Halloween sta per finire?

Halloween mi ha sempre dato sul cazzo. Come le feste in maschera e il Carnevale in genere, con l’aggravante di essere pure fuori stagione.

Poi è nata mia figlia che, un po’ come tutti bambini, adora travestirsi, e quindi eccomi finito dentro a questa festa con tutte le scarpe.

La cosa strana è che la pagliacciata di Halloween è a tema horror. Che fino ai primi anni ’80 significava scheletri, zucche, streghe, qualche vampiro e un po’ di Frankenstein. Poi la cinematografia horror ha creato mostri paranormali e molto assassini, come il buon vecchio Freddy Krueger o Jason. 30 e passa anni di cinema di genere e l’horror è diventato una cosa molto variegata e ampia, e cruenta: si sa, bisogna alzare l’asticella ogni volta di un po’.

Ecco, quindi, che la festa infantile esce dai suoi confini. Una strega o una mummia erano una cosa semplice da gestire per un bambino. Un vampiro anche e pure l’uomo lupo era facile da comprendere. Ma uno zombi? O un clown che massacra bambini?

All’età di 5 anni mia figlia aveva imparato che gli zombi sono roba da temere: in fondo, se il fratello più grande di un amico ti rincorre muovendosi disconnesso, trascinando una gamba e con le mani in avanti a penzoloni dice “zooooombi”, non ti serve altro da sapere. Tu scappa e basta.

Quindi mia figlia, a meno di 6 anni, non conosceva nulla della morte, della separazione e di come i corpi senza vita vengono sepolti: e tantomeno le avevo raccontato nulla sulla putrefazione della carne e sulla possibilità che “per gioco” i resti marci delle persone morte potessero uscire da sottoterra. Chi ha avuto figli sa che non sarebbe stata una buona idea. Lei, però, sa che è meglio darsela a gambe levate se gli zombi ti rincorrono: vogliono mangiarti il cervello.

Poi è morto il nonno. Una separazione difficile. E qui capii quanto sia difficile per un bambino comprendere il concetto di “mai più”. Di “non si torna indietro”, di “per sempre” e di “separarsi dal corpo”. Ci volle più di qualche spiegazione per farle capire come poteva succedere che il nonno fosse in cielo se il nonno era in cimitero.

Provai a spiegarle che se ti tagli un dito e rimani senza, tu continui a pensare di non essere diverso da prima, a parte il fatto che hai un dito in meno e che conterai fino a 9. Poi le chiesi cosa le sarebbe sembrato se avesse perso tutta una gamba: “sei ancora te stessa o il fatto di avere una gamba in meno ti fa sentire un’altra persona?”. “Sono ancora io”, rispondeva lei. “Vedi? Noi umani siamo gli unici esseri viventi che hanno un corpo e sono il proprio corpo. Siamo il nostro corpo, ma se ne perdiamo dei pezzi sappiamo anche che dentro quei pezzi non ci lasciamo un po’ di noi stessi. Ecco perchè noi possiamo lasciare il nostro corpo quando, da vecchi, questo corpo non funzionerà più. E andremo altrove, dove i corpi non servono”. La curiosità dei bambini è grande e la spiegazione si è dilungata per lunghi tempi. Ma d’altronde nemmeno il Papa sa “esattamente” come va a finire.

Quando ero giovane io, diciamo negli anni 80/90, a Novembre c’erano “i morti”. Con la festività del 1 novembre c’era poco da stare allegri, si onoravano i propri defunti e ci si annoiava per cimiteri. Qualche messa all’aperto col cielo grigio che nemmeno November Rain dei Guns’n’Roses. Si cambiava qualche fiore su tombe di parenti che non avevi mai visto in vita e si sogghignava coi fratelli o i cugini su qualche nome curioso scritto sulle lapidi.

Non c’erano feste stravaganti nei locali, non c’erano i vicinati che impazzivano per questo carnevale horror e non c’era molto da scherzare. Era una festività seria e sommessa. E chi rideva troppo le prendeva pure.

Quando il calendario delle festività era strettamente connesso al calendario liturgico cristiano (che quelle festività aveva generato) le cose non solo avevano un senso, ma il Natale e i Morti non erano solo feste commerciali. “I Morti” erano una festività che divideva in 2 la stagione. Nessuno aveva idee stronze come addobbare l’albero in vetrina o fare volantini di Natale 15 gg prima dei Morti (a metà ottobre, cazzo!). Perché il Natale non viene mai prima dei Morti: tanto vale scartare le uova di Pasqua in spiaggia.

Oggi, dopo essere stato un fan dei romanzi di Stephen King e un appassionato del cinema horror, nonché un assiduo ascoltatore di musica metal, mi sorprendo a fare i “ragionamenti da vecchio”. Il punto è che in una società di crescente agio e sicurezza, come era quella degli anni ‘80, il tema dell’horror funzionava come quella piccola nota di contrasto che generava curiosità. Ma oggi, che si può morire come centinaia di J.F. Kennedy perché un demente spara dalla finestra di un Hotel durante un concerto, oppure perchè un camion entra lanciato sulla folla, oppure qualcuno si fa saltare per aria dove meglio può, quale è il ruolo dell’horror?

Purtroppo però, siamo animali sociali, ci piacciono le tradizioni, soprattutto quelle che generano soldi. Quindi anche quest’anno, faremo la pizza di classe a tema Halloween con le famiglie dei compagni delle elementari. Locale addobbato, bimbi truccati, denti da vampiro e mostricci vari. Mi godrò il sorriso dei bambini che giocano con la paura e si raccontano storie che poi se la fanno sotto appena sono da soli.

Per riscoprire il tema della morte, in maniera seria, dovrò aspettare che, crescendo, mia figlia si lasci alle spalle questa pagliacciata e, forse, torneremo al vero senso del 1 novembre.

Oppure, magari, la festa di Halloween si eliminerà da sola e tutti abbandoneranno questa febbre dell’orrore quando qualche demente travestito da clown salirà agli onori della cronaca per aver ammazzato qualcuno a colpi di motosega: in fondo, visti tutti i video prank su YouTube, se nella notte di Halloween ti compare un assassino nel parcheggio, è facile che sia uno scherzo. Oppure no?