Uno studio in giallo

Ceci n’est pas Sherlock Holmes..

I lettori che negli anni hanno avuto la bontà di seguire le saltuarie cronache che ho dedicato alle indagini del mio amico sanno bene che una delle mie maggiori difficoltà è sempre stata quella di selezionare con cura quali casi, fra tutti quelli affrontati, proporre all’attenzione del pubblico.
Il mio scopo principale è sempre stato quello di mettere in luce il ferreo ragionamento deduttivo e i metodi che hanno reso negli anni Sherlock Holmes il consulente investigativo più richiesto d’Europa. Ho sempre preferito rifuggire il comodo sensazionalismo, molto facile ad ottenersi citando nomi altolocati o dettagli scabrosi, come sembra sia abitudine dei giornali meno qualificati. Il mio favore in molti casi è ricaduto su vicende meno rimarchevoli per protagonisti o ricchezza ma il cui dipanarsi avrebbero permesso al lettore di comprende ed apprezzare meglio i peculiari procedimenti seguiti da Holmes per giungere ad una soluzione. Le più alte vette del lavoro d’indagine si trovano spesso nelle storie che colpiscono meno e che attraggono l’osservatore attento non per truculenza o opulenza ma per la presenza di quei piccoli dettagli che sono a fondamento di tale attività. E, a supporto di queste mie affermazioni, credo che potrei trovare pochi esempi migliori delle circostanze che portarono alla morte il giovane James T. Moloney in una tragica mattinata di gennaio del 1890.

Si è trattato di un episodio che, all’epoca, fu quasi del tutto ignorato dalla stampa nazionale, in quei frenetici giorni attentamente concentrata su Lord Salisbury e sulla tutela dei nostri interessi africani contro la minaccia portoghese. Meno comprensibile fu invece il disinteresse della cronaca locale, che non tributò a quanto successo più di qualche rapida ed asciutta riga, senza cercare minimamente di approfondirne protagonisti e contesto.
Adesso che mi è possibile, mi sembra quindi giusto portare a conoscenza di tutti l’esatto svolgimento dei fatti e sottolineare quanto l’intervento del mio amico Holmes sia stato essenziale per la risoluzione di una vicenda che, senza di lui, avrebbe avuto tutt’altro esito.


Grazie all’impagabile supporto del mio taccuino, posso individuare con precisione il giorno interessato nel secondo martedì dell’anno.
Pochi mesi prima avevo rilevato uno studio medico nei pressi di Paddington da un collega cui l’aggravarsi di alcuni seri problemi di salute non permetteva più di esercitare con successo la professione.
Il subentro di un nuovo medico non è mai cosa facile; e, sebbene già alcuni segni di miglioramento mi spingessero ad un cauto ottimismo, tuttavia in quel periodo non potevo di certo lamentarmi per l’eccessivo carico del mio lavoro.
Di questo beneficiava di certo la mia vita familiare: da poco sposato con Mary, ero felice di poterle offrire tutte le attenzioni che meritava e di assaporare quei piccoli piaceri domestici che costituiscono la gioia di ogni uomo. Avere a disposizione del tempo libero per curare interessi e passioni mi permetteva inoltre di passare a trovare di tanto in tanto il mio amico Holmes, mio coinquilino durante i primi e più difficili anni londinesi ma soprattutto amico fedele, a cui indubbiamente dovevo gran parte della mia attuale felicità.

Il desiderio di trovare nuovi pazienti e di mantenere quelli già presenti era comunque assolutamente vivo in me: per cui, quando un mio assistito mi aveva chiesto di visitare un suo ex compagno di studi che era venuto in visita a Londra e si trovava privo di un proprio medico di fiducia, mi ero mosso con la massima celerità mettendo a disposizione i miei servigi.
D’altra parte è ancora presente nella memoria di tutti la perniciosa epidemia influenzale che aveva colpito la città in quel periodo; la mia fretta era quindi più che giustificata.
Mi trovai così al Langham Hotel, dove questi era alloggiato; ma, nonostante i sintomi preoccupanti, potei appurare facilmente che i nostri allarmismi erano del tutto fuori luogo. 
Felice di aver concluso la mia visita senza necessità di alcun infausto responso, mi accorsi che non era passata neanche un’ora da quando ero partito di casa. Decisi quindi di passare a Baker Street: oltre alla gioia di riabbracciare il mio amico, che non vedevo da prima delle ultime festività, ero curioso di vedere se l’anno nuovo gli avesse già regalato qualche nuovo ed avvincente problema o se invece stesse ancora organizzando ed archiviando le sue copiose note sui singolari ed oscuri accadimenti che tre mesi prima ci avevano portato nel Dartmoor e che ho condiviso con il pubblico sotto il titolo de ‘Il mastino dei Baskerville’.

