Cari comaschi, c’è un whistleblower qui?

Como è la mia città, ci sono nato, ci vivo e l’ho lasciata solo per alcuni periodi. Como è un posto strano, è una delle tipiche città che è difficile comprendere se non ci si è nati. È un posto di contrasti stridenti, ma generalmente molto migliore di come la dipingono i comaschi della mia generazione per primi.

A Como, tra gli altri, abbiamo un grosso problema e lo abbiamo ormai da diversi anni. Era il 2009 e sul lungolago venne costruito un muro alto due metri come parte del cantiere - aperto un anno prima - che avrebbe dovuto riqualificare la passeggiata e installare un sistema antiesondazione. Quel muro di due metri che toglieva totalmente la visuale sull’acqua era però solo la punta dell’iceberg di un progetto delirante, sbagliato e costosissimo che ancora ci portiamo dietro: il cantiere è bloccato da allora e fa brutta vista di sé dietro a delle palizzate di legno su cui ancora si vedono i rendering sbiaditi di come sarebbe dovuta diventare la passeggiata a lavori terminati. Per chi non conoscesse Como, si sta parlando di una’area lunga qualche centinaio di metri posta di fronte al centro storico.

Nel 2009, anche se il progetto ha una storia ben più antica che inizia con i fondi per l’alluvione in Valtellina stanziati nel 1990, siamo scesi in piazza in un paio di occasioni per protestare. Il muro è stato poi tirato giù del tutto, nel 2010. Ma il cantiere è rimasto identico a se stesso, bloccato. La giunta responsabile del progetto non è più in carica, quella che è seguita non ha risolto nulla e i comaschi non hanno più fatto niente. E il cantiere continua a esistere senza muoversi. L’attuale giunta si è vista bocciare dall’Anac il suo progetto e qualche giorno fa sono partiti gli avvisi di garanzia per membri dell’ex e attuale giunta, sindaco Lucini incluso. “Le ipotesi di reato sono violazioni alla normativa edilizia e paesaggistica e turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente”, scrive il Corriere della Sera. Forse non esiste la soluzione, se non azzerare tutto il progetto, di nuovo.

Il cantiere, visto da dentro, in una foto pubblicata da La Provincia di Como

Questa la situazione. Il punto, però, è che da quelle manifestazioni sono passati ormai sette anni e non è successo molto altro, nel tempo trascorso, per quanto riguarda la reazione della cittadinanza. Il cantiere è diventato una parte integrante della città e i comaschi si sono abituati speranzosi, come da tradizione. Ma dire che poco nella situazione attuale è chiaro è un eufemismo. Certo, c’è una dettagliata relazione di 50 pagine dell’Anac, ma più trasparenza sarebbe complessivamente auspicabile.

Quello che mi chiedo da tempo è se ci sia un whistleblower a Como pronto a portare in superficie alcuni elementi utili a capire qualcosa in più su come sia stato possibile arrivare fino a questo punto. Con whistleblowing, il termine non ha una traduzione italiana efficace, si intende l’atto di rivelare informazioni dall’interno di un’organizzazione nell’interesse pubblico. L’idea è quella di fischiare (“to blow”) dentro a un fischietto (“whistle”) per attirare l’attenzione attorno a qualcosa di irregolare e che sta accadendo in modo oscuro. Il caso Watergate è un caso di whistleblowing, per capirsi. Altri casi recenti e mondiali sono quelli di WikiLeaks o di Edward Snowden. Lo scandalo Fifa è nato anche con l’aiuto del whistleblowing. Ma ce ne sono molti altri su livelli meno alti, anche in Italia. Il whistleblowing è una pratica fondamentale per l’anti-corruzione, a qualsiasi livello.

C’è tra noi comaschi un whistleblower che possa aiutare a fare chiarezza, contribuendo con nuovi dati, informazioni o documenti? Sarebbe una risposta civica a una situazione ormai insostenibile e potrebbe contribuire a fare almeno un passo avanti. All’eventuale whistleblower comasco vorrei dire solo alcune cose: la prima è di fare attenzione. I whistleblower finiscono spesso vittime di mobbing, rischiano o perdono il posto di lavoro, finiscono alla berlina vittime di una cultura dell’omertà che avvolge ogni cosa in questo paese. Le leggi attualmente operative in Italia e che dovrebbero assicurare protezione a chi denuncia non sono sufficienti. Qualche passo avanti è stato fatto con il decreto approvato alla Camera qualche giorno fa, ma toccherà attendere l’opinione del Senato.

La seconda è seguire questi consigli di Transparency International Italia, una Ong internazionale che si occupa di trasparenza e lotta alla corruzione:

La terza cosa riguarda proprio il punto 2, “chiedere assistenza”, se le autorità preposte non ti avessero dato ascolto o per altri motivi. Il whistlebowing può essere facilitato da alcuni strumenti tecnologici che garantiscono a chi vuole denunciare più protezione e anonimato. Ci sono alcune organizzazioni che possono accogliere la tua segnalazione e riceverla nel modo migliore, perché sono preparate a farlo. Proprio Transparency International Italia ha il suo servizio Allerta Anticorruzione che ti consentirà di contattarli in modo protetto. Se vuoi parlare con la stampa, invece, ti consiglio di affidarti a Irpi, l’Investigative Reporting Project Italy, un gruppo di eccellenti giornalisti investigativi italiani che si sono dotati per primi della loro piattaforma per il whistleblowing, IrpiLeaks. E funziona. Anche il sito di giornalismo civico Cittadini Reattivi ha un servizio simile. Tutti usano GlobaLeaks, un software italiano open source che consente di creare delle piattaforme per il whistleblowing come queste.

Tutte queste persone potranno accogliere la tua segnalazione e lavorarci a dovere. Sarai da solo, ma loro potranno aiutarti. C’è bisogno di un contributo per liberare la nostra città da questo mostro lungo il lago. Il contributo che puoi darci ha due nomi: trasparenza e cittadinanza.

** Nota: questo post è stato modificato il 24/01, dopo la pubblicazione, per un errata contestualizzazione dei fatti relativi al segreto posto momentaneamente sui documenti Anac nel 2015. Non essendo corretto, quel passaggio è stato rimosso. Me ne scuso coi lettori **