Leonardo

Bonucci è il nuovo capitano del Milan.

Non ci credo. Non ci credo perché sono un tifoso della Juventus, un tifoso vero, come voi.

Il tifoso vero è passionale e in momenti come questi soffre tanto e ha bisogno di sfogarsi in qualche modo, perché ancora non ci crede.

C’è chi insulta lui, il leader di tante battaglie e tante vittorie, chiamandolo infame, traditore e mercenario, c’è chi se la prende con la società incapace di gestire la situazione, chi con l’allenatore che ha posto l’aut-aut: “ o me o lui”.

Poi c’è chi rinverdisce i fasti dell’immortale Esopo e la sua Ἀλώπηξ καί σταφυλή ’ricordando che l’uva era ancora acerba e di acini è piena la cantina, c’è chi filosofeggia aggrappandosi a Eraclito e al concetto che tutti i giocatori passano, ma la squadra no, lei sfugge al Pánta rhei, c’è chi si limita ad improvvisarsi novello Gianluca Di Marzio e disegna fanta-mercati che nemmeno a Football Manager o chi, con una laurea in Economia e Commercio ad honorem, esulta per plus-valenze e ammortamenti quasi fossero Scudetti o Champions League.

Poi ci sono i Muhammad Ali da tastiera che affrontano i loro fratelli di tifo come fossero i peggiori avversari rivendicando master in Juventinità e raccontando storie sentite nei corridoi di Vinovo o di Cardiff, che nemmeno su Ustica e Piazza Fontana…

Se siete arrivati fin qui, avrete sicuramente trovato il vostro stile di elaborare questo lutto, anche se non lo volete chiamare così.

La notizia sconvolgente è che siamo semplicemente tutti uguali dentro, siamo uomini e donne, ragazzi e ragazze con una passione grande, enorme per la nostra Juve; tifosi che amano la squadra ma, per la proprietà transitiva, seppur con sfumature diverse, amano anche quelli che vestono la nostra maglia.

Poi un giorno succede che uno di questi, non esattamente uno qualunque peraltro, ci lasci e vada a prendersi la fascia di capitano della squadra avversaria che, magari solo implicitamente, stimiamo di più. 
E fa male, male da morire, anche se a nessuno piace piangere ad un funerale o dire a chi ti ha tradito: “ti amo ancora”.

E allora vale tutto, perché se non avessimo avuto una reazione, qualunque reazione, saremmo degli apatici personaggi che guardano il calcio senza viverne fino in fondo le emozioni più intense che questo sport sa regalare. 
Nel bene e nel male.

P.S. Dal 3 giugno ho visto svanire una Champions, uno straordinario terzino e un immenso leader difensivo, può bastare così… 
Quando torniamo #sulcampo?