HoloLens: ma che diavolo è questa “mixed reality”?

Francesco Pallotta
Jun 15, 2017 · 5 min read
HoloLens (Microsoft)

Dopo più di sessant’anni dal primo brevetto sulla Virtual Reality e dopo decenni in cui film come Robocop e Minority Report hanno fatto vedere tecnologie di Augmented Reality (futuribili per l’epoca e ormai attuali ai giorni nostri) ancora mi trovo a leggere articoli della “stampa specializzata” in cui si fa confusione tra le due tecnologie.

Come se non bastasse Microsoft, con la sua nuova invenzione chiamata HoloLens, ha introdotto un nuovo termine: “mixed reality”.

Per fare un po’ di chiarezza possiamo dire sinteticamente che mentre la Virtual Reality è una tecnologia che immerge l’utente all’interno di un mondo totalmente a sé stante e del tutto avulso da quello in cui l’utente stesso si trova fisicamente, la Augmented Reality non fa altro che sovrapporre degli elementi virtuali creati digitalmente a ciò che l’utente vede davanti a sé nel mondo reale in cui si trova.

E la Mixed Reality?

In realtà la Mixed Reality non è altro che un modo più appropriato di chiamare la Augmented Reality.

Quando parlo di realtà aumentata le persone che non la conoscono mi chiedono: “aumentata di cosa?”.

Per quelle applicazioni di realtà aumentata che quando guardiamo un oggetto fanno sì che accanto a quell’oggetto compaiano alcune informazioni si potrebbe dire che si tratta di “realtà aumentata di informazioni” ma per quelle che ci fanno comparire un piccolo alieno nel nostro salotto non è molto appropriato parlare di “realtà aumentata di alieni”! Per questo è meglio parlare di Mixed Reality e cioè di una realtà reale mista ad una virtuale. Inoltre, se parliamo di HoloLens con “mixed” la Microsoft intende anche esprimere il fatto che con HoloLens si possono implementare sia esperienze di tipo augmented che di tipo virtual.

In questo momento l’attesa maggiore per il mondo della Mixed Reality è rivolta verso il prodotto della Microsoft chiamato HoloLens. Cerchiamo di capire per grandi linee in cosa consiste.

In HoloLens abbiamo tre forme di interazione con gli oggetti:

Gaze: è il metodo di puntamento. Aiuta a stabilire il punto in cui l’utente sta guardando. Nel mondo reale l’utente guarda nella direzione dell’oggetto che vuole utilizzare e questo viene riprodotto attraverso il gaze. Gli HoloLens utilizzano la posizione e l’orientamento della testa dell’utente e non dei suoi occhi per determinare il vettore del gaze. Si può immaginare come un raggio laser che parte dalla posizione in mezzo agli occhi dell’utente ed esce in direzione frontale. L’applicazione può intercettare questo raggio sia attraverso gli ologrammi che attraverso le maglie dello spatial mapping (la mappatura dell’ambiente circostante) per capire quale oggetto virtuale o reale l’utente stia guardando.

Gesture: le gesture consentono all’utente di interagire con la Mixed Reality attraverso le sue mani. L’input attraverso le gesture consente un’interazione naturale ma in alternativa si può utilizzare un “clicker” che consiste in un dispositivo fisico alternativo alle gesture. Per selezionare un ologramma quindi in generale basta puntarlo con il gaze e cliccarlo con un air-tap (il gesto “in aria” del dito che clicca) della mano o con il clicker.

Voice: Consente di impartire un comando direttamente ad un ologramma senza dover utilizzare gesti. Basta guardare un ologramma e dargli un comando vocale. La voce è particolarmente utile per superare le interfacce complesse perché consente agli utenti di evitare i menu nidificati con un solo comando. L’input vocale è alimentato dallo stesso engine che supporta tutte le altre Windows Universal App.

Grandi sforzi hanno fatto i tecnici della Microsoft per rendere il suono con HoloLens il più realistico possibile ed è per questo che hanno implementato lo spatial sound. Quando un oggetto è fuori dal campo visivo un modo per percepirlo è attraverso il suono. L’engine audio fornisce la componente uditiva della Mixed Reality simulando il suono 3D attraverso l’utilizzo della direzione, della distanza e della simulazione ambientale. L’uso dello spatial sound in un’applicazione permette agli sviluppatori di inserire un suono realistico in uno spazio tridimensionale sferico che circonda l’utente.

La cosa più determinante della Mixed Reality firmata Microsoft è lo spatial mapping che fornisce una dettagliata rappresentazione delle superfici del mondo reale presenti nell’ambiente intorno ad HoloLens. Questo significa che gli ologrammi non sono solo sovrapposti a ciò che l’utente vede intorno a sé ma sono collocati in un punto preciso dello spazio che può essere sul muro, sul soffitto sul pavimento… ecc.

La cosa da non sottovalutare è e sarà il costo: attualmente la Development Edition è acquistabile al prezzo di 3000$ ma ancora non è chiaro quale sarà il prezzo della versione rivolta al pubblico.

In conclusione diciamo che per la mixed reality apparentemente Microsoft ha creato tutti gli ingredienti per fornire agli utenti una miriade di esperienze innovative che sono potenzialmente così tante da essere attualmente difficili da immaginare. Il futuro è qui ma quanto successo questa tecnologia potrà avere è tutto da verificare.

Vediamo che succede…

Francesco Pallotta è un senior software engineer esperto di progettazione e sviluppo software. Lavora nel settore Space & Defence e si occupa tra le altre cose di tecniche di sviluppo di applicazioni per realtà virtuale e aumentata.


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Francesco Pallotta

Written by

Software Engineer. Top 10 rated VR and AR Influencer (NodeXL). Development techniques for virtual reality and augmented reality.

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