La facevo un po’ più semplice, ma ignoranza mia.
Martino Pietropoli
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Leggendo alcune delle opere di cui ti parlavo (Girard in primis e la sua critica alle opere analoghe di Freud e Levi-Strauss) ci si confronta con i miti di fondazione tra cui quelli della Primavera Sacra. Tra i totem ancestrali c’era in primo luogo il divieto di incesto, da intendersi in senso lato: non ci si può accoppiare con le donne della tribù. Da qui “episodi” mitici come il ratto delle sabine, ecc.

Tutto pertanto lascia intendere che lo Stato primitivo fosse tutt’altro che la somma delle famiglie che lo componevano. E in questa ottica, la famiglia monogamica diventa la scelta evolutivamente più vantaggiosa sia dal punto di vista della stabilità sociale (il ché si riflette nel comandamento biblico “non desiderare la donna d’altri”, ad esempio, ma anche con una migliore educazione della prole) che culturale che biologico in quanto, regolamentando le discendenze, si evita il rapporto tra consanguinei e si irrobustisce il patrimonio genetico.

(Mettiamo da parte la visione per cui la monogamia risponda alla profonda natura dell’uomo, una natura talmente profonda che però necessità di tanto sforzo e tanto lavoro per essere educata e coltivata. È una mia convinzione ma, ribadisco, mettiamo il tutto da parte e ragioniamo semplicemente sul piano antropologico.)

P.S. io co’ ‘sto medium mi ci sto a taglia’. C’è un modo per vedere tutta la discussione? :-)

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