Uscito dall’albergo fui accolto da un violentissimo quanto inaspettato scroscio di pioggia che, però, si risolse in pochi minuti di furia selvaggia tanto che, al momento di scendere, non dovetti far altro che prestare attenzione ad evitare le pozzanghere davanti alla porta, uniche testimoni del rovescio di poco prima.
Dopo un doveroso saluto alla padrona di casa mi trovai in quella che era stata la mia prima vera casa nella metropoli. Il mio amico era seduto a tavola e stava consumando la colazione mentre, con una mano, sfogliava un volume riccamente illustrato che teneva sulle ginocchia e che mise via al mio arrivo.

Mi fece cenno di accomodarmi e, ad un mio assenso, diede una voce alla domestica affinché mi facesse portare un secondo coperto.

“Mio carissimo Watson” mi accolse quindi “sono davvero felice di questa sua visita. E sono contento che la sua emergenza si sia risolta per il meglio e che il suo paziente non abbia nulla di preoccupante.
“Ma Holmes! Tutto questo è assurdo. Devo cominciare a sospettare che lei mi faccia pedinare in qualche strano modo. Non c’è altra spiegazione.”
“Amico mio,” ammiccò lui “mi conoscete abbastanza bene da capire che non ricorrerei mai ad un mezzo così banale e prosaico. E poi, perché sprecare in questo modo tempo ed energia quando lei così innocentemente mi dice tutto, senza alcuna remora o reticenza?”
“Ma se da quando sono entrato non ho ancora detto una parola!”
“Lei indubbiamente no. Ma il suo aspetto è stato molto più eloquente di quanto possa immaginare.”
“Davvero? Forse quindi indosso un cappotto così loquace senza neanche accorgermene?” chiesi, con un tono leggermente sarcastico.
“Se è alla ricerca di un possibile colpevole, io guarderei un po’ più in basso” e indicò con una delle sue lunghe dita la mia valigetta da medico, che avevo appoggiato vicino all’ingresso.
A questo gesto mi misi a ridere “Non ho mai negato di essere un dottore e di avere impegni professionali quotidiani. E sono certo che le sue straordinarie doti di osservazione non hanno avuto alcun problema a riconoscere i miei ferri del mestiere. Ma converrà di certo con me che la mia valigetta non può essere un testimone così partecipe: io potrei essermi già recato da un paziente, è vero; ma questa invece potrebbe essere solo la visita veloce di un suo amico, compiuta prima di recarsi da un ammalato.”
“Ha ragione Watson. Riguardo all’esatta cronologia della sua giornata, temo che il mio confidente sia stato piuttosto il suo ombrello.”
“Il mio ombrello?” dalla foga mi alzai in piedi facendo tremare per un momento la servetta che era giunta a portarmi qualcosa da mangiare. “Holmes, temo che i suoi occhi siano così acuti da vedere anche cose che non esistono. Io non ho con me alcun ombrello, come può notare.”
“Appunto.”
“Come appunto? È vero che ho appena lasciato un paziente ma temo di averne già trovato un altro. È sicuro di star bene, Holmes?”
“Mai stato meglio.” mi rispose ridendo sommessamente fra sé” Davvero è necessario che le spieghi come ho potuto dedurlo?”
“Temo proprio di sì, perché sicuramente c’è qualche passaggio che mi sfugge.” mi trovai a sospirare.
“Lei sicuramente è un medico scrupoloso ed ama la sua professione. Ma, nonostante questo, non credo porti con sé la sua borsa quando esce per una visita di cortesia giusto? Ma ora la valigetta è qui, quindi è uscito di casa in veste professionale. Ora sono quasi le dieci del mattino: e se anche ora il cielo sembra essere una cappa di piombo, ricorderà sicuramente che stamattina, nonostante il freddo, non si potesse scorgere alcuna nuvola. La situazione è precipitata meno di un’ora fa. Il suo cappotto pesante mi dice che quando è uscito di casa ha avuto l’accortezza di premunirsi contro i colpi d’aria: un gentiluomo così prudente avrebbe preso con sé anche l’ombrello se avesse visto qualche avvisaglia di maltempo. Lei invece ha pensato di non averne bisogno: ergo, è uscito non più tardi delle nove.” concluse, lasciandomi di stucco.

