La mia cartolina

Cara Franzisca,

a Monaco di Baviera, più precisamente nel quartiere di Schwabing, c’e la scuola di Filmografia e Pubblicità vicino alla Barerstraße. È un edificio enorme in cemento e nel lato verso la Gabelsberger Straße c’è il Museo Egizio Statale.
Non lontano l’Università per la Musica e il Teatro: un edificio imponente anch’esso che fu sede importante durante il nazismo e dove Hitler, Mussolini, Chamberlain e Daladier conclusero un trattato ricordato come la questione dei Sudeti. Hitler poteva annettere parte dei territori Cecoslovacchi di lingua tedesca con il consenso dei partner che firmarono il trattato.

Cara Franziska siamo sul retro della scuola, l’erba è appena tagliata e c’è un profumo magico intorno a noi. Tu sei molto dolce, hai i capelli chiari raccolti in una coda, gli occhi azzurri quasi verdi mi ricordano le biglie con cui giocavo a casa di mia zia, sul tappeto.
Sei timida quasi schiva e di fronte a me temi una qualche mia domanda. Poco lontano da noi c’è il Consolato Israeliano proprio in quello che fu il cuore del nazismo. Quante contraddizioni. Eppure è settembre, sei tornata a lavorare e il sole splende. Noi siamo all’ombra degli ombrelloni. Una breve pausa prima di ricominciare. Ti chiedo come è andata l’estate ma non rispondi. Temi le domande. Allora sono più delicato e accenno soltanto al riposo, ti sei riposata?
Ridi e sei ancora più bella. Poi annuisci due o tre volte, la testa su e giù ed esce uno sbuffo fra le labbra che ridono. Non conosco la tua malattia ma so che non parli che di rado. Vorrei strapparti qualche dolcezza e dirti che sei molto brava; che lavori molto e molto bene. Ma ti sorrido soltanto tenendo per me i miei pensieri. Però questa sera ti scrivo, questa cartolina è per te cara Franziska, ti arrivino in qualche modo le mie righe.
Un caro saluto da Milbershofen,

Tuo Daniele

Like what you read? Give Pgt Dnll a round of applause.

From a quick cheer to a standing ovation, clap to show how much you enjoyed this story.