La scuola del futuro

Il piano per la scuola digitale è un bel progetto, e lo è per due motivi.

Primo, perché è ben fatto, articolato e pensato secondo una logica che non è solo quella di dispiegare tecnologia dentro la scuola, ma anche e soprattutto quella di fornire un inquadramento e una direzione. Il piano elaborato dalla segreteria tecnica del MIUR (Donatella Solda, Damien Lanfrey e Francesco Luccisano), sotto il raccordo di Alessandro Fusacchia, è spiegato molto bene da Damien sul Sole 24 ore.

Secondo perché un piano come questo si inserisce perfettamente nella più ampia visione di un’Italia digitale, competitiva e creativa, un’obbiettivo centrale dell’azione di questo governo.

Il compito dell’esecutivo sul digitale è complesso e ambizioso ma parte da una certezza: sono pochi i Paesi che possono godere delle avanguardie digitali e delle innovazioni didattiche che in questi anni hanno trovato spazio in Italia.

Per questo il nostro impegno ora è prima di tutto quello di progettare e coordinare un ecosistema digitale competitivo, e di riallineare quelle parti del Paese che sono ancora arretrate. Nel campo della scuola questo significa passare da una scuola digitale a una scuola che produca “un’educazione per l’era digitale”


È opinione comune, per quanto taciuta, che una parte degli italiani, quella più intraprendente, preparata e aperta al suo tempo e al mondo, mandi avanti da sempre il Paese anche per conto degli altri. Lo scopo del creare quell’ecosistema digitale di cui la scuola è parte fondamentale, è dire a questa parte d’Italia che non deve più essere l’eccezione, ma la regola, e le regole in quanto tali vanno estese a tutti.

Una scuola che passi da luogo dove si subisce passivamente il sapere a laboratorio dove si apprendono le competenze abilitanti per la vita, dove il digitale sia uno strumento per agire e non una struttura da subire, senza comprenderla.


Una scuola creatrice di presente e acceleratrice di futuro.


Nelle botteghe dei pittori italiani del Trecento il sapere si trasmetteva dal maestro all’allievo. Era prima di tutto un sapere tecnico su come preparare i colori, su come dipingere sulle diverse superfici, un lavoro che alla fine si concretizzava in quelle opere d’arte che ancora oggi rendono l’Italia un Paese unico al mondo. Il sapere applicato non è una novità nel nostro Paese, è parte di quello che ci ha reso grandi.

Ora si tratta di fondere la nostra fondamentale tradizione teorica con quella, altrettanto importante, pratica e propositiva, e di farlo attraverso un criterio umanista che le valorizzi entrambe, consci che l’era del digitale è l’era in cui il lavoro ripetitivo, a bassa specializzazione e a nessuna creatività, è destinato ad essere automatizzato e questo processo richiederà competenze alte e complesse che la scuola deve fornire.


La scuola è strategica perché formando gli studenti competenti che poi saranno i cittadini di domani, crea una “domanda di futuro”, ovvero di adeguamento digitale dell’amministrazione, dell’editoria, dell’imprenditoria, del mondo della scienza.

Le istituzioni in questo processo vogliono essere degli alleati preziosi.

Abbiamo preparato un piano in 4 punti riuniti sotto un nuovo modo di progettare e pensare il digitale e un unico design thinking.

Il primo punto è Italia Login, il progetto per una cittadinanza digitale che concentrerà tutti i rapporti di cittadini e aziende con la Pubblica Amministrazione all’interno di ecosistema coerente di app, in tutto e per tutto simili a quelle già in uso nella vita di tutti i giorni.

Questo significa, nel caso della scuola, che in un’ interfaccia intuitiva troveremo presenze, orari, comunicazioni didattiche e rendimenti degli studenti.

Il video del Keynote che ho presentato il 30 Ottobre, una slide ogni 4 secondi, 27 slide

Italia login sarà l’interfaccia quotidiana di un piano che abbiamo in mente che prevede altri tre punti fondamentali: lo sviluppo infrastrutturale della banda larga insieme alla razionalizzazione dei data center pubblici, la diffusione di una cultura digitale che permetta al Paese di lasciarsi definitivamente la crisi alle spalle e una serie di provvedimenti che favoriscano l’ecosistema e gli investimenti di grandi dimensioni e lungo periodo nelle start-up.


Ne parleremo il 21 novembre al Digital Day, durante l’Intervento del Presidente del Consiglio, alla Reggia di Venaria: il panorama generale è un vero e proprio Digital Act. Per crescere, competere, liberare energie. E fare dell’Italia, finalmente, un paese ospitale per l’innovazione.

Rispetto a questo piano, a un Digital Act per una Italia semplice e Digitale, la scuola rappresenta il centro pulsante del futuro, le fondamenta su cui costruire un’Italia al passo coi tempi, più ricca, più aperta al mondo, semplicemente, più Italia.