Nuove albe.

Mi hai regalato altre immagini nuove della vita, alcune le hai sovrapposte con le mie, dando vita a nuovi fiumi splendidi, a nuove acque scintillanti in cui mi immergerò ogni volta che i mostri penseranno di prendere il sopravvento. Sei stato un mare in cui, lasciando a riva i miei limiti e le mie paure, mi sono tuffata e rigenerata.
Mi hai fatto vedere la possibilità di nuove albe e nuovi domani e futuri. Mi hai fatto capire che a volte i mostri li devo lasciar fare, o andare e che se voglio, posso controllarli come la paura degli scogli.
Che non devo finire dove finiscono i miei limiti e le cornici che mi sono sempre data, che posso estendermi all’infinito e avere mille vite.
Benedico il cielo e la terra, gli dei e i demoni per l’incontro delle nostre acque e aver avuto la possibilità di ricevere le tue onde e di darti le mie, al tramonto e all’alba mentre Napoli di nuovo dimostrava l’amore di cui è capace. Non l’ho impersonificata io, come hai detto la mattina prima del nostro “addio”; ha fatto tutto da sola ed è per quello che è impossibile non amarla.
La nostalgia del momento all’alba, con il Vesuvio sullo sfondo, mi pervade e non mi lascia in pace eppure non vorrei rivivere mai più quell’istante semmai ci sarà dato. Mi basta tornarci con la mente e sento ancora vividamente i gabbiani, le auto di passaggio, Mad rush di sottofondo e la tua paura del vuoto seduto sul muretto. L’intensità di quel momento è la cosa più preziosa che conserverò e di cui mi prenderò cura.
Non sento la tristezza, nè nessun rimorso del “e se?”, solo una sottile e bellissima nostalgia che mi accarezza come il vento estivo e mi sento ricca, ricchissima e capace di scintillare e offrire le mie acque al mondo e senza di te tutto questo non l’avrei provato.
Non immagino dati di fatto che ti circondano, nè le persone che ti sfiorano, nè le cose che son venute prima o dopo il nostro incontro. Mi basta l’immagine di te di quelle ore insieme ed ogni elemento che potrei aggiungere sarebbe di troppo.
Continua a coltivare il tuo meraviglioso giardino, a preservare il tuo spirito libero, a raccogliere energie e a darle, affinchè altre anime possano trarne gli splendidi fiumi che sei capace di regalare. Non piegarti a nulla, nè ai venti, nè alle maree, costruisci le pareti per il tuo oceano se la vita lo richiede ma falle di cartone e leggere, per ingannare il nemico e abbattile ogni volta che sarà necessario.
Vivi mille notti ancora da sveglio e prendi tutto quello che la natura, la musica, la letteratura e l’arte riescono a dare.
Mantieni la curiosità e la sorpresa nei tuoi occhi di quell’azzuro profondo e non arrenderti mai, lo sai anche tu che “l’oceano” può essere ad un passo.
Vorrei mettere il nostro piccolo microcosmo sotto una campana di vetro, affinché la sua energia non si disperda nell’aria e le sue acque non si prosciughino ma sarebbe come mettergli catene e ne morirebbe, appassendo… Così lo lascio libero di respirare e so per certo che tornerà a farmi compagnia ogni volta in cui ne avrò bisogno.
Oggi è il 12 luglio, è il domani e queste parole nascono da sole.
Non so cosa ne sarà di te e di me e quali reazioni ci saranno dopo il nostro incontro e dove ci porteranno i corsi dei fiumi. So soltanto che non sarò la stessa dopo il bagno fatto nella tua anima. Mi ha rigenerato, dandomi una forza nuova e diversa e nuove direzioni quando non ne avevo nemmeno una, nuovi slanci per la vita.
Auguro a te e a me nuove albe, ferite, acque che ci diano linfa vitale per questo strano percorso chiamato vita che non abbiamo scelto.
Il nostro incontro lo conserverò nella mia memoria con cura, mi prenderò cura del nostro microcosmo, mi libererò dei miei limiti ogni volta che sarà necessario e porteranno un piccolo pezzetto di te e sorriderò.
Mi hai insegnato tanto, mi hai donato la leggerezza e non ci saranno abbastanza “grazie” per questo.

Sprigiona la tua meravigliosa essenza nei venti della vita.

Tua,
Bianca.

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