Gli stereotipi fotografici
Martino Pietropoli
172

Severo ma giusto. A tratti forse troppo severo.

“Il fotografo che mette fra sé e il soggetto una macchina e che non guarda a quel soggetto — umano, animale o naturale — ma guarda ad un’immagine mentale e la ricompone secondo un tipo già visto non guarda la realtà e la interpreta e la rimescola creando un nuovo oggetto. Guarda dentro alla propria memoria mentale. Viola la realtà usandola per ricreare un’immagine mentale. E non ci sarebbe niente di male se l’atto del fotografare servisse a tirar fuori dal cervello del fotografo un’immagine mentale, a patto che questa fosse sua e non già vista.”

Ogni autore guarda il mondo prima attraverso le immagini mentali che la sua cultura ha creato, poi reinterpetandole o aggiungendo qualcosa. E’ la normalità dei processi creativi. Sicuramente il 99% delle foto sul web che si assomigliano si sono replicate tra di loro per semplice “imitazione”.

Ma credo che una parte di queste nasce non per imitazione, ma semplicemente pescando dallo stesso bacino di sensazioni ed emozioni che hanno ispirato Caspar David Friedrich: la rappresentazione di stati d’animo e del sublime che i paesaggi della natura creano.

Al pittore l’onore di essere stato il primo.

One clap, two clap, three clap, forty?

By clapping more or less, you can signal to us which stories really stand out.