Contratto provinciale artigiani: scontro insensato.

Il 28 agosto 2017 FIM, UILM e Associazione Artigiani firmano il rinnovo del contratto provinciale dell’Artigianato Area Meccanica. L’intesa prevede: 190 euro di indennità contrattuale, un aumento salariale mensile fino a 40 euro, l’estensione alle aziende coinvolte in appalti provinciali, fino a 16 ore di PAR aggiuntive, più contributi alla previdenza complementare, diritto alla formazione esteso a tutti i lavoratori e il pagamento di 4 giornate di carenza (ovvero i primi 3 giorni di malattia, non retribuiti nell’artigianato).

La Fiom abbandona il tavolo nelle fasi finali, convocando una conferenza stampa contro un accordo ancora da finalizzare, avviando una battaglia solitaria sulla stampa, negli organismi interni di categoria e confederali e tra i lavoratori, senza contradditorio e arrivando a chiedere in alcune aziende industriali in cui detiene posizioni di maggioranza, di boicottare gli accordi di fornitura di aziende trentine che applicano il contratto. Mettendo a rischio imprese e occupazione locali. Siamo alla follia…

Ma andiamo con ordine.

Il 30 settembre 1996 in Trentino veniva sottoscritto il primo accordo territoriale dell’artigianato, un’intesa moderna con elementi di innovazione contrattuale salariale e normativa, rinnovata il 30 marzo 2001 e da allora dormiente fino alla riapertura nel 2016 (fortemente cercata dalla nostra organizzazione) che porta il 19 settembre 2016 e dopo ben 16 anni di attesa, alla firma del rinnovo per gli oltre 4.000 dipendenti del settore.

Tra i contenuti: premio mensile variabile, nuovi elementi di flessibilità organizzativa e pagamento attraverso un fondo appositamente istituito della cd. “carenza” , ovvero i primi 3 giorni di malattia. E qui nascono i problemi…

A seguito di più attente valutazioni Associazione Artigiani valuta insostenibili i costi complessivi e, a pochi giorni dalla firma, ne da disdetta unilaterale tra lo sconcerto di tutti i sindacati che minacciano ricorsi e cause legali.

Passano i mesi ma nessuna causa viene intentata, nel frattempo Marco Segatta viene eletto alla guida degli artigiani e apre ad una soluzione condivisa. FIM FIOM e UILM, preso atto della disdetta, valutate le concrete alternative e le attuali condizioni negoziali, concordano sulla riapertura unitaria del tavolo rinunciando allo scontro nei tribunali e, con questo spirito, a giugno riprendono il dialogo. Il resto è storia recente e nota.

Con la scelta di combattere un accordo al cui raggiungimento lei stessa ha contribuito, la Fiom decide di radicalizzare il confronto su posizioni intransigenti, irragionevoli e sempre più solitarie. Chiunque abbia letto l’accordo ne ha dato un giudizio positivo nel suo complesso: non solo le parti firmatarie con le rispettive confederazioni Cisl e Uil ma la stessa Cgil, che per nome del suo Segretario Provinciale Franco Ianeselli aveva inizialmente criticato l’intesa, ne ha successivamente riconosciuto il valore impegnandosi nella ricerca di una mediazione, che la Fiom continua però a rifiutare.

Ma il problema più che sul piano dei contenuti, va forse ricercato su quello della cultura sindacale, come dimostra anche il recente rinnovo unitario del contratto nazionale dell’industria metalmeccanica, che anziché premessa di una nuova stagione unitaria, sta paradossalmente diventando motivo di rinnovate tensioni.

La disdetta dell’accordo da parte degli artigiani rappresenta un grave precedente per la credibilità del sistema contrattuale provinciale, ne siamo consapevoli. Ma è proprio per riscattare quella credibilità che abbiamo voluto rilanciare nel dialogo anziché affossare nei tribunali quella trattativa. La Fiom pretende di trascinare le imprese nei tribunali, ma saranno i lavoratori a non seguirla e non lo farebbero nemmeno se chiamati unitariamente. Abbiamo scelto di confrontarci sul piano della qualità e del merito degli impegni più che su questioni di principio, nell’interesse dei lavoratori di un settore poco sindacalizzato e impossibile da rappresentare con gli strumenti tipici della grande impresa.

Rinegoziando l’accordo abbiamo riaffermato il valore della contrattazione come luogo e momento privilegiato di dialogo sociale, per il governo dell’organizzazione del lavoro, della stabilità occupazionale dei lavoratori e delle imprese che li occupano, nel rispetto dei reciproci ruoli, assumendo responsabilità e chiedendo impegni, mettendo al centro i lavoratori. Altri preferiscono fare propaganda, lasciare spazio all’ideologia e alle velleità di protagonismo, strumentalizzando la buonafede male informata e senza contraddittorio dei lavoratori.

Spiegheremo ai lavoratori che la flessibilità produttiva diventa con questo accordo materia di confronto con il sindacato, un Osservatorio di Settore paritetico presidierà la governance delle politiche occupazionali, professionali e formative nelle imprese, aprendo un solco in quel modello partecipativo di relazioni sindacali che tutti invidiano ad altri paesi ma che all’atto pratico non tutti dimostrano di essere in grado di sostenere nelle sue implicazioni concrete.

Se in nome dei principi si abbandona il dialogo e il confronto con la controparte, per percorrere la strada più facile della guerra al padrone, si arriva al paradosso di un sindacato che rivendicando ideali perde il senso della proporzione tra costi e benefici del suo agire. Se poi i benefici sono propri e i costi altrui, significa che il sindacato smette di essere tale e comincia a diventare altro…

La FIM CISL del Trentino

Paolo Cagol, Luciano Remorini, Federica Bentivegna

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