AUTORITRATTO CON LA MORTE

paola magni
Nov 2 · 5 min read

dall’età classica al post-moderno

PAOLA MAGNI INCONTRI UTEM MELEGNANO

ANNO ACCADEMICO 2019–2020

L’origine del ritratto è antichissima ma la nascita dell’autoritratto si colloca intorno al XV secolo (ovvero nel Rinascimento), con l’ emancipazione degli artisti da semplici artefici o artigiani al piano culturale e sociale degli altri operatori intellettuali come poeti, musicisti, letterati e matematici.

La variante dell’autoritratto con la morte o con simboli di morte si colloca invece al XVI secolo dovuta alla crisi religiosa (ed economica e politica) che attraversava l’Europa. L’inquietudine spinge gli artisti ad una riflessione sul significato dell’esistenza e, analogamente, sul ruolo dell’arte e della sua influenza .

Questo genere iconografico svolge diverse funzioni: può essere la conquista , attraverso il dipinto, dell’immortalità , può essere usato in modo scaramantico (quasi un talismano per allontare la Nera Signora)e,infine, ha il compito di far patercipare l’osservatore alla riflessione dell’artista.

Troverà particolare fortuna nel Nord Europa dove l’elaborazione del “memento mori” ,attraverso l’arte, risale dal medioevo.

Il TORMENTO di Michelangelo

Giudizio universale (1535–1541)
Michelangelo

Michelangelo, ad esempio, si autoritrae nel Giudizio Universale della Cappella Sistina nella pelle di San Bartolomeo ed è chiara la sua volontà di presentare se stesso nel ruolo di martire.

Il martirio di San Bartolomeo è stato drammatico: prima lo hanno spellato vivo e poi gli hanno tagliato la testa.

Michelangelo rappresenta il santo risorto con il coltello usato per spellarlo nella mano destra mentre nella mano sinistra tiene la pelle strappata dal suo corpo.
Un medico calabrese, Francesco La Cava, novant’anni fa, ha riconosciuto nel volto deformato della pelle l’autoritratto dell’artista. E questa identificazione è oggi accettata dagli storici dell’arte.

Per alcuni critici la chiave per comprendere perchè Michelangelo abbia voluto ritrarsi nella pelle di S. Bartolomeo sta proprio nell’aspetto del Santo risorto: somiglia infatti allo scrittore e poeta Pietro Aretino, grande nemico di Michelangelo.

Avevano duramente litigato, anche sul ‘Giudizio’. E quindi la scena può significare che l’artista si rappresenta ‘spellato vivo’ dall’Aretino.

Altri, invece, danno una spiegazione più psicologica: Michelangelo è ormai ultrasessantenne e dipinge in quel volto il suo stato d’animo: l’enorme fatica fisica e spirituale necessaria per portare a termine l’opera.

ADOLESCENTE ED ADULTO in Caravaggio

Caravaggio
DAVIDE CON LA TESTA DI GOLIA, 1609–10

Caravaggio nel suo DAVIDE CON LA TESTA di GOLIA del 1609–10 e conservato a Roma nella Galleria BORGHESE, si ritrae due volte:

  • da giovane come Davide
  • da adulto come Golia

La testa di Golia appena staccata dal corpo è di un Caravaggio appena fuggito e condannato a morte in contumacia per aver ucciso un uomo durante una rissa.

Ma il vero gesto simbolico sta nell’altra mano del giovane Davide che dirige la spada verso il suo inguine, sottolineato dall’apertura dei pantaloni.

il giovane Davide è un eroe e libera il suo popolo dalla minaccia del gigante ma, da adulto, innamorandosi della giovane e sposata Betsabea, ne fa uccidere il marito per poterla avere per se.

L’ARTE PER ESSERE IMMORTALE in BOCKLIN

Autoritratto con la Morte che suona il violino,1872
Arnold Böcklin

ARNOLD BOCKLIN nell’ Autoritratto con la morte che suona il violino del 1872 e conservato a Berlino, ci osserva con fermezza senza far trapelare alcun senso di angoscia.

Ricollegandosi alla tradizione nordica del “memento mori”si ritrae con la Nera Signora rappresentata da un scheletro che sta suonando il violino.

Il pittore rappresentandosi al lavoro con tavolozza, colori e pennelli, con il volto concentrato ma non impaurito, confida di trovare l’immortalità nell’arte stessa.

ANGOSCIA in Munch

Edward Munch
AUTORITRATTO ALL’INFERNO,1903

Munch segnato sin da bambino da lutti e sofferenze scriverà : “ Nella casa della mia infanzia abitavano malattia e morte. Non ho mai superato l’infelicità di allora.”

Nell’ Autoritratto all’inferno (1903 ad Oslo al Munch musee) si ritrae vivo fra le fiamme, come un dannato mentre alle sue spalle l’ombra (come in PUBERTA’, del 1895) ingigantisce. Lo sguardo , tuttavia, è fermo (quasi sprezzante) come a voler proclamare agli osservatori il suo dolore (nudo fisicamente e psicologicamente).

L’INELUTTABILITA’ in Schiele

Egon SCHIELE
COLUI CHE VEDE SE STESSO, 1911

In Colui che vede sé stesso(1911, Vienna al Leopold Musem) Schiele si rappresenta con uno scheletro alle spalle sottolineando l’ineluttabilità della morte.

GUARDARE L’ABISSO in Russolo

Luigi Russolo
Autoritratto, 1909

Nel suo Autoritratto con teschi (1909–1910 CIVICA GALLERIA d’ARTE MODERNA, Milano) l’artista è circondato da teschi e ci volge lo sguardo stravolto con la bocca aperta.

Il carattere drammatico dell’immagine e dell’espressione del volto è sottolineato dalla scelta cromatica. I toni caldi dell’ocra diventano via via sempre più cupi sino a confondersi nel nero dell’abito.

TUTTO QUESTO DOLORE in Frida Kahlo

Frida Kahlo, Autoritratto con collana di spine, 1940

Nonostante le piccole dimensioni, Autoritratto con collana di spine è un dipinto carico di simboli di dolore.

Frida si dipinge in una posa frontale, su uno sfondo realizzato con diverse grandi foglie verdi, al collo un colibrì impigliato nella corona di spine che le cinge il collo (il colibrì non può vivere che pochi minuti se non sbatte le ali).

La scimmia rappresenta il figlio tanto desiderato, mentre il gatto nero è la visualizzazione della sofferenza fisica e psicologica.

GLI OCCHI SPECCHI DELL’ANIMA in Escher

Escher Occhio 1946

ESCHER stesso ha spiegato che in tale opera ha voluto rappresentare “ il suo occhio notevolmente ingrandito in uno specchio concavo. La pupilla riflette l’immagine di colui che guida noi tutti” : nella pupilla è chiaramente visibile un teschio, che allude al destino dell’uomo. MEMENTO MORI

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