Un buon compromesso di legge elettorale(?)

La difficoltà principale di disegnare una legge elettorale è garantire allo stesso tempo rappresentatività e governabilità. La proposta presentata qui di seguito garantisce la prima e, in parte, la seconda. La governabilità non è una proprietà immediata, ma la si deduce dal fatto che la legge elettorale produce un sistema bipartitico, al più tripartitico. Inoltre, questa proposta soddisfa il principio di accountability come nella legge elettorale inglese.


La legge elettorale

Il territorio italiano è diviso in 20 circoscrizioni, una per ogni regione. Ogni circoscrizione è divisa in collegi plurinominali. Ogni collegio plurinominale elegge 3, 4 o 5 parlamentari.
I partiti si presentano come lista singola e non è possibile fare apparentamenti con altre liste al fine di creare una coalizione. Ogni partito presenta per ogni collegio plurinominale un elenco con altrettanti candidati quanti sono i parlamentari eletti nel collegio.

Gli elettori possono esprimere il voto per una lista e una preferenza per uno dei candidati della lista.
L’assegnazione dei seggi per il collegio plurinominale prevede di conteggiare unicamente i voti espressi nel collegio. I seggi del collegio sono ripartiti in modo proporzionale secondo il metodo D’Hondt.


Esempio di funzionamento

Si prenda in esame il caso delle elezioni politiche del 2013, nella circoscrizione dell’Umbria, divisa in due collegi plurinominali:

Nel 2013 al Senato in Umbria i seggi sarebbero stati assegnati nel seguente modo: PD 3, M5S 3, PdL 2. Con il Porcellum vennero assegnati al PD 4, PdL 1, M5S 1, Monti 1.


Effetti principali

  • I partiti regionali sono rappresentanti equamente, senza la necessità di aggiungere ulteriori correttivi.
  • I partiti più piccoli non sono rappresentati.
  • Le minoranze dei partiti più grandi non hanno nessun incentivo ad uscire da essi e formare partiti più piccoli, né possono usare la scissione come minaccia, perché mediamente fanno perdere pochi seggi al partito maggioritario.
  • La legge elettorale porta a favorire la nascita di un sistema bipartitico, al più tripartitico. Si può dimostrare per un collegio plurinominale in cui si eleggono 3 parlamentari che un sistema bipartitico è un equilibrio di Nash, ovvero i partiti non sono indotti a dividersi per ottenere più voti. Un sistema tripartitico è un equilibrio di Nash solo se il primo partito prende meno della metà dei voti del collegio.