La bicicletta

L’altro giorno ho comprato una bicicletta nuova, di colore nero, e una catena. Non una di quelle catene di questi tempi, con il rivestimento in plastica a renderla più bella agli occhi del design. No, una di quelle classiche, lineari, sincere, con gli anelli di color grigio lucente, strutturati per chiudersi gli uni con gli altri grazie alla semplice maestria di un lucchetto. Mi son sentito subito in una botte di ferro, nonostante in città si dica in giro che ci sia un’epidemia di ladri di biciclette. Sarà vero, ma io non ho paura, anzi, oggi esco in bici! Vado al lavoro su due ruote, anche se preferisco di gran lunga camminare.

Così lascio casa e mi avvio. Bici nera e catena rocciosa al telaio; chi vuole rubarla dovrà sforzarsi. Ma non ci riuscirà. La mattina è calda, come l’ultimo periodo. Il sole pesante, ma non fa’ nulla. In fondo deve andare così. Percorro tutto il viale alberato superando le numerose rotatorie che caratterizzano il mio quartiere. Vedo numerose persone in bicicletta; è una consuetudine molto ecologica. Le porzioni d’ombra che incontro servono solamente a illudermi e a confermarmi — secondo la mentalità comune — che le cose belle durano poco. Ma tutto è fugace.

Arrivato in ufficio mi organizzo la giornata: devo passare a fare una commissione e fare del direct marketing in una zona che non conosco, o meglio non ancora. Faccio la commissione che, in quanto commissione, mi ruba del tempo da dedicare alla burocrazia e mi precipito tra le case e la gente. Il mio lavoro si svolge in questa maniera: suono il citofono, mi presento, propongo il prodotto, chiedo se posso entrare, testo l’interesse. Stop. Adesso moltiplicatelo. Molto spesso mi sento come un cacciatore, vado secondo istinto; molto spesso faccio buchi nell’acqua; semplicemente mi mandano a quel paese.

Stamattina il mio lavoro è andato più che bene. Ho parlato con molta gente, la maggior parte interessata ai benefici del prodotto; o forse era solo una questione di cortesia, di passare un po’ di tempo, chiacchierare. Ma anche questo è il mio lavoro. Non lo disdegno, anzi: se c’è un motivo che mi spinge a stare in bici sotto il sole cocente, quello è il contatto con le persone. Strano però, perché sono un tipo piuttosto solitario. Cioè, non che io ami la solitudine — parola inventata per dare enfasi alle canzoni — , ma non disprezzo assolutamente la compagnia di me stesso.

Ma dov’é? Dov’é la mia bicicletta?

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