Fertility day

Dell’elogio della squalifica in tutte le sue sfumature.

#Fertilityday, uno degli argomenti più commentati in questi giorni sui social. E a ragione. Sull’obbrobio mediatico siamo tutti concordi: un concentrato di principi ottocenteschi e di ventennale fascista memoria da far orrore: dalla cicogna, alla contrapposizione di bellezza e fertilità (brutti, mi raccomando, astenetevi dal riprodurvi!), all’orologio biologico (quindi, oh donna, ricordati che diventi vecchia e inutile!), alla genitorialità in giovane età, alla vulnerabilità della fertilità maschile, alle scarpette di lana, ecc ecc.
Quindi la sessualità è legata non all’affettività ma alla procreazione (per caso vi ricorda qualcosa?). Mi chiedo come non abbiano rispolverato pure il vecchio adagio: non lo fo per piacer mio ma per dare un figlio a Dio. Che per carità, va benissimo, ma secondo questa logica, le donne, dalla menopausa in poi, dovrebbero rinunciare al sesso. Meglio astenersi dal commentare!

Mi domando come un Ministro della Repubblica, per di più donna, possa aver approvato un tale progetto che, come se non bastasse, si configura anche come imperdonabile insulto alla nostra intelligenza. Genitori o non genitori, avere dei figli non deve e non può essere un obbligo. Pertanto la libertà di maschi e femmine di riprodursi rientra nelle libertà personali sancite dalla costituzione. Questa campagna ci dice che siamo un popolo di irresponsabili e ignoranti! Davvero? Bene, allora facciamo così. Vediamo assieme le tutele di cui parla la Costituzione, leggiamo un sunto sulle statistiche sull’occupazione femminile, su donne e lavoro (2016), sulle donne lavoratrici (2014), sulle differenze retributive di genere, i tassi di disoccupazione e poi ognuno tragga le conseguenze che crede!

A proposito, con un tasso di disoccupazione giovanile che nel maggio 2014 supera il 40% chi è l’irresponsabile?
Ad colorandum, il nostro Parlamento, il Governo e il Ministro Lorenzin hanno ben presente che il nostro walfare, economico e sociale, sono i nonni? E ci venite a parlare di procreazione responsabile? Vergognatevi.

fertility day

Alla lettura di “cosciente e responsabile” ho santiato (grazie Camilleri).
La nostra Carta nei primi 12 articoli definisce i principi (giustamente) considerati intoccabili.

N.B. Per comodità di lettura riporto l’intero articolo della Costituzione nel link mentre estrapolo nel testo solo le parti che interessano il nostro discorso.

L’articolo 3 sull’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, senza alcuna distinzione, al secondo capoverso precisa: “E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”
Quindi è vero che la Costituzione tutela indirettamente anche la procreazione (non eterologa per carità. D’altra parte i figli adottivi, eterologi per definizione, sono un’altra cosa! Ma per favore, non diciamo empietà!). Genitorialità responsabile come atto di libertà. E il compito della Repubblica? Mettere tutti i cittadini in condizione di fare questa scelta in modo consapevole e responsabile. Tradotto: avere un lavoro, una casa, i servizi (tutti). Per i genitori: avere asili nido, scuole con orari lunghi, part time senza ricatti, carriera senza sentirsi dire:-eh hai attaccato al cinturone i figli… purtroppo sono zavorra per la carriera, mi spiace-.

Del titolo II, inerente i rapporti etico-sociali tra Stato e cittadini, ci interessano gli articoli dal 29 al 31.
Art. 29: La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Tralasciando i fronti che si possono aprire sul concetto di famiglia e matrimonio, ciò che mi interessa è: la repubblica riconosce i diritti della famiglia! Vedi sopra: casa, lavoro, servizi…..

Art. 30, sottolineo: E` dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio. Difatti come genitori regoliamo il numero dei figli in base alle nostre capacità e li facciamo quando possiamo permetterceli!

Ma andiamo avanti. Art. 31: La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose. Protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo. Non pervenuto!

Passiamo al Titolo III, i rapporti economici tra Stato e cittadini. Con questi tre articoli siamo nel cuore del problema! Qui ci sono i principi cui tutto riportare e da cui consegue tutto il resto.

Art. 35. La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni. Cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori.

Art. 36: Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.

Art. 37: La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.

Allora, mi pare che, sulle tutele, i principi costituzionali siano più che chiari. La domanda dunque è: siamo noi italiani pigri, bamboccioni, irresponsabili, ignoranti sull’età fertile, oppure è la carta costituzionale a essere negletta nei suoi principi tanto da rendere difficoltoso o impediente, per chi liberamente decida di diventare genitore, quello che la campagna in questione dichiara essere “bene comune”?
Materiale su cui lavorare ce ne sarebbe stato. Ma bisogna essere aderenti alla realtà, studiare nel dettaglio l’argomento, capire i bisogni dell’interlocutore, avere competenze multidisciplinari. Non basta conoscere quattro regole di advertising per essere credibili e realizzare una campagna di comunicazione degna di questo nome. Qui si toccano problemi reali, dolorosi, di vita. Non minutaglie!