2 Novembre
Faccio parte, ahimè, di quella schiera di persone che non va spesso al cimitero a visitare i propri defunti. Posso accampare scuse, motivi e varie giustificazioni, ciononostante rimane un dato di fatto.
Oggi mi sono recato al cimitero e, tuttavia, non mi sono sentito come quel classico ipocrita che, ad esempio, entra in chiesa una volta all'anno per la S. Messa di Natale, solo per fare presenza (obbligatoria).
Varcando un ingresso secondario, mano nella mano con mia figlia per darle sicurezza e come a voler passare, per osmosi, la mia stessa sensazione di fronte alla serietà, al rispetto ed anche un certo timore che quel luogo incute, ho voluto prendere l’impegno di recarmi con più regolarità. Ho voluto ricordare a mia figlia chi fossero quei volti, stretti in piccole foto in bianco e nero, che abbiamo visto, pregato e commemorato. In qualche modo, trasferendo la mia memoria nella sua, ho ridato vita non ai corpi ma al loro ricordo. I volti dei miei nonni che ho potuto conoscere di persona, sembrano oggi così distanti se penso a come li può percepire mia figlia. Inconsapevolmente, lei mi ha fatto ricordare quando alla sua età, seguivo i miei genitori durante le loro visite al cimitero. Oggi la vedevo uguale a me, curiosa, tenera con la sua mano nella mia, ad ascoltare le mie spiegazioni. Ho ricordato oggi, quella sensazione strana nel leggere cognomi noti o familiari scolpiti sulle lapidi e pensare se possano essere realmente collegati a persone che conosci effettivamente.

Oppure il fascino misterioso e gotico di quelle lapidi impolverate ed abbandonate di morti dimenticati o rimasti senza nessuno che possa ricordarli. Il decadimento della materia umana celata da una polvere nera sulla pietra bianca, che corrode lumini spenti e porta vasi vuoti od occupati da fiori finti oramai stracciati. Una sensazione di abbandono, un silenzioso oblio cristallizzato in una lapide.
Memorie abbandonate come quella di un disperso in guerra durante la Campagna di Russia della Seconda Guerra Mondiale che da piccolo volevo sempre vedere. Una piccola mattonella di marmo bianco una semplice frase che testimoniava il dolore di non aver visto tornare a casa un marito, forse un padre. Ancora oggi, dopo molti anni, mi chiedo cosa abbia attratto la mia attenzione. Sensazioni contrastanti di vita e morte che si rincorrono e si mutano vicendevolmente.
Queste tombe monumentali fanno riflettere sulla caducità della vita, su ciò che di te lascerai a chi verrà dopo, sull'importanza del ricordo e della storia umana.
Paolo_Micheli on Twitter
