La normale pazienza, a volte

Mi immetto a piedi, al termine di una camminata, nel rettilineo del parcheggio del cimitero locale (esattamente dal punto in fondo nell’immagine in foto).
Una macchina sta cercando di inserirsi in un parcheggio sulla sinistra in retromarcia (spazio tra due auto nel senso di marcia), facendo una lenta manovra. La macchina dietro, che è esattamente davanti a me, suona per diversi secondi con il clacson. Non sono vicine, non sta evidentemente suonando per un pericolo di vicinanza dei mezzi (l’auto che sta tentando il parcheggio è vari metri avanti e non sta “puntando” in retromarcia verso lei ma verso il posto macchina sulla sinistra) ma per “passare”.
Vedo con la coda dell’occhio alla mia sinistra due vigili urbani in divisa giallo-nera, che smettono di parlare tra loro proprio mentre mi sto chiedendo se quel lungo suono di clacson sia da definire “normale” o quantomeno “civile” . Uno dei due vigili si avvicina lentamente, con le braccia incrociate dietro la schiena, al finestrino lato guidatore dell’auto abbassando testa come a richiamare l’attenzione mentre si sente il rumore dell’abbassamento elettrico dei vetri. Sorrido. Non lo invidio, per quanto possa tenere al rispetto di regole capisco che non si debba saltare di gioia nel provare a spiegare che sollecitare qualcuno a parcheggiare velocemente non è tra gli utilizzi ammessi dell’”avvisatore aucustico” — specialmente se lo fai per diversi secondi in modo prolungato e non con un “colpetto” (che già dalla regola non sarebbe ammesso) — a chi evidentemente non la pensa così. In particolar modo se non sei al parcheggio di un centro commerciale o di un luna park ma a pochissimi metri dall’ingresso di un cimitero, credo.
Cammino arrivando all’altezza del vigile, che in realtà non parla subito ma ascolta evidentemente, annuendo, chi è al di là del vetro oscurato leggermente abbassato per poi ribattere
“Si signora, ma se una persona — anziana — fatica a fare manovra non è che io possa…”.
Sorride leggermente, nel dirlo, e ”stacca”-mette in evidenza la parola “anziana” mentre inchina leggermente la testa con un’espressione del viso come a dirle “si, avevo notato tutto ma lei cosa farebbe?”.
Ri-sorrido con una grande stima per quell’uomo che schivo sulla sinistra per proseguire nel cammino e voltandomi vedo la signora alla guida alla quale stava parlando mettersi la mano sinistra in fronte grattandosela, che potrebbe essere interpretato con un “quanta pazienza ci vuole” ma che oggettivamente potrebbe anche essere “perché mi sono messa in questa situazione”. La macchina davanti a loro rinuncia in quel momento alla manovra sulla sinistra e si inserisce in un più semplice parcheggio a destra di traverso rispetto al precedente più complicato che era appunto tra due auto allineate. Il passaggio è libero,il vigile torna indietro sui passi verso il collega all’incrocio vedendo “risolta” la questione. La signora dietro invece inizia una manovra per mettersi proprio nello stesso parcheggio a sinistra.
Proseguo camminando e arrivato in fondo al rettilineo istintivamente mi giro; anche la macchina di grossa cilindrata della signora ha rinunciato a fare manovra nel provare a inserirsi in quel parcheggio orizzontale e si inserisce in quell’istante, come la precedente… dopo vari secondi nei parcheggi “di traverso” sulla destra dopo diversi secondi di tentativi, esattamente come la precedente se non impiegando qualche secondo di più (il tempo per me di fare tutto il rettilineo del parcheggio a piedi). Stranamente chi era dietro non si è spazientito. Nessun colpo di clacson.
La normale pazienza, a volte.
Buona vita.