Smettere e iniziare. Smettere qualcosa che facciamo da tempo e non ci convince più. Iniziare qualcosa che fino ad oggi non siamo riusciti a provare, conoscere, gustare. L’elenco dei propositi del nuovo anno ha molto a che fare con le nostre debolezze e i nostri desideri. E allora basta con le stroncature piene di sarcasmo sull’inutilità di questa lista, con gli inviti a riprendere in mano quella dell’anno scorso e i moniti sui rischi depressivi da obiettivi mancati!
La dieta abbandonata, la palestra frequentata solo la prima settimana, le sigarette… secondo le statistiche l’80% dei nostri propositi svanirebbe entro i primi mesi dell’anno. Eppure, come direbbe Leopardi, l’anno prossimo saremo ancora tentati dal venditore di almanacchi: più movimento, meno cibi grassi, meno sprechi.
Uno studio del 2012 di Robert Letzler della Federal Trade Commission e Joshua Tasoff della Claremont Graduate University ci aiuta a capire perché:
i due economisti hanno dato ad un gruppo di persone la possibilità di guadagnare 20 $ in cambio di un impegno futuro a fornire alcune informazioni su se stesse nei mesi successivi. La risposta concreta dei partecipanti all’esperimento è stata deludente: molti, anche sapendo della possibilità del premio, non hanno rispettato la scadenza; ce l’ha fatta il 50% in meno, nella realtà, rispetto alle adesioni di partenza.
A questo punto, Letzler e Tasoff hanno ripetuto l’esperimento e avvisato un gruppo ristretto di persone: ‘attenzione: altri come voi erano convinti di farcela, ma pochi, poi, hanno tenuto fede all’impegno’.
Risultato, pochi partecipanti hanno cambiato idea sulle propie chances di arrivare ai famosi 20$.
Ad un altro gruppo di persone, Letzler e Tasoff hanno ricordato poco prima la scadenza imminente, un po’ come la lettera dell’assicurazione che ci ricorda della polizza da rinnovare. Ma anche in questo caso, poco è cambiato nel comportamento degli interessati.
Ad un terzo gruppo, Letzler e Tasoff hanno offerto i famosi 20$ eliminando l’obbligo per gli interessati di stampare e presentare una sorta di autocertificazione. E ha funzionato: “rendendo le cose più facili, sono aumentati i tassi di ricompensa di circa il 20%”.
Insomma, per aumentare le chances di successo, semplificare aiuta. L’esempio classico è quello dell’obiettivo ambizioso diviso in tappe, traguardi parziali: concentrarsi sul bersaglio più vicino aiuta a centrare quello più lontano. Altri studi mostrano che in alcuni periodi dell’anno, a Capodanno ad esempio, il nostro ottimismo, le nostre speranze o ambizioni, sono più grandi: è la magia della partenza, della novità attesa, dell’ignoto.
In fondo, lo riconosceva perfino il passeggere del Leopardi al venditore di almanacchi:
“Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?”
Illusioni, per il pessimismo leopardiano; sovrastime ottimistiche e irrazionali per gli economisti; umane debolezze che nascondono insoddisfazione, frustrazione e invidie, per gli psicologi.
Ma a ben guardare, il fascino irresistibile della ripartenza, del provarci, del foglio bianco da scrivere è… anche il motore che ci apre al nuovo, agli altri, ai cambiamenti. L’ ‘inutile’ lista di propositi per l’anno nuovo, insomma, se non esageriamo, è una molla che ci aiuta a vivere meglio.
Time magazine azzarda alcune istruzioni per l’uso:
contenere le promesse a se stessi entro limiti ragionevoli (anche se l’anno nuovo sarà fantastico, inutile esagerare con mille obiettivi. Metter giù qualcosa di scritto ci aiuterà a essere realistici);
coinvolgere un amico (ci spronerà e ci ricorderà il proposito di inizio anno quando vorremmo dimenticarlo);
non perdere fiducia in caso di insuccessi di tappa.
Ultimo, ma non meno importante: tirare fuori le reali motivazioni dietro all’obiettivo dell’anno. Forse non tutte sono così chiare, una spolveratina non fa mai male e aumenta le possibilità di farcela.
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