Il commissariato di via Merulana

La storia de La carezza del ragno si svolge a Roma nel ’56 e Roma regala sfondi e messa in scena a molti dei personaggi e delle vicende

Via Merulana (foto di Paola Rocco)

Il commissariato de La carezza del ragno, dove lavorano Leoncavallo e i suoi, si trova in via Merulana, e a parte gli ovvi rimandi a Gadda ho scelto questa strada perché secondo me è proprio adatta a una storia gialla, è sempre un po’ buia, misteriosa, con tutti quei platani altissimi che intrecciano i rami da un capo all’altro e le fanno da schermo (http://www.edizioniilciliegio.com/scheda-libro/paola-rocco/la-carezza-del-ragno-9788867713790-401907.html).

Quest’inclinazione per il mistero dev’essere stata colta anche dai proprietari d’uno storico negozio della zona, purtroppo chiuso da qualche anno o forse trasformato in qualcos’altro, non mi ricordo o magari nel frattempo ha pure riaperto, chissà. Vendeva oggettistica esoterica e libri di magia a prezzi contenuti, e un po’ come il posto dove lavora Kim Novak in Una strega in Paradiso dava l’idea che l’invisibile, almeno nelle sue manifestazioni più elementari, fosse in fondo accessibile, e anche a buon mercato.

Via Merulana è una strada brulicante di persone e di vita anche perché si snoda dall’austera, luminosa, ordinata nitidezza di piazzale San Giovanni fino al tumulto plurilingue di piazza Vittorio e all’eleganza sinuosa di via Labicana: sospesa insomma tra l’anima borghese, popolana e aristocratica della città e come loro, come sempre a Roma, contaminata e intrecciata un po’ dell’una un po’ dell’altra.

Le stanze del commissariato appartengono a una casa che ho visto molti anni fa, mentre giravo alla ricerca d’un appartamento dove imbastire la mia prima convivenza con quello che era allora il Mio Fidanzato Dei Tempi Dell’Università. L’appartamento non l’ho trovato, il fidanzato grazie al Cielo s’è perso per strada ma mi è rimasto il ricordo di queste stanze vaste e spoglie, con il pavimento di marmo a quadretti bianchi e neri che si trova in molte case romane degli anni Venti e Trenta e le finestre piccole e buie incorniciate dallo spessore dei muri enormi, quasi un metro di davanzale scavato nella parete: impensabili oggi e anche all’epoca probabilmente buoni per preservare stabilità e calore ma scomodi per chiunque non fosse dotato d’una vista a infrarossi, tanto che perfino a giorno inoltrato bisogna accendere la luce.

Il palazzo dove abita il commissario è invece il grande palazzo bianco e grigio pieno di stucchi e balconcini in ferro battuto stile promenade che occupa quasi tutta la parte destra della piazza, prima di girare sempre a destra per via Merulana, appunto. Nel libro sostengo che questa facciata imponente e lustra celi in realtà una sorta di affollatissima casbah a più piani simile alle insulae dell’antica Roma. Non so se sia così, ma questo candido sipario di gesso a me ha sempre dato l’impressione di nascondere qualcosa.

(foto di Gianluca Proni)