
Lego, ritorno al futuro
La rinascita dei mattoncini
C’è il Globe Theatre, il London Eye e il Big Ben. Se passate a Londra in questi giorni e il pensiero del Natale vi ricorda la gioia di una scatola di Lego aperta sotto l’albero, andate a Covent Garden. Troverete 14 attrazioni della città riprodotte con 120mila mattoncini e ‘intrappolate’ in un’enorme palla di vetro con tanto di neve che cade. Per costruirle un archistar Lego, Duncan Titmarsh, ci ha messo più di due mesi. L’anno scorso si era inventato un calendario dell’avvento da 600mila pezzi e a St Pancras Station aveva tirato su un albero di natale niente male.
L’albero di Natale Lego
Chissà se dopo aver visto questi capolavori su Youtube, Facebook, Twitter o Istagram qualcuno in Cina proverà a costruire qualcosa di più grandioso, spettacolare e sorprendente. Perché la rinascita di Lego, che qualche anno fa davanti all’incedere dei videogiochi sembrava condannata all’oblio e alla nostalgia dei quarantenni, deve molto alla nuova middle class cinese. E’nelle metropoli cinesi che le vendite di Lego sono cresciute del 70% negli ultimi mesi, spingendo l’azienda al secondo posto dopo Mattel nella classifica mondiale dei produttori di giocattoli.
L’anno del Lego, spiega il Newyorker, si fonda sull’aumento della domanda di giochi creativi in Asia: è il potenziale istruttivo dei mattoncini che conquista non solo i cinesi ma anche i coreani, tanto che Lego ha una quota di mercato a Seul maggiore che a Copenaghen. Per crescere ancora, Lego non può non pensare a un’altra fabbrica di mattoncini proprio in Cina, la fabbrica di giocattoli del pianeta: i costi sul mercato asiatico potrebbero diminuire del 20%.
L’aspetto interessante della nuova epoca d’oro di Lego è che la rinascita è sì basata su alcune astute operazioni di marketing, che hanno portato nel mondo dei mattoncini le astronavi di Guerre Stellari, Harry Potter, gli eroi Marvel e allo stesso tempo i personaggi Lego nei videogiochi. Lego ha saputo innovare tornando all’idea originaria del gioco: riprodurre scenari reali o fantastici a partire da elementi modulari declinati in un’infinita varietà di colori, taglie, forme. Lego ha il cuore del Meccano, la fantasia dei cartoni animati e le infinite possibilità di Barbie o Playmobil: è la scatola per costruire il Big Ben o la cuccia per cani e gatti di Friends.
Domani a Knoxville, in Tennessee, più di 100 studenti delle scuole medie si troveranno alla Hardin Valley Academy per le eliminatorie del torneo di Lego: in poche ore dovranno costruire un piccolo robot adatto a risolvere una situazione data. La gara è sponsorizzata dall’Oak Ridge National Laboratory e dall’Università Tennessee Tech. E così in Florida, dove una ong ha organizzato un piccolo campionato, questo weekend, la Lego Students League, per ragazzi dai 9 ai 14 anni. Forse non sarà vero per tutti che “la strada dai Lego a Ingegneria inizia qui”, come scrive il Tampa Bay Times, ma il valore didattico dei mattoncini è acclarato da studi, test, saggi.
Ma come mantenere una crescita del giro d’affari che nel 2012 è stata del 25% e un utile netto del 35%? Il marketing non basta, servono idee. E per selezionare chi le tirerà fuori, alla Lego vogliono vederli all’opera: dopo test e colloqui via Skype, una ventina di candidati rimasti sono stati invitati a Billund, un paesino della Danimarca. Qui, mattoncini sul tavolo, devono illustrare i loro progetti ad alcuni senior designer Lego. “Ci faccia vedere cosa farebbe lei, con questi pezzi”, una delle prove a cui sono sottoposti gli aspiranti designer Lego. Appeal della costruzione, edificabilità, numero di pezzi impiegati e ‘riciclati’… il cammino per arrivare a ‘firmare’ una scatola Lego che arriva sugli scaffali non è dei più semplici, racconta il Wall Street Journal.
Allenarsi con i mattoncini, in ogni caso, può rivelarsi utile anche a chi non vede il suo futuro in Lego: sempre più spesso percorsi di selezione e formazione del personale, in aziende medio grandi, includono prove di team building e stress test con i Lego.
Email me when pchapeaux publishes or recommends stories