo tali o che addirittura confondiamo per delle qualità.
Invece nell’atto del riascolto della propria voce (sia essa proprio la voce, o uno strumento, che deve sempre essere proseguimento di quel che siamo) noi diventiamo altri, e l’altra parte di noi che ascolta è istantaneamente un po’ più oggettiva, oltre che spietata.
E’ come accendere il neon viola nel buio, di colpo vediamo quello che era davanti ai nostri occhi ma che niente, non si voleva o poteva vedere.
Nel tempo questa lezione diventa sempre più fine.
Ricordo che la prima volta che ho riascoltato il mio sax dentro un provino, mi veniva da vomitare, mi sentivo una merda immensa (in realtà lo ero veramente). Ma questo mi ha permesso di lavorare tantissimo sul suono, sulla dinamica, sulle pause, sul cosa dire e cosa no.
20 secondi di ascolto ti possono cambiare la vita.
Ieri mentre mi riascoltavo ho capito tante di cose di me di adesso, semplicemente nel come non entravo con la giusta energia nella prima nota, o come non tenevo il tuning nel restante solo, o come non fossi abbastanza preciso in quella sequenza… se non ci si giudica, ma si ha il coraggio di osservare, appare tutto chiarissimo e in un certo senso anche scioccante… suoni, ti risenti, e quel risentire sembra così del tutto diverso da quel che hai suonato 10 secondi prima. Eppure ero proprio io (o uno dei).
E in un pomeriggio di una domenica, ritrovi te stesso, in un certo senso fai la conoscenza, anche se sempre parziale, con una parte di te.
“i più grandi segreti sono quelli spalancati davanti a noi” | Don Delillo | Underworld