A queste parole, alzai gli occhi al cielo “Stavolta ha superato se stesso, Holmes. L’avevo già vista compiere miracoli di questo genere studiando un semplice oggetto, ma mai dedurre così tanto e così accuratamente da un qualcosa che non c’è.”
“Caro Watson, si ricordi sempre che l’assenza a volte può essere ben più significativa di una presenza. Si ricorda quella nostra gitarella a King’s Pyland, quando fummo chiamati dal colonnello Ross? Anche il quel caso accadde qualcosa di simile, se non ricordo male.” 
“Un cane non aveva abbaiato” suggerii.
“Esattamente. E quello fu un elemento essenziale per confermare la catena di ragionamenti che ci portarono all’unica conclusione possibile.”
“Ha ragione Holmes. Posso anche seguirla fino a qua. Però,” e quasi ripresi ad esprimermi con foga “ancora non mi ha detto come ha scoperto che ho già visitato il mio paziente. E non solo, lei arriva al punto di dirmi che sta anche bene! È incredibile!”
“Il suo volto Watson. Mi dice tutto questo il suo volto.”
“Sarò singolarmente ottuso, temo, ma non riesco davvero a capire.”
“Lei è metodico Watson. Ed io conosco la sua routine. Lei ogni mattina si alza e si rade subito prima di far colazione. Oggi lei sfoggia una rasatura impeccabile. Ma è un medico troppo coscienzioso per perdere tempo a farsi la barba dopo aver ricevuto una chiamata urgente. Quindi lei è stato chiamato stamattina, non prima delle otto e un quarto, otto e mezza. Lei però è uscito di fretta, interrompendo a metà la colazione o addirittura senza nemmeno iniziarla, altrimenti mi avrebbe fatto compagnia senza richiedere niente per sé. Quindi una chiamata urgente all’ora in cui solitamente fa colazione.”
“Straordinario” mormorai io” e per il resto? Come può esser sicuro che il mio paziente stia bene?”
“Lei è uscito di casa alle otto e mezza e alle dieci si trova già da me. Un così breve lasso di tempo fa supporre o una prognosi estremamente lieta o una decisamente infausta. Ma lei non appare sereno e di buon umore, il che mi fa propendere decisamente a favore della mia prima ipotesi.” concluse accennando a mo’ di inchino un lievissimo cenno col capo.

Una simile dimostrazione non mi lasciava altra scelta che riconoscere la sconfitta, cosa che feci da buono sportivo con una risata e i miei più vivi complimenti.


Finita la colazione ci trasferimmo sulle poltrone per rilassarci con un po’ di tabacco e alcune chiacchiere. Dopo averlo ragguagliato su Mary, mi trovai a chiedere di Mycroft e stavamo appunto parlando di lui quando sentimmo un forte bussare e una voce che riconoscemmo subito come quella dell’Ispettore Lestrade.

Holmes si alzò per controllare che il portasigari fosse pieno; accostò le tende dopo una rapida occhiata per strada e mi chiese di fare gli onori di casa mentre si andava a cambiare.

“Dottor Watson, che piacere. Veramente speravo di parlare col signor Holmes ma…” e lasciò il discorso in sospeso.
Lo rassicurai subito “È nell’altra stanza, ci raggiungerà subito.”
“Eccellente.” mi rispose l’ispettore e poi proseguì a voce più alta, evidentemente diretto alla porta socchiusa. “Buongiorno signor Holmes. Mi sono permesso di passare per un saluto. Faccia pure con comodo, l’aspetto qua.”

E con queste parole avvicinò una sedia al fuoco e si sedette vicino a me accendendo un sigaro ed aspirandone con voluttà il fumo.

