Catalogna, domenica un voto sull’indipendenza.

Le posizioni delle organizzazioni politiche delle Nazioni senza Stato: Fronte indipendentista Unidu (Sardegna), Frunti Nazziunali Sicilianu (Sicilia), Candidatura d’Unità Popolare CUP (Catalogna), Partito Comunista dei Popoli di Spagna PCPE (Spagna). | Articolo visibile su Sinistraineuropa.it |

Il 27 settembre, cioè tra meno d’un pugno di giorni, si terranno le elezioni in Catalogna: elezioni regionali, de iure, una prova tecnica di indipendenza e di autodeterminazione de facto; molti, infatti, tra coloro i quali leggeranno queste righe, ricorderanno della mancata approvazione da parte spagnola riguardo il referendum sull’indipendenza della Catalogna.
Si ripropone, dunque, la tematica dell’autodeterminazione dei popoli, con cui gli Stati liberali — e l’UE nello specifico — non hanno avuto mai avuto un buon rapporto e hanno sempre tentato di reprimere ogni tentativo di indipendenza e separazione al proprio interno (si pensi, quindi, alla Scozia, alla Catalogna, alla Sardegna, alla Sicilia, al SudTirolo, ai Paesi Baschi, all’Abchasia e via dicendo).
In Catalogna — e nelle sue quattro province in cui il territorio è diviso Barcellona, Girona, Lleida e Tarragona — si vota con un sistema elettorale proporzionale con una soglia di sbarramento al 3%.

Fronte Indipendentista Unidu

«Appare sempre più chiaro come in Europa stia prendendo forma un movimento internazionale ostile al centralismo statalista ed europeista di contrasto alle politiche di austerità e di ricatto messe in atto negli ultimi anni dalle oligarchie economiche e finanziarie che governano col pugno di ferro, smantellando diritti, garanzie democratiche, dati per scontato fino a pochi anni fa.
In questo senso il voto della comunità autonoma catalana di domenica è imponenente, perché assume un reale significato di pro o contro l’indipendenza della Catalunya. Le forze indipendentiste hanno infatti reagito al diktat antidemocratico dello Stato spagnolo che vietava il referendum per l’indipendenza nello scorso novembre, utilizzando queste elezioni politiche come un referndum di fatto. Il Fronte Indipendentista Unidu sostiene il voto indipendentista in Catalunya e in particolar modo quello dato alla sinistra indipendentista della CUP perché quest’ultimo sarà un voto contro le privatizzazioni, per una giusta politica abitativa, contro la corruzione e per una costituente popolare che faccia della Catalunya uno stato non solo indipendente politicamente, ma anche sovrano economicamente e giusto socialmente.
Il FIU si rivolge a tutte quelle forze anticapitaliste, antilibersite, anticolonialiste e realmente democratiche, perché dalla lotta alla violenta restaurazione autoritaria e oligarchica della UE possa nascere una lotta unitaria e internazionalista di tutte quelle forze che contrastano l’austerità, la politica strozzina del debito e che riconoscano il diritto dei popoli alla loro autodeterminazione nazionale. In questa prospettiva ci rivolgiamo alle forze rivoluzionarie anticolonialiste, in particolare dello scenario Mediterraneo, per stabilire rapporti duraturi e programmatici, al fine di rovesciare le oligarchie che dominano i nostri rispettivi popoli e costruire comunità politica indipendenti, sovrane, libere e giuste!». Tzentru de comunicatzione politica — FIU

Frunti Nazziunali Sicilianu — Sicilia Indipinnenti

In vista delle elezioni catalane «s’è aperto in tutta l’Europa un serrato dibattito, anche a causa della intenzione, manifestata dalla coalizione dei Partiti indipendentisti (Junt pel sì nda), di proclamare l’Indipendenza della Catalogna, nel caso in cui, appunto, la stessa coalizione ottenesse la maggioranza dei voti. La consultazione elettorale diventerebbe –in tal caso — simultaneamente, un referendum sull’Indipendenza.
Si riaprirebbe, così, la “questione”, niente affatto risolta, — del contestato diritto all’autodeterminazione delle Nazioni senza Stato. Nazioni che, nel tempo, furono inglobate (quasi sempre con la violenza, con l’inganno e nel massimo della illegalità) negli Stati rispettivamente dominanti (che, peraltro, oggi aderiscono all’Unione Europea). Una “questione”, questa, alla quale anche la Sicilia è interessata in prima persona»
In questo contesto «l’Assemblea dell’FNS ha, pertanto, espresso condivisione con il diritto all’auto-determinazione dei Popoli (anche nell’ambito della Unione Europea), nel rispetto delle regole della democrazia e dei princìpi di non violenza» e appoggia «l’iniziativa — (considerata molto opportuna) — recentemente adottata dal Segretario Politico Nazionale Francesco Perspicace che ha rivolto ai Siciliani residenti in Catalogna l’invito a votare per le liste indipendentiste Catalane».

