Con quella faccia un po’ così

Perché amiamo San Francisco e perché a volte ci ricorda un po’ Genova

San Francisco, North Beach by @paroledavendere

Forse saranno le salite ripide, forse l’aria di mare che ti fa guardare l’orizzonte lontano, oppure semplicemente quello spirito bohémienne che, malgrado i techies, San Francisco ha nella sua natura. Fatto sta che sì, a volte, Genova me la ricorda un po’, ed è anche per questo che quando sono qui mi sento come a casa.

La fortuna di vivere a San Francisco uno se la deve anche guadagnare.

Nel mio caso a spingermi da queste parti è stato il lavoro “nell’internèt”, come direbbe un nostro cliente, abituato a pensare al web come ad un parcheggio di un supermercato o comunque ad un posto tangibile.

Io e Maurizio siamo atterrati qui con la scusa di un viaggio speciale e poi siamo ritornati per aggiornamenti, convegni (tipo i vari WWDC) e altre cose interessanti. A San Francisco il nostro lavoro prende vigore e assorbe energia ad ogni incontro che facciamo e dalle nuove persone che conosciamo nel coworking di SoMa.

Ecco quello che Genova e San Francisco non hanno in comune: la facilità, l’essere easy nel confrontarsi con gli altri, lo sharing, la condivisione di esperienze e informazioni. Poi però penso al porto di Genova, ai vicoli in cui abitiamo e dove un miscuglio di etnie e modi di pensare, da secoli si amalgama e si scontra. E allora sì, posso dire che anche questo è un punto in comune tra le due.

A San Francisco basta fare qualche chiacchiera, ingaggiata dall’italianità, ed è facile incontrare discendenti di emigrati liguri. Un giorno una commessa di un bellissimo negozio su Post Street mi ha detto che suo marito era di origini genovesi “Qual è il suo cognome?” chiedo, “Gazzerro - risponde -ogni tanto torniamo a Genova, mi piace un sacco quella piazza con la fontana…” “De Ferrari!” “Yes!”.

Ma un posto in cui lo spirito genovese è lampante, è sicuramente la mitica libreria City Lights, casa del movimento beat. L’anticonformismo, l’andare contro le regole e soprattutto le storie sopra le righe di personaggi allucinati, mi ricordano certi poeti, pittori e scrittori genovesi dei vicoli, non proprio di grande fama, ma che saprebbero raccontarti esperienze incredibili o decantarti eruditi elzeviri. Eppoi l’arredamento un po’ rétro, le scale strette e ripide, sono come quelle di certi negozi di Genova, tali e quali.

La foto che abbiamo scattato nella libreria “City Lights” in Columbus Avenue

E proprio Lawrence Ferlinghetti nella poesia “The old Italians dying” racconta

You have seen them on the benches/ in the park in Washington Square/ The old Italians in their black high button shoes (…) the grappa drinkers with teeth like corn/ the Piemontesi the Genovesi the Siciliani

Noi abbiamo abitato, per pura casualità, sulla collina di Telegraph Hill, a pochi passi da North Beach, il quartiere italiano. Ma una volta che eravamo là, quando portavo fuori la spazzatura ansimando (la pendenza era del 20% e più) pensavo che, avessi dovuto sceglierla, mi sarei scelta proprio quella strada, Union Street. North Beach è, infatti, un po’ come un paese, qualche vecchio locale “italiano”, i ristoranti tipici con Bocelli in sottofondo e anche l’Athletic Club italiano, che organizza l’annuale Festa Coloniale Italiana.

Qui a North Beach c’è anche una pasticceria “Stella Pastry” aperta negli Anni Quaranta da Rosa Brunengo, genovese. Quando siamo entrati nel locale (molto carino e divenuto poi sede fissa delle nostre colazioni), è stata una sorpresa trovare le Sacripantine in vetrina!

San Francisco, con le salite ripidissime dai piccoli parchi e il mare in lontananza, visto dall’alto. Genova, con le salite ripidissime dai piccoli parchi e il mare in lontananza, visto dall’alto. Tram o funicolare?