Dopo pochi minuti ci raggiunse Holmes, completamente vestito, che si sedette al suo posto e guardo con aria indagatrice il nuovo arrivato.
“Signor Holmes” disse questi” Spero proprio di non averla disturbata. Mi trovavo a passare in questa zona e ho deciso di venirla a salutare.”
“Lei è sempre il benvenuto ispettore, lo sa bene. E, mi dica, qualcosa di nuovo? Qualche nuova gesta degna della sua attenzione da parte della criminalità londinese?”
Lestrade non rispose per un paio di minuti.
“Holmes, vorrei chiederle una cosa.” cominciò poi “Nella sua esperienza, quanto possono essere affidabili i testimoni oculari? Secondo me, e sa anche lei quanti anni sono che ricopro il mio incarico, non ci si può fare troppo affidamento, non crede?”
Il mio amico rimase in silenzio, fino a quando l’ispettore non ricominciò a parlare” Ci sono situazioni che sono semplici, cristalline. Tutto sta ad indicare una precisa direzione. La cosa sembra conclusa. E invece compaiono non uno, ma addirittura due testimoni che affermano qualcosa di impossibile.”
“Qualcosa di impossibile? In che senso?” non potei fare a meno di interrompere.
“Qualcosa di assolutamente assurdo. Non sto neanche a ripeterglielo, dottore. Anzi, forse farei bene a dirlo a lei. Temo sia più qualcosa che ricada fra le sue competenze, una qualche vena di pazzia forse o, magari una qualche alterazione alla vista, più che un caso per la polizia.”
“Spesso, Lestrade, qualcosa che ci appare come impossibile ha in realtà una spiegazione assolutamente razionale… non avrà di certo dimenticato quella belva spettrale che abbiamo abbattuto nella brughiera.” si inserì nel discorso il mio amico con tono pacato.
“Se l’ho dimenticata? Ma sta scherzando! Holmes, non lo ripeterei davanti a nessun altro, ma quel mostro me lo sogno ancora la notte.” Comunque ha ragione,” riprese a parlare” a volte qualcosa di apparentemente soprannaturale in realtà non appare come tale ad un’occhiata più approfondita.”
“Appunto.”
“Ma non dobbiamo dimenticare che quella volta fu quel tale, quel Sigersen o come si chiamava, ad architettare tutta quella complessa messa in scena. Un pazzo, certamente, ma di notevole ingegno, questo bisogna ammetterlo. Però non è sempre così: alcune cose si possono alterare, ma una truffa non è sempre possibile. E quindi, bisogna che i testimoni abbiano mentito. Non c’è altra soluzione.”

Questa sua affermazione, così perentoria, cadde nel più completo silenzio; da parte mia ero assolutamente sconcertato. Avevo capito che l’ispettore aveva un’idea fissa in mente ma il suo discorso mi sembra sconclusionato, come se avesse omesso deliberatamente qualcosa; Holmes nel frattempo era rannicchiato sulla poltrona, tanto immobile da sembrare quasi addormentato. Solo le sue dita che si muovevano ritmicamente contro i braccioli mostravano come invece la sua mente fosse tutt’altro che sopita.

Dopo qualche minuto sembrò però riscuotersi “Ispettore, lei sa più di chiunque altro quanto io apprezzi la teoria che sta a fondamento della nostra professione. Ma suggerirei di partire subito, prima che la scena del delitto venga compromessa dai suoi subalterni che, di solito, sono tanto benintenzionati quanto indelicati, per non dire di peggio. Potrà agevolmente illuminarci sui fatti principali durante il percorso, non crede? E, dopo aver valutato le tracce, potremo interrogare con calma i suoi due testimoni.”
“Ma la mia era solo una disquisizione ipotetica.” cercò di ribattere Lestrade.
“La carrozza che ci attende al portone la smentisce clamorosamente. Una discussione teorica può tranquillamente essere rimandata, mentre solo chi ha fretta trattiene un vetturino davanti alla porta.
Ma lei sta mostrando una tenace ed insospettata ritrosia a farmi cenno di cosa è successo, il che è una novità: ritengo quindi che l’intera situazione le appaia talmente assurda che si vergogna a chiedere il mio aiuto. Ma lei sa benissimo quanto io apprezzi tutto ciò che esula dal comune e che sconfina nello straordinario e nel grottesco e un caso del genere ha tutta l’aria di poter essere di estremo interesse. Non una parola ispettore,” aggiunse vedendo che l’altro cercava di intervenire a sua volta “non una parola. Lei è riuscito a risvegliare la mia curiosità e non poteva trovare invito migliore. Forza, partiamo.”


L’entusiasmo di Holmes, come sempre in questi casi, fu tale da vincere ogni nostra riluttanza così che in pochi minuti, dopo aver affidato ad un fattorino due righe frettolose per mia moglie, mi trovai coi miei compagni a bordo della carrozza, muovendoci in direzione di Whitechapel.

