Basilica di San Giovanni in Laterano (foto di Paola Rocco)

Il ratto di Proserpina e la carrozza di donna Olimpia

Nel Seicento, la famigerata Olimpia Maidalchini si fece costruire a Roma sfarzose dimore

Nel mio libro La carezza del ragno l’interno della casa editrice, dove Francesca Bentivoglio lavora fino alla sera prima di morire, si trova in una stradina non meglio specificata ma comunque a un passo da piazza Venezia, ed è modellato su quello di diversi palazzi storici della zona. Questa nel Seicento era zona della Pimpaccia, la famigerata Olimpia Maidalchini amica di papi e cardinali che accumulò una fortuna (circa due milioni di scudi dell’epoca) e qui si fece costruire svariate dimore, tutte molto sfarzose, sbattendo fuori il popolino dalle casupole che poi faceva radere al suolo.

Comprensibilmente ai romani la Maidalchini non piaceva, anche perché oltre a essere insopportabilmente arrogante sembra prestasse i soldi a strozzo, facesse insomma l’usuraia, perciò le avevano appioppato questo soprannome dispregiativo e quando morì misero in giro la voce che il suo fantasma, chiuso in una carrozza color dell’inchiostro trainata da quattro cavalli neri — diavoli travestiti, naturalmente — si scaraventasse ogni notte fuori dai cancelli di Villa Pamphili per andarsene all’inferno, passando per via della Lungara e porta San Pancrazio (i romani sono sempre molto precisi riguardo alle strade, sanno che in questa città il minimo scarto dal percorso prestabilito può catapultare in un seducente, labirintico altrove).

Infatti la stradina che si snoda fuori porta San Pancrazio fino al 1914 conservò il nome di via Tiradiavoli, proprio con allusione al ricovero coatto della Pimpaccia nelle dimore infernali.

Di Olimpia Maidalchini e dei suoi intrighi nel Seicento romano e viterbese — la Maidalchini era nata a Viterbo, dove s’era sposata la prima volta fuggendo da un convento di suore, e aveva un gran palazzo anche lì — nonché di un’antagonista della Pimpaccia, la bellissima Isidora, strega e cortigiana, innamorata di papa Urbano VIII Barberini, parla Pasquale Festa Campanile nel suo libro La strega innamorata.

Comunque gli interni della Fenice Libri sono immaginari, ad esempio gli affreschi sul soffitto nello studio di De Robertis, col ratto di Proserpina e la povera Cerere che va in cerca della figlia, non esistono, li ho dipinti così perché mi piaceva l’allusione abbastanza scoperta a Francesca Bentivoglio, pure lei condotta anzitempo all’Orco come le alme d’eroi di cui parla Omero e come la sposa rapita da Ade, appunto.

A Roma però diversi palazzi costruiti nell’Ottocento e ancora fino al 1930 o giù di lì di affreschi ne conservano di belli, sono gli affreschi un po’ ingenui d’un secolo ottimista, con re e regine e divinità dell’Olimpo tutti invariabilmente sovrappeso nei loro manti bianchi e purpurei — non a caso Leoncavallo guardando Proserpina che sul soffitto scappa da Ade pensa a una ragazzona -, le donne bionde o rosse (le immortali fino almeno agli inizi del Novecento non sono mai troppo brune, mi pare, a parte ogni tanto Giunone, omaggio obbligato alla fertilità mediterranea), la pelle di porcellana, fulmini e rose nelle mani paffute, amorini grassocci che gli volano intorno.

Molti furono costruiti dai piemontesi dopo l’unità d’Italia, per ospitare le famiglie d’impiegati e burocrati torinesi che affluivano a Roma per entrare nelle file del neonato apparato statale. In uno che conosco, a piazza Vittorio, c’è un soffitto azzurro con un piccolo Cupido scarmigliato che gioca tra le nuvole. Un colpo di mano del pittore, probabilmente, perché di solito i soggetti scelti e imposti dai severi committenti sabaudi credo fossero le patrie battaglie o i sovrani del nascente Regno d’Italia.

La Fenice invece sta al terzo piano d’un “casermone” che per come l’ho pensato io risale come minimo al Seicento ma evidentemente nel corso dei secoli ha subito svariati ritocchi, tra i quali appunto gli ingenui abbellimenti in puro stile 1890 sul soffitto dello studio di De Robertis (http://www.edizioniilciliegio.com/scheda-libro/paola-rocco/la-carezza-del-ragno-9788867713790-401907.html).

La carezza del ragno (Edizioni Il Ciliegio)
Via Merulana (foto di Paola Rocco)
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