La mancanza dell’attesa

Keine Gegenstaende aus dem Fenster werfen

Questa foto l’ho scattata un’estate da BurgerMeister a San Francisco ©paroledavendere

Solo fino ad un paio di anni fa in Italia se ti appassionavi ad una serie televisiva, dovevi aspettare quel dato giorno e quella data ora per scoprire come proseguiva la vicenda o gustarti una nuova avventura. Quando ancora non c’era l’usanza di scaricare a pacchetti intere series, consumandole di botto, e quando non c’erano servizi di streaming che ti garantivano trasmissioni acca24. Ti godevi quell’attesa e se per caso ti perdevi la puntata (e non l’avevi registrata), ti veniva in aiuto solo l’amico che l’aveva vista e te la sapeva raccontare bene. Oppure, ultima spiaggia, confidavi in una replica, ma lì, allora sì che c’era da aspettare.

C’era da aspettare anche quando in coda al supermercato, appoggiavi i gomiti sulla maniglia del carrello e sbirciavi nel cesto di quello davanti a te, immaginando la sua cena, se da solo o in compagnia, la sua casa e i suoi gusti preferiti. Non è una novità: da un carrello si possono capire molte cose di una persona.

Per non parlare delle riviste ciancicate delle sale d’attesa mediche, del menù di un ristorante letto e riletto in attesa di chi sembrava non arrivare mai. Eppoi c’erano i calendari dai gommisti o i cartelli do not throw anything out of the window, keine Gegenstaende aus dem Fenster werfen, ne pas jeter aucun objet par la fenètreche rappresentavano l’unica cosa da leggere in treno, giusto perché ti eri dimenticato di comprare il giornale all’edicola della stazione.

Foto presa da djibnet.com

L’attesa faceva parte della vita di ognuno di noi. Era il mistero, l’inaspettato, qualcosa di incontrollabile. Perché poteva anche accadere l’imponderabile, tipo cominciare a chiacchierare con il vecchietto seduto nel tuo scompartimento, che ti guardava con aria curiosa e supplichevole. Poteva succedere che ti accorgessi di quella finestra con un leone scolpito, o toh! un amico che non vedevi da tempo stava attraversando la strada incontro a te.

Il senso dell’attesa è andato perduto. In coda al super ti leggi le news, al ristorante fai le foto da mettere su Instagram e dal dentista chatti su Whatsapp. Perché poi il vero problema di questo tipo di comunicazione è che non sei proprio più capace di aspettare e le interazioni con le persone le smisti, le attivi o silenzi solo quando vuoi tu.

Questa foto l’ho scattata ad una convention in attesa dello speech ©paroledavendere

Provate a imporvi di non guardarlo lo smarthpone nei tempi morti, forzatevi di ciondolare (come si diceva una volta), esaminate le persone che vi scorrono davanti, leggete cartelli inutili, guardatevi le punte delle scarpe, scrutatevi attorno. Aspettate.

“Vivre sans temps mort, jouir sans entraves”
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