Dopo aver dato le opportune istruzioni al cocchiere, Lestrade cominciò a sfogliare il suo blocco, dove con ogni probabilità aveva raccolto qualche frettoloso appunto. “Cominciamo dal principio. Dieci del mattino: il poliziotto di ronda su Cheapside sente un forte tonfo e delle grida che provengono da una via laterale. Arriva sul posto e trova il corpo di un giovane riverso a terra. Numerose ferite ed ecchimosi sul corpo. La scena è letteralmente coperta di vetri. Il poliziotto guarda verso l’alto e si accorge che appartengono ad una finestra del quinto piano che appare sfondata, come se avesse ricevuto uno o più colpi violenti dall’interno.”

L’ispettore si fermò un attimo, come a darci il tempo di poter intervenire. Poi riprese “Abbiamo identificato la vittima come James T. Moloney, 34 anni; irlandese di nascita, risiede a Londra da quasi due anni e lavora come assistente contabile presso gli uffici del palazzo, una filiale distaccata della Coxon & Woodhouse. Portava con sé del denaro sciolto, per poco più di una sterlina. Più interessante invece il contenuto del suo portafoglio, un oggetto in cuoio dall’aria costosa, personalizzato con le iniziali J. M. impresse all’interno. Vi abbiamo trovato tre titoli ferroviari della London and North Western Railway, ciascuno del valore nominale di 500 sterline.”
“Una cifra elevata per un giovane contabile. Chissà perché portava con sé tutto quel denaro…” mi trovai a riflettere.
“Il problema era che non avrebbe dovuto affatto averli con sé. Questi titoli sono in realtà di proprietà della Coxon & Woodhouse ed il giovane, approfittando senza dubbio delle possibilità di movimento connesse ai suoi doveri professionali, se ne è impadronito, con l’evidente intenzione di rivenderli.”
“Un ladro quindi.” esclamai indignato.
“Questo è indubbio. In ogni caso dopo che sono arrivati i rinforzi, l’agente è salito al quinto piano dove ha trovato il direttore di guardia alla porta dello studio. Una porta chiusa a chiave, badate bene, tanto che il mio uomo ha dovuto sfondarla per poter entrare. Nella stanza non c’era nessuno ed era tutto in perfetto ordine, se si eccettua ovviamente la finestra che, possiamo confermarlo, era stata sfondata dall’interno. Durante la sua deposizione il direttore ci ha comunicato che lui stesso si era accorto di alcune sottrazioni di denaro; aveva quindi avvisato i suoi superiori e organizzato un controllo contabile che si sarebbe dovuto realizzare proprio quel pomeriggio.”
“Lei quindi sospetta che il contabile, avendo saputo in qualche modo di questa revisione, in un impeto di panico abbia preferito togliersi la vita per evitare di affrontare le conseguenze delle sua azioni.”
“Tutto starebbe a far supporre questo.” mi rispose Lestrade.
“E dove sarebbe il problema?” chiesi allora.
“Il problema in effetti è molto semplice. Ha presente la stanza da cui si è buttato Moloney?”
“Certo. Una stanza vuota, mi ha detto. Il che esclude che qualcuno l’abbia spinto di sotto. È per questo che abbiamo sempre parlato di suicidio no?” risposi.
“Ah dottor Watson. La stanza era vuota, glielo posso assicurare.” poi, dopo una breve pausa, l’ispettore riprese” Anzi, alle nove una dattilografa, che era stata chiamata per realizzare alcuni lavori, c’è entrata per sbaglio e ci ha confermato che non c’era nessuno. Da quel momento in poi, fino al suicidio, la porta è stata sorvegliata, senza interruzioni.”
“Una conferma in più quindi” aggiunsi, non riuscendo a capire dove si nascondesse il problema. 
“Mio caro Watson” disse Holmes, parlando per la prima volta da quando eravamo partiti di casa” Davvero non si rende conto? Una testimone, immagino in buona fede, ha dichiarato espressamente che alle nove non c’era nessuno. E se da quel momento in poi l’unica porta è stata sotto costante controllo, il punto non è capire se e come il fu James T. Moloney si sia suicidato, quanto come possa essere entrato in quella stanza per poi buttarsi di sotto.”

Rimasi senza fiato: il punto mi era completamente sfuggito.

“Caro Lestrade, mi congratulo con lei. Il suo caso ha dello straordinario.” continuò Holmes, con gli occhi che brillavano per l’eccitazione procurata da questa nuova sfida intellettuale “Edgar Allan Poe una volta ha svelato il mistero di un omicidio compiuto in una camera chiusa e anche io e Watson, nel nostro piccolo, ci siamo trovati alle prese con qualcosa del genere. Ma mai nella mia carriera ho incontrato un suicida così discreto da essere addirittura invisibile.”


