Piccoli Trump crescono

Luigi Brugnaro, sindaco.

Roberto Ferrucci è tante cose: principalmente è uno scrittore (Giocando a pallone sull’acqua, Andate e ritorni, scorribande a nordest, e Pane e Tulipani il libro ispirato dall’omonimo — bellissimo — film di Silvio Soldini di cui Roberto ha curato le location nella città lagunare); è traduttore; è insegnante di scrittura creativa presso l’Università di Padova e anche a Parigi.

Maurizio Dianese è uno dei migliori giornalisti ancora attivi che scrivono di e in Veneto. Riporto da wikipedia, di modo da essere imparziale.

Dopo un’iniziale collaborazione con il Secolo XIX di Genova e l’Ora di Palermo, ha contribuito nei primi anni ottanta alla creazione dei servizi giornalistici di Radio7 e dell’allora nascente Televenezia e in seguito di Antenna 3. A metà degli anni ’80 è stato assunto al Mattino di Padova e poi alla Nuova Venezia prima di entrare a far parte dell’organico del Gazzettino di Venezia, dove tuttora lavora, occupandosi di numerose inchieste sulla realtà locale. Maurizio Dianese ha inaugurato e sviluppato una modalità di indagine sui fatti malavitosi del Nordest che mette insieme il punto di vista degli investigatori con le interpretazioni e le spiegazioni dei diretti interessati e cioè dei banditi, per offrire ai lettori una conoscenza in presa diretta e il più possibile aderente alla realtà del fenomeno banditesco nel Nordest. Famose le numerose interviste a Felice Maniero e a Silvano Maritan, due boss della malavita organizzata locale e rimane scolpita nella storia recente il racconto della figura di Vincenzo Pipino, il re dei ladri veneziani. Rispettato da criminali e carabinieri, da poliziotti e magistrati, Dianese è oggi il più autorevole esperto di fatti di malavita nel Nordest. Molte sue inchieste sono sistematicamente saccheggiate da tanti “esperti” improvvisati che si limitano a ricopiare i suoi scritti. Dianese è l’unico giornalista, infatti, che ha analizzato e seguito la nascita e lo sviluppo di quella che avrebbe acquisito grande notorietà come la “Mala del Brenta”, divenendo profondo conoscitore delle modalità di penetrazione nel tessuto sociale della criminalità organizzata autoctona e di quella importata tramite i cosiddetti “soggiornanti obbligati”, condannati per camorra e mafia, con obbligo di residenza nelle città del Nord Italia.

Dianese pubblica un articolo dal titolo “Cosa Nostra punta sul Tronchetto ma ci sono anche i mestrini”, uno dei tantissimi articoli che il giornalista ha scritto per denunciare il malaffare che ruota attorno alla “cerniera” tra Venezia e la terraferma: motivo del contendere, la costruzione della caserma dei carabinieri al Tronchetto, un gesto che potrebbe almeno simbolicamente rappresentare la presenza dello stato in una zona che vede contrapposta la malavita locale e le organizzazioni criminali più grandi, pronte a farsi la guerra per la gestione soprattutto del flusso di gente che arriva a Venezia via macchina.

La delibera per la caserma è stata approvata ancora ai tempi del Commissario Zappalorto e fa parte di una Convenzione tra Comune e privati per il riordino del tronchetto. Questa Convenzione non è mai stata portata né in Giunta né in Consiglio comunale e dorme nei cassetti del Comune […] Va detto che la storia del sindaco che non voleva più fare la caserma era saltata fuori in seguito ad un incontro avvenuto un anno fa proprio tra Brugnaro e i vertici della V3, la società che ha la proprietà dei terreni del Tronchetto. Il sindaco in quella occasione aveva chiarito di preferire la monetizzazione dell’intervento, pari ad un paio di milioni di euro. Peraltro questa intenzione del sindaco era stata recepita a tutti i livelli, in Comune e all’Actv e confermata fino ad oggi dai funzionari del Comune nelle riunioni che si sono susseguite nel tempo con V3. Pare evidente che in tanti hanno mal interpretato il pensiero del sindaco.
(dall’articolo di Dianese sul Gazzettino)

Il sindaco Brugnaro, dal canto suo, rientrando da un viaggio di affari (affari propri delle sue aziende) in Brasile, legge l’articolo di Dianese e affida la controreplica ai social network:

Non vi ricorda qualcuno?

Potrei andare avanti per intere pagine: Brugnaro non entra nel merito dell’articolo di Dianese, ma twitta una accusa pesantissima dimenticandosi in un colpo solo della gravità delle sue parole e del ruolo che ricopre. Proprio un piccolo Trump di provincia, anche lui proveniente dal mondo dell’imprenditoria, anche lui eletto dai cittadini ad un ruolo che sta dimostrando, con parole e fatti di non meritare.

E Roberto Ferrucci cosa c’entra? Lui ha scritto, in questo post, delle parole che ritenere condivisibili è poco (le frasi in grassetto sono mie):

Tutti sanno quel che penso di questo Luigi Brugnaro (ho iniziato a scriverne fin dal primo giorno in cui ha deciso di candidarsi) diventato in qualche modo sindaco della città più bella del mondo. Lo trovo inadeguato per mille motivi, dannoso per mille altri, capace di dare il colpo di grazia a una Venezia che da tempo sembra aver preso una deriva ineluttabile. Ho scritto anche di essere stanco di doverlo incalzare ogni volta che fa o dice qualche sciocchezza. Abbiamo tutti di meglio da fare. Solo che poi a volte non puoi far finta di niente, e questa è una di quelle. Questa volta è doveroso dimostrare a Maurizio Dianese tutta la solidarietà e l’amicizia che merita da sempre.
Like what you read? Give Pietro M. a round of applause.

From a quick cheer to a standing ovation, clap to show how much you enjoyed this story.