Partito Comunista dei Popoli di Spagna

«[…] Il riconoscimento del diritto all’autodeterminazione è parte del progetto politico rivoluzionario che rappresenta il PCPE, a livello statale, e il PCPC (Partito Comunista del Popolo Catalano) a livello di Catalogna, un progetto politico che porterà a l’emancipazione della classe operaia. Questo diritto, il diritto all’autodeterminazione, lo conquisterà la classe operaia in una fase avanzata della loro lotta, nell’offensiva contro il potere antisociale e contro il sistema capitalista borghese che lo supporta. La difesa dei diritti nazionali, connessi con la lotta per la rivoluzione socialista, diventa un fattore che aiuta l’unità rivoluzionaria della classe operaia per aprire la strada al socialismo-comunismo e per la creazione della Repubblica Socialista a carattere Confederale.
La classe operaia della Catalogna ha nel Partito comunista del Popolo Catalano il miglior strumento per la difesa dei loro interessi di classe, e può avanzare sulla via del socialismo-comunismo, conquistando nel proprio processo di lotta rivoluzionaria e dei diritti nazionali, l’affermazione del diritto all’autodeterminazione. Il PCPE lotta di oggi, come ha sempre lottato per questi obiettivi essenziali».
Il Partito Comunista del Popolo Catalano, a proposito delle elezioni di domenica 27, schieratosi — ovviamente — a favore del diritto all’autodeterminazione come il PCPE, ha così dichiarato: «Il PCPC ritiene che queste elezioni non sono un referendum per l’autodeterminazione, cosa impossibile nella Spagna monarchica e capitalista, ma, ovviamente, non sono normali elezioni regionali». I comunisti catalani, dunque, indicano il voto nullo alla tornata elettorale di domenica: «I comunisti della Catalogna indicano il voto nullo della classe operaia catalana, voto consapevole e di rottura col capitalismo, realmente al di fuori delle lotte inter-borghesi che cercano di stabilirsi in queste elezioni. I comunisti intendono che la coscienza nazionale dovrebbe essere un fattore di unità di classe per lottare per la conquista del socialismo-comunismo». Infine: «Oggi è indispensabile porre la necessità di riorganizzazione e raggruppamento della classe operaia e degli strati popolari intorno alla lotta per i diritti nazionali del popolo catalano e per il diritto all’autodeterminazione; di costruire chiaramente un progetto rivoluzionario finalizzato alla costruzione del Socialismo e al potere dei lavoratori attrraverso l’articolazione di un ampio movimento popolare anticapitalista e antimonopolista e che ponga la rottura radicale con UE e NATO, come elementi essenziali per un programma che soddisfi gli interessi della classe operaia. Questo progetto sarà fattibile solo con la vittoria della classe operaia sulla borghesia, in Catalogna e il resto della Spagna».

Candidatura d’Unità Popolare

La CUP non ha accettato d’entrare a far parte della colazione Junt pel Sì in vista delle elezioni regionali, coalizione composta da Convergencia democratica de Catalunya (ora al Governo della Generalitat), Esquerra republicana, Demòcrates de Catalunya e Moviment d’Esquerres.
Joan Sebastia Colmer, interpellato da Sputniknews ha dichiarato «Junt pel Sì si basa sulla totale trasversalità della propria proposta, come se lotta di classe e conflitto nazionale non hanno alcun rapporto; il tempo dimostrerà anche che l’indipendenza dei Paesi Catalani, per i quali lotta la sinistra indipendentista, dovrà costruire non solo contro le élite di Madrid, ma anche contro la borghesia di Barcellona, ​​Valencia e Palma»