INDIZI:

LOCATION:

Strisce nere: scale.
X: corpo
Pallino blu: capo.
Pallino rosa: dattilografa.
Pallino rosso: fattorino.

1) Sala della segretaria del capo. Inoccupata. Scrivania con dei fogli sopra, con alcune transazioni commerciali di scarsa importanza. Un quadro con raffigurato una brutta copia del concerto campestre del Louvre.

2) Sala del capo. Porta in legno di quercia, tappeto di lusso, due sedie, una davanti ed una dietro ad una scrivania. Sala insonorizzata La finestra ha infissi semi-socchiusi e bloccati con un meccanismo a scatto di cui non si trova la chiave; il passaggio è largo al massimo 4 cm. In questa stanza si trovava il capoufficio, intento a battere a macchina.

3) Sala di attesa. Porta in legno con tre sedie in legno e un tavolinetto. Un dipinto di scarso pregion con scena di caccia.

4) Sala del suicidio (ufficio del morto). Una stanza con una scrivania, una sedia e delle scansie con all’interno documenti contabili. Due dipinti di artisti scozzesi con scene di caccia alla volpe.

Sulla scrivania un testo con inchiostro fresco (risalente a meno di un’ora prima) con su scritto in caratteri stenografici “Dolente di dover comunicare che è impossibile continuare così. Le circostanze sono tragiche e non lo permettono. Ritengo sia meglio uscire di scena in maniera definitiva.” Nessuna firma.

5) Sala da riunione. Vuota al momento dell’evento, non utilizzata da settimane. Un lungo tavolo con 8 sedie in legno massiccio. Ritratto del capoufficio presente al muro. Due macchine da scrivere su tavoli laterali. Qualche foglio con transazioni di due settimane prima ancora presenti. Una penna con inchiostro presente. Porta chiusa a chiave.

DEPOSIZIONI:

  • Capo: l’impiegato (il morto) era arrivato abbastanza tardi quel giorno (h. 9.00 ca). Era rimasto in ufficio a lavorare e ad annotare alcune transazioni commerciali. Lo aveva incontrato a girovagare nei corridoi (h. 9.20) e gli aveva detto di tornare in ufficio a continuare. L’impiegato era entrato in ufficio davanti ai suoi occhi.
    Il capo poi è tornato nel suo ufficio ed rimasto lì in ufficio tutto il tempo. Quando ha sentito i vetri infrangersi ha pensato che fosse successo qualcosa. E’ uscito dalla stanza, ha incontrato il fattorino e l’ha mandato a chiamare un medico che si trovava due piani sopra, dicendo che sospettava che qualcuno fosse caduto o si fosse fatto male. Poi avendo un problema alla gamba, ha mandato la dattilografa a vedere sotto. Quindi si è messo sul corridoio ed è rimasto lì fino all’arrivo della polizia.
  • Dattilografa: Era stata chiamata alle 9.15 per un lavoro abbastanza urgente. L’avevano lasciata nella sala d’attesa (3) con la porta aperta; alle 9.40 aveva pensato di andare a chiamare il capo per chiedere se poteva far qualcosa. Aveva bussato alla porta della stanza (4) e non sentendo nessuno, aveva provato ad aprirla. Era vuota. Uscendo aveva incontrato l’impiegato che le aveva suggerito di aspettare all’interno perché il capo sembrava di cattivo umore e non voleva essere disturbato e che gli avrebbe ricordato lui la sua presenza. Lei poi è rimasta tutto il tempo nella stanza con la porta aperta e può giurare che non è passato nessuno.
  • Ha sentito il suono dei vetri; è uscita ed ha incontrato il capo che ha mandato il fattorino a cercare un medico e poi lui l’ha mandata a vedere cosa fosse capitato.
  • Fattorino: arrivato alle 9.50. Le istruzioni ricevute dicevano di aspettare in cima alle scale fino alla chiamata e di aspettare una lettera poi da consegnare. Allegata una sterlina di pre-pagamento. Lui ha eseguito. Quando ha sentito i vetri infranti ha visto il capo uscire dal suo ufficio e andare a provare ad aprire la porta della stanza 4. Non riuscendo gli ha detto di andare a chiamare il medico tre piani più sopra. Non l’ha trovato e quindi ha provato al piano sotto e l’ha trovato al terzo tentativo.