Hamed Hamadi e la storia di Venezia

“E ricordiamoglielo al mondo chi eravamo e che potremmo ritornare”

In pochi sanno che la storia di Venezia è una storia di accoglienza e inclusione di culture diverse e lontanissime. Pochi sanno che quando tutto il mondo scacciava gli Ebrei i veneziani li accoglievano e davano loro ospitalità; che quando la Serenissima Repubblica lottava contro i turchi manteneva in città un fontego dei turchi (l’attuale Museo di Storia Naturale), dove i commercianti di quella parte del mondo trovavano ospitalità e scambiavano le merci. 
Molto spesso la gente queste cose se le dimentica, e non dovrebbe. Poi arriva Hamed e sconvolge l’ordine costituito e dà vita ad una storia bellissima che vi andiamo a raccontare.

Hamed Hamadi è nasce in Afghanistan e nel 2006 arriva a Venezia a presentare Maama, Buddha, la ragazza e l’acqua del regista Mohammad Haidari. Il film non piace per nulla a chi comanda in Afghanistan e i capi del paese prendono provvedimenti. Hamadi non può tornare nel suo paese: all’epoca ha 25 anni e fa richiesta di asilo politico in Italia. Trascorre così 8 mesi nel Centro di Accoglienza Richiedenti Asilo di Tessera (sempre in provincia di Venezia). Hamed è intelligente, ha voglia di impegnarsi e i responsabili del CARA gli chiedono di diventare un mediatore culturale per i tantissimi giovani che dal medio oriente arrivano in Italia.

“La maggior parte dei profughi non può permettersi di affrontare questo viaggio in una volta sola. Molti si fermano lungo il tragitto, chiedono appoggio a parenti e amici e lavorano per un periodo” ha spiegato Hamadi al FattoQuotidiano. Molti di loro trovano impiego nelle cucine di ristoranti lungo il tragitto dal medio oriente all’Italia, incontrando — e talvolta contaminando — le ricette dei paesi che li ospitano. Mentre lavora come mediatore culturale chiede ai ragazzi di raccontare il loro viaggio attraverso il cibo. Raccoglie così 60 ricette, ma la vita gli riserva una sterzata. Viene assunto come giardiniere tirocinante al Guggenheim di Venezia, sul Canal Grande. Ed ecco che il vissuto, la storia di Hamed incontrano la città di Venezia con la sua di storia fatta di accoglienza, di tradizionali relazioni con l’Oriente e di inclusione.

© D — La Repubblica

Al Cara di Tessera Hamadi aveva conosciuto altri richiedenti asilo tra cui Hadi Noori e Ali Khan Qualandai: loro, al contrario di Hamed, il viaggio della speranza lo hanno fatto per intero. E sono loro tre che hanno l’idea di utilizzare le 60 ricette raccolte da Hamadi e di creare un ristorante.

Cannaregio è il quartiere del Ghetto, il primo al mondo. Qui Hamed e soci trovano una vecchia gastronomia che sta per chiudere in Rio Terà Farsetti e aprono Orient Experience: delle 60 ricette raccolte a Tessera Hamadi e soci ne elaborano — contaminando e incrociando ricette storie e sapori — una quindicina, che diventano il menù del locale, in cui tutti i dipendenti sono richiedenti asilo.

© D — La Repubblica

I veneziani, in fondo, sono gente per bene: ricordano la loro storia, di quando le navi cariche di spezie seguivano la rotta che oggi seguono migliaia di disperati. E capiscono che in fondo Orient Experience rappresenta l’essenza autentica della città lagunare e la miglior ode alla sua storia.

«Nel menù c’è il sapore di casa mescolato a quello dei paesi in cui siamo stati — spiega Hamadi a La Repubblica — è per questo che piace, che la gente ci viene. Perché noi raccontiamo la nostra storia che è comune a quella di moltissimi altri. Le memorie dei padri e quelle dei gusti scoperti durante il cammino». «Lavoravamo 10 ore al giorno ed eravamo tutti sempre dentro — spiega Alì — raccontavamo a tutti i clienti il nostro progetto». «Tutti mi dicevano di lasciar stare — racconta Hamed— dicevano che a Venezia non c’è mercato per queste cose, che i veneziani, troppo orgogliosi del loro cibo sono razzisti verso il cibo “diverso”. Ma ci abbiamo provato comunque. E oggi l’80% di clientela è veneziana».

Orient Experience II — Campo Santa Margherita | © forsesipuòfare

Nasce così l’idea di avvicinarsi al cuore di Venezia, non la venezia mordi e fuggi dei croceristi e delle pizze surgelate, ma al cuore della movida universitaria, quel Campo Santa Margherita dove gli unversitari da tutto il mondo convergono per fare festa e bere uno spritz in compagnia. Nasce così Orient Express II nei pressi del bellissimo campo. Basterebbe questo perché la vicenda di Hamadi si trasformi in una storia esemplare, ma non è finita qui.

Il team di Orient Experience infatti non si è fermato. Consapevoli che le rotte migratorie provengono anche dall’Africa e arrivano anche quelle in Italia, Hamed, e i suoi soci Sarah Grimaldi, Mandana Nedimi, Alì Khan Qualandari, Hadi Nooi, Mohammad Dalas e Alì Rezai hanno aperto Africa Experience, in calle Lunga San Barnaba. Stessa formula degli altri due ristoranti, ma ricette, storie, sapori e contaminazioni provengono da un’altra rotta. Ma la storia dentro la storia è la decisione di organizzare il Refugee Masterchef, un concorso di cucina dedicato agli ospiti dei centri di accoglienza del Veneto. Il vincitore ha diritto di sostenere uno stage presso uno dei tre ristoranti del gruppo, e se dimostra il suo valore, anche di essere assunto. Alganesh, ragazza etiope vincitrice della scorsa edizione, oggi lavora nella cucina dell’Africa Experience.

Questa storia, significativa di per sé, credo acquisti ancora maggior significato e rilevanza perché accade a Venezia, che come ho detto in apertura ha una lunga, lunghissima tradizione di accoglienza e inclusione. Perché credo che Venezia sia una delle città più cosmopolite d’Italia: studenti da tutto il mondo, ricercatori, appassionati d’arte, scrittori da ogni angolo del mondo ed è bello vedere come qui accadano certe storie che toccano.

Anche perché come ha detto Sarah, socia nonché fidanzata di Hamed, «Io sono di Roma ma ormai Venezia per noi è casa. Non potremmo vivere altrove».

GRAZIE RAGAZZI, SONO QUESTE LE STORIE DI E SU VENEZIA CHE VOGLIAMO LEGGERE.

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