Ci sei. Ma dove?
Ci sei. Lo sai, lo senti.
Sai benissimo che la mattina ti alzi per una ragione, ti appendi al lampadario della giornata e cominci a camminare dopo il primo caffé.
Poi arriva il secondo, il terzo, il quarto. Ogni tanto odi così tanto il tuo fegato che ingolli anche il quinto. E senti il formicolio sotto la pelle, la rabbia che monta per qualsiasi cosa possa passarti davanti agli occhi, anche la più stupida.
Ci sei. Oh, eccome se ci sei. La testa corre e le mani pure. Sai benissimo che ci sei, ed hai i piedi per terra. I piedi, sì, perché la tua testa è dispersa in un caleidoscopio di dimensioni diverse: se e ma che affollano la testa, occasioni future — perchè il passato non ti piace — che sembrano martellarti la testa con violenza. E lo fanno, non si risparmiano; tutto questo perché tu glielo lasci fare. Ti fai condizionare dalle parole e dai pensieri del momento, ma in cuor tuo sai che finirai sempre lì, a pensare, e forse non farai mai nulla di quell che davvero vuoi.
Ci hai provato mezza volta ed hai fallito, e da quel giorno la usi come scusa per giustificare la voglia assente, scadente, che da sempre ti abbraccia come una madre amorevole, nascondendo le spine più resistenti nel profondo della tua carne.
Ci sei, sicuramente. Ma dove?
Eppure è bello: è bello perché nonostante tutto non la perdi mai, quella maledetta speranza.
Perché lo speri sempre, lo speri ancora. E più vai giù, ma la domanda non cambia.
Dove?