I migliori libri musicali che ho letto

Una classifica personale, e molto opinabile

Sto leggendo l’autobiografia di Johnny Marr, da poco pubblicata, e siccome mi sta piacendo molto ho fatto mente locale su quali libri musicali ho letto che mi sono piaciuti di più ed ecco la classifica, divisa in fiction, non-fiction e libri fotografici.

FICTION

  1. John Niven — Kill your friends

Humor nero, battute fulminanti e un epoca (a metà anni 90) che musicalmente mi ha sempre affascinato tantissimo. L’ho letteralmente divorato, benché l’abbia letto in inglese. È molto scorrevole e piacevole da leggere. Succede di tutto al suo interno, ma la cosa più bella è la descrizione del mondo delle case discografiche, inglesi (ma penso che funzioni più o meno così ovunque) nel pieno della sbornia collettiva passata sotto il termine britpop. Non è mai stato tradotto in italiano, che io sappia, purtroppo.

2. Nick Hornby — Alta fedeltà

Il libro che ha formato la mia giovinezza, ha indirizzato la mia passione per la musica e fatto nascere il mio amore per Nick Hornby. Un libro che tutti dovrebbero leggere almeno una volta nella vita, se non di più. Letto sia in italiano che in inglese, rimane uno dei libri più belli su cui abbia messo le mani. Non mi esprimo sul film che ne è stato tratto, che credo di non aver mai visto e che boicotto a prescindere per la scelta discutibile di ambientarlo negli USA invece che nel Regno Unito.

3. Joseph O’Connor — Il Gruppo

Si tratta di un romanzo sulla nascita e la fine di un gruppo musicale nella Inghilterra dei 70s e 80s. A me ha ricordato tantissimo la storia degli Smiths, anche se non si tratta di una biografia. Da segnalare la notevole iniziativa della casa editrice Guanda che nell’e-book del libro ha allegato la playlist di spotify con i brani citati nel racconto.

NON FICTION

  1. James Nice — Shadowplayers. The Rise and Fall of Factory records

Si tratta della più completa, documentata ed esauriente storia della Factory Records che penso sia stata pubblicata. Io per la casa discografica fondata da Tony Wilson ho una autentica venerazione, che la lettura di questo libro ha contribuito ad aumentare. Minuziosa, ben scritta, con testimonianze di prima mano, l’ho letta in inglese perché — purtroppo — non è stata ancora tradotta in italiano.

2. Peter Hook — Haçienda. How not to run a club

L’Haçienda di Manchester è stato uno dei locali più importanti del mondo. Creata dalla Factory Records (vedi sopra) e dai membri dei New Order (di cui Peter Hook è stato membro attivo) ha ridefinito un’epoca, quella della cosiddetta Second Summer of Love. In questo libro Peter Hook, con il suo stile distintivo e molto pungente, racconta la perenne lotta tra il mantenere in vita l’Haçienda e i problemi di denaro che la proprietà doveva affrontare. L’affresco, molto ironico, che ne esce dipinge molto bene una stagione irripetibile e la legittima soddisfazione di chi, quel periodo, ha contribuito a crearlo.

3. Daniel Rachel — Isle of Noise. Conversation with Great British Songwriters

Si tratta di interviste condotte dall’autore con i più grandi musicisti britannici della storia: il filo conduttore è il processo artistico che porta alla composizione di un brano musicale. Interessante e profondo, mai banale.

FOTOGRAFICI

  1. Kevin Cummins — Joy Division

Non solo un libro, non solo fotografie, ma una testimonianza per immagini dell’anima tormentata di Ian Curtis, cantante e leader dei Joy Division, morto suicida nel 1980.

2. Ian Tilton — Set in Stone. Ian Tilton’s Stone Roses photographs

La mia band preferita, fotografata dagli albori della carriera fino al successo. Un documento straordinario per chi, come il sottoscritto, era troppo giovane per avere una coscienza musicale formata.

3. 1 Top Class Manager — The Notebook of Joy Divison Manager

Pochi sanno chi è Rob Gretton, e questo libro cerca (riuscendoci) a mettere in luce il suo ruolo come manager dei Joy Division prima. Ci sono tanti documenti inediti e belle foto.

Fuori Classifica:
Matthew Robertston — Factory Records. The complete graphic album

Un libro che percorre con una quantità impressionante di foto l’identità grafica della Factory Records, tra copertine di album, loghi, carte intestate, strenne natalizie, poster. Sullo stesso tema da segnalare anche “Designed by Peter Saville”, una raccolta di lavori del grafico che ha definito lo stile di una generazione.