Qualche breve pensiero sui talk show

Visto che nell’ultimo paio di giorni, dopo le parole di Renzi nel discorso post-referendum, si discute di nuovo dei talk show ieri sera (18 aprile 2016) ho guardato la prima ora di Piazzapulita.

In ordine cronologico i punti più importanti:

  • Servizio iniziale su come Casaleggio fosse un visionario ai livelli di Steve Jobs (immagino il prodotto di punta sia il ‘grillodrone’)
  • Freccero dice che Renzi fa, fa, fa (chiaramente è meglio non far nulla)
  • Di Battista ci informa che Renzi è il prestanome dei petrolieri (settimana scorsa era il prestanome dei banchieri)
  • Peter Gomez dice che bisogna abolire le lobby (che è un po’ come discutere del nulla assoluto)

Questo solo nella prima ora scarsa, e il tutto mentre si parla ancora di trivelle (!) come se il referendum non abbia già dato una risposta chiara riguardo la decisione degli italiani. Quello che non manca però è l’applauso scrosciante del pubblico per ogni frase ad effetto (soprattutto se scollegata dalla realtà e particolarmente priva di senso logico).

Ieri eravamo anche a livelli più alti del solito: non erano stati invitati come ospiti, per esempio, quegli intellettuali del grado di Venditti o Fedez (colui che mi ha fatto quasi diventare un fan convinto di Giovanardi).

Indipendentemente dalla fede politica, non è chiaro che questi show (da Piazzapulita a DiMartedì e Ballarò) sono pessima informazione? Sono programmi “autoreferenziali”, che non impiegano nessun minimo livello di fact checking e che dipingono a tavolino un paese che non esiste. Non li guarda nessuno (quando sono fortunati fanno il 5%) e il problema è chi critica i talk — non è forse il caso di fare un po’ di autocritica (consiglio anche per il caro Mentana)?