Desiderare

Io ti ho visto.

Senza quell’armatura che ti opprime, senza quella sofferenza che ti soffoca, senza bugie né recriminazioni: ti ho visto.

Sorridevi.

Con quella luce che ho letto solo nei tuoi occhi, con la serenità che avrei voluto -non sai, non sai quanto-, ma che non ho saputo darti: tu sorridevi.

Ma eri solo nella mia testa. Ed ero sola, sola con la mia testa.

Ora le giornate sono cadenzate solo dalle interminabili nottate. Negli sprazzi di lucidità mi vedo cullare la mia solitudine, mentre noto un qualunque particolare che avrei voluto condividere con te.

Non ci sei, non più.

Aspetto l’oblio, la condanna che mi relegherà a vivere nel vago ricordo di una manciata di felicità; laggiù in fondo, persa nel baratro della tua disperazione, nascosta nell’ebbrezza della ricerca di una bellezza che non esiste, che mai esisterà. Che non è mai esistita.

Chissà se sei felice, in questo esatto momento, chissà se stai ridendo. Allora sì, e solo allora, ne sarebbe valsa la pena. Allora sì che avrebbe un senso tutto questo mio desiderare.

Stare qui, sotto le stelle, ad aspettare.