Due modi per la didattica, uno è sbagliato
Il primo modo, quello più diffuso e che fondamentalmente motiva i «tradizionalisti» a tenere lontana la formazione dalla scuola, consiste nel non ripensare mai la didattica, non ri-pensare il proprio ruolo e la propria professione secondo scenari e potenzialità contemporanee e a perpetrare e ripetere all’infinito i metodi che non hanno certo imparato all’università (che come risaputo non si occupa di queste cose) ma quelli che hanno vissuto in prima persona da alunni (quando erano studenti) molti anni prima: per dirla in una parola consiste nel restaurare e tra-mandare la didattica tradizionale.
Ad esempio:
il libro come replica perfetta della lezione frontale (e il contrario)
l’aula e la lavagna come luogo deputato all’istruzione
il registro come carota e bastone da impugnare corrugando più o meno le sopracciglia
e così via.
Insomma, avete capito.
Il secondo modo, appunto, consiste nel ripensare ruolo, metodi e struttura della Scuola, alla luce dello stato dell’arte della società, della pedagogia e del mondo in cui viviamo, oggi. Facile a dirsi. E infatti lo dico.
La tecnologia probabilmente non c’entra per nulla.
