​La fabbrica del turismo nella città d’a​​rte: il caso Firenze​ Dal 21 ottobre allo Spazio Inkiostro

Per Unaltracittà
Oct 2, 2017 · 3 min read
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​Il turismo non è solo bancarelle e code ai musei. È molto di più: un’industria e un sistema di governo del territorio, che arriva a plasmare le città e il territorio circostante.

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Nella città d’arte per eccellenza che è Firenze, come nel distretto industriale circostante che ne serve le boutiques, quotidianamente con le trasformazioni indotte dal turismo. Tutto ne viene toccato: dal prezzo degli affitti alle trasformazioni urbanistiche, dalla qualità del lavoro alle condizioni di vita dei lavoratori, dalla concezione di “cosa è cultura” agli stili di vita.

A partire, il 21 ottobre, dal libro di Marco D’Eramo, Il selfie del mondo, ​indagine sull’età del turismo​, cercheremo di leggere cause ed effetti di questa trasformazione. E di capire cosa possiamo fare per non restarne schiacciati.

Programma

sabato 21 ottobre​, 16.30​
Il selfie del mondo, con la partecipazione di Marco D’Eramo, autore dell’omonimo libro

giovedì 9 novembre​, 18.00​
Vivere nella città vetrina. trasformazioni urbane e sociali

giovedì 23 novembre​, 18.00​

Il lavoro nel tempio del turismo di massa. Fra lustrini e precarietà

martedì 5 dicembre​, 18.00​

Cultura usa e getta​​

martedì 19 dicembre, 18.00​​

Turismo di massa e città: da Barcellona a Berlino cosa si muove intorno a noi

Tutti gli incontri si terranno allo Spazio InKiostro in via degli Alfani 49 a Firenze


Perché InKiostro

Il centro di Firenze è stato progressivamente svuotato del suo tessuto sociale originario per costruire una città vetrina. Al turista si offre quello che potrebbe trovare a casa sua: hotel, boutique, locali costosi. A chi vive quotidianamente il centro non è data nessuna possibilità se non quella di adeguarsi agli standard vigenti o sentirsi costantemente fuori posto. Lavoratori e utenti del settore pubblico e parapubblico sottoposti al ricatto costante dei tagli e delle esternalizzazioni; studenti medi e universitari privati di luoghi di socialità accessibili e popolari; lavoratori dei pubblici esercizi e del commercio, sui quali poggia l’immensa macchina del turismo, costretti ad oscillare tra lavoro nero e contratti precari; immigrati semplicemente ignorati nelle loro istanze più basilari, tenuti sospesi in un limbo di legittimità da una burocrazia tutt’altro che neutrale, criminalizzati e considerati ricettacolo di degrado da rimuovere.

Vogliamo riprenderci il diritto alla città, servizi pubblici funzionanti, quartieri a misura di chi li vive, condizioni di lavoro degne. Vogliamo farlo riaprendo fisicamente un pezzo del centro, sottraendolo alla mercificazione e all’invisibilità, trasformandolo in un luogo al servizio del quartiere, un luogo di dibattito, di incontro e di socialità.


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