Un non-nulla

Parole.

Non vediamo la luce, vediamo solo l’effetto che che ha sugli oggetti. Sappiamo della sua esistenza solo perché viene riflessa da ciò che incontra sul suo cammino, rendendo visibile ciò che altrimenti non lo sarebbe.

È così che un nulla, illuminato da un nulla, diventa qualcosa.

Lo stesso fanno le parole: di per sé non hanno contenuto, ma se qualcuno le sa ascoltare, esistono. Vivono.

Combinazioni infinite, convenzioni più o meno calzanti, etichette a descrivere pezzi di realtà.

Una mano è pur sempre una mano. E le falangi, i polpastrelli, le unghie. E giù, a scivolare fino al polso.

Eppure non esistono abbastanza parole. Probabilmente perché l’insieme delle parti che compongono il mondo sarebbe denso come l’infinito.

Non è ingiusto che non vi sia un nome preciso per un dito che accarezza una bocca? O per quella parte del collo che vorresti farti baciare fino ad anestetizzarti dalla vita?

E se in “logos” c’è il raccogliere, giorno dopo giorno le parole raduneranno i miei pezzi.

Saranno la luce, illumineranno me.

Un nulla, illuminato da un nulla.

Un non-nulla.