«Sciopero!»
«Noi siamo molto più deboli», osservò Rosa.
«No, siamo solo troppo rassegnate. Ma prima o poi finirà. Ognuna di noi fa guadagnare a Ronchi ben tre lire al giorno, lo ha ammesso lui stesso».
Il brusìo nella sala aumentò di tono, tanto che il caporeparto torno sui suoi passi e fece cenno a un paio di sorveglianti di disporsi ai due lati dell’ambiente. Si tornò alle chiacchiere leggere, pronunciate a mezza voce.
Il giorno di paga Rosa ebbe una trattenuta di una lira, corrispondente delle multe. Non c’era male. Andò peggio per molte ragazze nuove. Alcune ricevettero somme ridicole, altre si trovarono addirittura in debito e non ebbero nulla.
Una giovane sciupata e magrolina, dopo avere litigato inutilmente col contabile, mostrò alle compagne la monetina che rappresentava il suo compenso. Cominciò a gridare: «Non è giusto! E’ un furto! Perché non scioperiamo?».
Uno dei capireparto si fece avanti, brandendo un corto bastone: «Tu!», le gridò, «Da oggi hai smesso di lavorare qui! Prendi il tuo soldo e non farti più vedere!».
D’improvviso un gruppo di donne cominciò a gridare: «Sciopero! Sciopero! Sciopero!».
Il caporeparto arretrò come spaventato. Il grido diventò generale: «Sciopero! Sciopero! Sciopero!».
Rosa, turbata, vide Edvige che si sgolava. Allora prese coraggio e urlò a sua volta: «Sciopero!».
Alzò anche il pugno chiuso, come se volesse sfidare il cielo.
Valerio Evangelisti
“Il sole dell’Avvenire — vivere lavorando o morire combattendo”