STOPLIGHT

Rosso.Giallo.Verde.

Stoplight. Semaforo... Non so bene il motivo per cui l'ho chiamato così. Lo ammetto, questo blog l'ho aperto controvoglia, per dovere, si potrebbe dire, ma non me ne vergogno, perché ad un certo punto ho capito anch'io che far le cose "per dovere" non è per forza una cosa negativa e non ho dubbi che possa evolvere in qualcosa di positivo. Da qualche decennio a questa parte la metà della gente ha smesso di utilizzare il buon senso per capire l'importanza del dovere. Tutti parlano di diritti, nessuno di doveri. Almeno fino ai 40 anni a nessuno più passa per la mente di prendersi dei doveri un po' più impegnativi di quello di alzarsi la mattina dal letto (e anche quest'ultimo non è da tutti...).

Ma, scusatemi, non mi sono ancora presentato. Ho ancora fissa l’immagine di quando da bambino ho dovuto scrivere per la prima volta la mia presentazione: piegato sul mio banco, la faccia ad un centimetro dal foglio, il pennarello fra le dita e la lingua stretta tra i denti mentre scrivo in modo goffo le mie prime lettere: 
"Je m’appelle Paolo".
Si, in francese. Ho vissuto la prima parte della mia vita in Francia, nella comunità religiosa in cui ancora vivo. Ora ho 22 anni, sono a Roma, e studio alla pontificia @UnivSantoCroce.

Ribadisco, non so bene perché ho scelto questo nome. Stamattina andavo all'università e come ogni volta 10 minuti fermo al semaforo sulla Portuense..."perché non chiamarlo semaforo?" mi balena in mente, "si, e perché non in inglese? Tanto più che stoplight assomiglia a quel film che ha vinto l'Oscar!" Un fulmine a ciel sereno! (Anche se il cielo aveva poco di sereno). E in fondo non è male come concetto, insomma, assomiglia un po' al faro, da sempre utilizzato come soggetto nella storia dell'arte e della letteratura e purtroppo già usato anche per il blog di mia sorella; 
A me le idee arrivano sempre un po' tardi, come quando arrivo tardi a colazione e i biscotti buoni sono finiti.

Insomma, "stoplight" non è altro che "semaforo", non è altro che quel segnale che grazie a tre luci ogni giorno ci impedisce di andare a sbattere tra di noi. E quindi magari può stare a simboleggiare un momento concreto nella nostra vita in cui ciascuno di noi si ferma. A nessuno più interessa fermarsi, e soprattutto a pensare, e spesso nemmeno a me interessa, perché non serve a nulla. O meglio ci fanno credere che sia così. Per sopravvivere in questo mondo bisogna fare, non pensare. 
Per questo il semaforo non è un momento che "scegliamo noi", è un momento che noi non vogliamo, noi non vogliamo fermarci a pensare, questo mondo non vuole stare fermo col rosso.
Ma il semaforo è necessario! E così è nella vita. Quante volte arriveranno o sono già arrivate, a me o a voi, volenti o nolenti (più spesso quest’ultima) dei momenti o situazioni che ti costringono a fermarti. Molto spesso sono fatti negativi, concreti, (la perdita di un’amicizia...) ma anche fatti positivi (diventare papà, iniziare l’università...).
Insomma, per non dilungarmi ancora, scrivo su questo blog, per fermarmi a riflettere anch’io. È un’opportunità per tutti. Riflettere serve, non è solo per le élite di filosofi, non è come si vuole far credere, è anche per gente "normale", l’importante è non farlo troppo, ma farlo.